A cena sotto le bombe ricordando la felicità: il Capodanno di Gaza così lontano dalla festa
di Sami al-AjramiNon si sono fermati neanche a Capodanno. Attacchi aerei e bombardamenti israeliani, attacchi di terra nella zona centrale, nel Nord e a Gaza City dove ci sono state vittime. Tutto come al solito. Vittime e attacchi aerei anche qui, a Rafah che Israele diceva fosse un posto sicuro. Prima della guerra, a Gaza si festeggiava il nuovo anno e i ristoranti, i caffè sulla spiaggia erano pieni. La gente usciva a cena con le famiglie e rimaneva a celebrare l’arrivo del nuovo anno, come tutti i popoli del mondo. A volte Hamas ha provato a imporre uno stile tradizionale e islamico, ma la gente non l’ha mai rispettato. L’ultimo dell’anno abbiamo deciso con i bambini di provarci comunque: abbiamo cucinato e siamo rimasti fino a mezzanotte a parlare, ricordando le feste trascorse nonostante i 17 anni di blocco.
Abbiamo deciso di riprenderci un po’ la nostra vita e di far riaffiorare un pizzico di felicità in casa. Abbiamo festeggiato sotto il boato degli attacchi aerei e dei droni, che ricorda…
Non si sono fermati neanche a Capodanno. Attacchi aerei e bombardamenti israeliani, attacchi di terra nella zona centrale, nel Nord e a Gaza City dove ci sono state vittime. Tutto come al solito. Vittime e attacchi aerei anche qui, a Rafah che Israele diceva fosse un posto sicuro. Prima della guerra, a Gaza si festeggiava il nuovo anno e i ristoranti, i caffè sulla spiaggia erano pieni. La gente usciva a cena con le famiglie e rimaneva a celebrare l’arrivo del nuovo anno, come tutti i popoli del mondo. A volte Hamas ha provato a imporre uno stile tradizionale e islamico, ma la gente non l’ha mai rispettato. L’ultimo dell’anno abbiamo deciso con i bambini di provarci comunque: abbiamo cucinato e siamo rimasti fino a mezzanotte a parlare, ricordando le feste trascorse nonostante i 17 anni di blocco.
Abbiamo deciso di riprenderci un po’ la nostra vita e di far riaffiorare un pizzico di felicità in casa. Abbiamo festeggiato sotto il boato degli attacchi aerei e dei droni, che ricordano a tutti che là fuori c’è una guerra. Non era la solita festa, ma almeno ci siamo seduti insieme e abbiamo parlato degli anni meravigliosi in cui i ragazzi ci hanno raccontato cosa facevano. E non abbiamo potuto fare a meno di ricordare tante occasioni tristi o difficili, come nel 2008 e 2009 quando abbiamo festeggiato il nuovo anno sotto i bombardamenti aerei. E così abbiamo fatto anche stavolta, festeggiando nonostante tutto quello che si è rotto dentro e la tristezza che sgorga fuori, e le tante persone che conosciamo che hanno perso i parenti o i propri cari. Anche alcuni di loro hanno deciso di partecipare, per sorridere qualche ora.
Poi abbiamo cominciato a pensare all’inizio della guerra, quando ci domandavamo se i combattimenti ci avrebbero costretto a festeggiare così. Speravano che non sarebbe successo: «Alla peggio saremo fuori Gaza», «o finirà la guerra e festeggeremo anche se non avremo case né posti dove andare». Israele ha distrutto tutti i ristoranti e i caffè sulla spiaggia e anche i posti carini in cui passavamo la notte nel centro di Gaza, i giardini e tutta la bellezza di Gaza City. Non c’è nulla a cui tornare, ora. Ma ci è rimasta la speranza che la guerra finisca e che inizieremo a uscire dalla Striscia per uno o due mesi, finché la situazione a Gaza non sarà stabilizzata. Poi potremo tornare, se decideremo di farlo: mia figlia vive un terribile stress, sogna solo di essere in un posto normale senza guerra. Immaginate una ragazza di 19 anni che per 17 anni ha vissuto paralizzata dal blocco israeliano e sotto il regime di Hamas. Ha vissuto sei guerre di terra e tantissime aggressioni, i suoi ricordi sono collegati all’instabilità e alla guerra, a attacchi aerei e perdite di amici o parenti.
Intanto si continua a morire anche a Rafah. Le persone sono pressate nel centro e lungo la strada costiera. Ci sono stato oggi, tutto fa credere che Israele continuerà la sua operazione militare anche lì. Sono tutti spaventati. Da Rafah alla strada costiera mi ci è voluta un’ora e mezza per fare tre chilometri. È pieno di gente, è così affollato che ovunque abbiano trovato un metro quadrato hanno montato una tenda. La gente non ha altra scelta.