Nikki Haley scivola sulle origini della guerra civile: non pronuncia mai la parola “schiavitù”
di Anna LombardiScivolone di Nikki Haley, unica candidata donna in corsa per la Casa Bianca nelle file dei repubblicani, in quel New Hampshire che è il primo stato dove si terranno le primarie del partito fra due settimane e dove cresce nei sondaggi, seconda ormai solo a Donald Trump: favorita com’è dei grandi donatori stanchi delle intemperanze di The Donald. A partire da Charles Koch, che ha già puntato su di lei milioni di dollari.
Ebbene, durante una “Town Hall” – un incontro con gli elettori durante il quale tutti possono fare domande – tenutosi ieri sera nella cittadina di Berlin, 10mila abitanti appena, un uomo le ha posto una domanda apparentemente semplice ma simbolica: “Cosa ha scatenato la guerra civile?”. E l’ex governatrice della Carolina del Sud (che pure, dopo la strage di Charleston del 2015 non esitò ad ammainare la bandiera sudista, considerata simbolo razzista), già ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite ai tempi di Trump, ha risposto con un lungo panegirico dove si è guardata bene d…
Scivolone di Nikki Haley, unica candidata donna in corsa per la Casa Bianca nelle file dei repubblicani, in quel New Hampshire che è il primo stato dove si terranno le primarie del partito fra due settimane e dove cresce nei sondaggi, seconda ormai solo a Donald Trump: favorita com’è dei grandi donatori stanchi delle intemperanze di The Donald. A partire da Charles Koch, che ha già puntato su di lei milioni di dollari.
Ebbene, durante una “Town Hall” – un incontro con gli elettori durante il quale tutti possono fare domande – tenutosi ieri sera nella cittadina di Berlin, 10mila abitanti appena, un uomo le ha posto una domanda apparentemente semplice ma simbolica: “Cosa ha scatenato la guerra civile?”. E l’ex governatrice della Carolina del Sud (che pure, dopo la strage di Charleston del 2015 non esitò ad ammainare la bandiera sudista, considerata simbolo razzista), già ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite ai tempi di Trump, ha risposto con un lungo panegirico dove si è guardata bene dal pronunciare la parola schiavitù.
“Penso che la causa fu fondamentalmente come far funzionare il governo: il tipo di libertà da concedere. E in sono ferma sul fatto che ogni governo debba garantire diritti e libertà delle persone. Il governo non dovrebbe dire a nessuno come vivere la propria vita” ha detto, strizzando di fatto l’occhio alla destra libertaria americana. Ma l’uomo che la interrogava, poi presentatosi alla stampa semplicemente come “Patrick” non è stato affatto soddisfatto della risposta: “Mi sorprende che nel 2023 lei non menzioni come causa della guerra civile la parola schiavitù”. Lei ha abbozzato: “Cosa vuole che dica sulla schiavitù?”. Ma lui l’aveva già inchiodata: “Ha risposto alla mia domanda, grazie”.
Lo scambio è immediatamente diventato virale sui social, facendo un enorme scalpore: tanto più che già lo scorso Luglio il rivale Ron DeSantis, il governatore della Florida che sembrava destinato ad ottenere la nomination ma non ha mai veramente sfondato nei sondaggi, fece infuriare insegnanti e storici, insieme a numerosi deputati afroamericani (anche repubblicani), per aver fatto inserire nei curriculum scolastici l’affermazione secondo cui la schiavitù ebbe anche lati positivi: “Gli schiavi trassero benefici personali dal loro status, sviluppando particolari abilità” dopo aver vietato nel Sunshine State l’insegnamento della “teoria critica della razza” – la dottrina secondo cui il pregiudizio razziale ha influenzato la storia della nazione – chiedendo più “obiettività” sulla questione.
Patrick, che all’evento era andato con i suoi figli, ha spiegato al Washington Post di aver posto la domanda, perché ricordava di quando, nel 2010, Haley (all’epoca candidata alla carica di governatore della Carolina del Sud) definì la guerra civile come lotta tra “tradizione” e “cambiamento”. Eppure, è universalmente riconosciuto che la Guerra Civile Americana, combattuta fra 1861 e 1865, ebbe sì numerose cause ma la principale fu proprio l’intenzione del presidente Abraham Lincoln di fermare l’espansione della schiavitù negli Stati occidentali. Fu per quello infatti che gli Stati del Sud convinti che ciò avrebbe portato alla sua abolizione definitiva e alla conseguente rovina della loro economia - interamente basata sul lavoro degli schiavi - si separarono dall’Unione. Interrogato dal Washington Post, oggi James Grossman, direttore dell'American Historical Association, spiega che la risposta di Haley riflette proprio le tesi dei secessionisti del Sud: secondo cui i loro diritti furono violati, sebbene quel diritto alla libera scelta consisteva nel perpetuare la schiavitù di altri esseri umani.
La risposta data dalla candidata alla Casa Bianca, è stata sicuramente notata dal presidente Joe Biden: che sul suo account X ha prontamente postato il video dello scambio e la frase: “Fu la schiavitù” come risposta “buona” alla domanda di Patrick. Un’occasione ghiotta per lui, giacché Haley è la papabile alla presidenza che teme di più: secondo i sondaggi, se fosse lei a sfidarlo, lo sconfiggerebbe infatti molto più facilmente di qualunque altro candidato.
Ma a protestare non sono state solo figure del panorama dem. Perfino il portavoce della campagna presidenziale di DeSantis ha condiviso un video dell'evento su X, affermando che "Haley inspiegabilmente non menziona la schiavitù nella sua risposta". Ma la motivazioni della donna in realtà sono chiare. Il New Hampshire è uno stato in bilico e nella contea di Coos – che comprende anche Berlin – nel 2016 le primarie sono state stravinte da Trump, in testa nei sondaggi anche ora. E’ dunque alla sua base che punta. Iniziare bene in New Hampshire darebbe un importante carica alla sua campagna. L’eventualità non è poi così remota: secondo un recente sondaggio dell’American Research Group, le intenzioni di voto la danno al 29 per cento contro il 33 di Trump.
In questo contesto, la notizia che Vivek Ramaswamy, l’imprenditore di origini indiane anche lui in gara per la nomination, ha sospeso l'acquisto di spazi elettorali in tv, si fa cruciale: potrebbe segnalare l’intenzione di uscire da una scena dove solo inizialmente aveva sfondato, fermandosi poi nei sondaggi. Trump, ne è certo: “Lascerà e sosterrà me” ha infatti scritto sul suo social, Truth. Nel frattempo però, anche la campagna di DeSantis è in crisi: il principale super Pac che ne sostiene la candidatura, Never Back Down, sta cancellando spot pubblicitari per 2,5 milioni di dollari nelle tv di Iowa e New Hampshire per puntare tutto su stati più grandi, dove vincere conta di più. Una mossa che non segnala un imminente ritiro ma certo non è incoraggiante per il governatore della Florida in crisi di consensi. Se la base di Ramaswamy potrebbe preferire Trump, quella di DeSantis quasi certamente sceglierebbe la Haley. Appuntamento al 15 gennaio. La battaglia sta per cominciare...