Ataturk “vietato” a Riad: così le squadre di Istanbul hanno preso in contropiede Erdogan
di Enrico FranceschiniL’annullamento di una partita di calcio ha provocato una imprevista battuta d’arresto al disgelo fra Turchia e Arabia Saudita. Le due potenze mediorientali erano entrate in rotta di collisione per l’assassinio del giornalista dissidente saudita Jamal Kashoggi nel 2018 mentre si trovava nel consolato del suo Paese a Istanbul per rinnovare il passaporto. Un brutale omicidio, la cui responsabilità è stata attribuita da varie inchieste ai servizi segreti di Riad e al leader saudita de facto, il principe Mohammad bin Salman. Nel luglio scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato l’Arabia Saudita nel tentativo di migliorare le relazioni. Ma adesso il football gli ha fatto per così dire uno sgambetto, aprendo una nuova crisi fra Ankara e Riad. E provocando un dilemma anche per Erdogan.
Venerdì si doveva giocare nella capitale saudita la finale della Supercoppa di Turchia fra Galatasaray e Fenerbahce. Le due squa…
L’annullamento di una partita di calcio ha provocato una imprevista battuta d’arresto al disgelo fra Turchia e Arabia Saudita. Le due potenze mediorientali erano entrate in rotta di collisione per l’assassinio del giornalista dissidente saudita Jamal Kashoggi nel 2018 mentre si trovava nel consolato del suo Paese a Istanbul per rinnovare il passaporto. Un brutale omicidio, la cui responsabilità è stata attribuita da varie inchieste ai servizi segreti di Riad e al leader saudita de facto, il principe Mohammad bin Salman. Nel luglio scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato l’Arabia Saudita nel tentativo di migliorare le relazioni. Ma adesso il football gli ha fatto per così dire uno sgambetto, aprendo una nuova crisi fra Ankara e Riad. E provocando un dilemma anche per Erdogan.
Venerdì si doveva giocare nella capitale saudita la finale della Supercoppa di Turchia fra Galatasaray e Fenerbahce. Le due squadre, entrambe di Istanbul, rappresentano la parte più europeizzata della Turchia. E poiché la finale coincideva con il 100esimo anniversario della fondazione della Turchia, entrambe volevano che i propri giocatori indossassero magliette con l’immagine di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia contemporanea sulle ceneri dell’Impero ottomano e artefice della sua modernizzazione laica. L’Arabia Saudita si è rifiutata di autorizzare l’iniziativa, citando le norme delle federazioni calcio internazionali che richiedono “di presentarsi in campo senza slogan al di fuori dello sport”, ovvero senza riferimenti politici. A quel punto le due società si sono rifiutate di giocare e la partita è stata rinviata a data e luogo da decidersi.
Al di là del calcio, l’incidente suscita due problemi. Il primo appunto nei rapporti fra Turchia e Arabia Saudita: il governo di Ankara può interpretare il rifiuto di celebrare Ataturk come uno sgarbo, sostenendo che, come fondatore dello Stato, è un simbolo apolitico, sostenuto da tutti i turchi, e dunque non dovrebbe costituire una violazione delle regole dell’Uefa. Il secondo problema è che Erdogan ha gradualmente preso le distanze dalla svolta laica di Ataturk, diventando l’alfiere di una islamizzazione della società turca, sulla quale ha costruito il suo sempre più autoritario modello politico: per cui il presidente potrebbe interpretare la volontà dei due club calcistici di celebrare Ataturk come una sfida nei suoi confronti. Da un lato Erdogan dovrebbe difendere i due club, dall’altro potrebbe essere anche lui risentito.
In un certo senso, sbandierando Ataturk, il Galatasaray e il Fenerbahce avrebbero preso due piccioni con una fava, o segnato due gol con un pallone solo per dirla con il linguaggio del football: contestando sia l’Arabia Saudita che Erdogan. La partita di calcio prima o poi si giocherà e conosceremo il vincitore. Quella politica ha tempi molto più lunghi.