Francia, Macron blocca il “gennaio senza alcol”. Vince la lobby del vino
di Benedetta PerilliEmmanuel Macron
Trascorrere tutto il mese di gennaio senza assumere bevande alcoliche per sensibilizzare l’opinione pubblica ai benefici di un consumo moderato di vino e cocktail. Gli inglesi lo chiamano dry january e lo praticano da anni anche con il sostegno politico e finanziario del governo; pure la Svizzera lo fa, come il Belgio che però lo celebra a febbraio. La Francia lo promuove per il quinto anno consecutivo ma senza il sostegno del governo Macron, nonostante le pressioni di associazioni e scienziati.
Per questo 48 esperti di medicina delle dipendenze di tutte le università del Paese hanno inviato una lettera al Ministero della Sanità chiedendo di appoggiare il “mois sans alcool” così come lo Stato fa da tempo con la campagna del mese senza tabacco. Il primo no dell’Eliseo era stato registrato nel 2019 nonostante allora i lavori per l’avvio dell’iniziativa proposta dal Ministero fossero in stato avanzato. Si parlò di un blocco arrivato dall’alto, dal presidente Macron in persona, che al d…
Trascorrere tutto il mese di gennaio senza assumere bevande alcoliche per sensibilizzare l’opinione pubblica ai benefici di un consumo moderato di vino e cocktail. Gli inglesi lo chiamano dry january e lo praticano da anni anche con il sostegno politico e finanziario del governo; pure la Svizzera lo fa, come il Belgio che però lo celebra a febbraio. La Francia lo promuove per il quinto anno consecutivo ma senza il sostegno del governo Macron, nonostante le pressioni di associazioni e scienziati.
Per questo 48 esperti di medicina delle dipendenze di tutte le università del Paese hanno inviato una lettera al Ministero della Sanità chiedendo di appoggiare il “mois sans alcool” così come lo Stato fa da tempo con la campagna del mese senza tabacco. Il primo no dell’Eliseo era stato registrato nel 2019 nonostante allora i lavori per l’avvio dell’iniziativa proposta dal Ministero fossero in stato avanzato. Si parlò di un blocco arrivato dall’alto, dal presidente Macron in persona, che al divieto preferiva politiche di prevenzione. Anche stavolta la missiva degli scienziati sarebbe stata accolta dal ministero della Sanità con le stesse perplessità: l’operazione è meritevole, ma il governo non vorrebbe “istituzionalizzare” un divieto.
Dietro al ripetuto no, però, per le associazioni ci sarebbero le pressioni della “lobby dell’alcol”, capace di arrivare direttamente al presidente francese. Lo sostiene a Repubblica Bernard Basset, presidente di Addictions France e segretario generale della Federazione francese Dipendenze. «La vicinanza di Macron alla lobby del vino è ben nota ed è rivendicata dallo stesso presidente. Nel 2019, sono stati i rappresentanti dell’industria vinicola ad annunciare alla stampa che la campagna non si sarebbe fatta. Allora il delegato dello Champagne, Maxime Toubard, disse “Ne abbiamo parlato con Macron, il dry january non si farà” ».
Marie Öngün-Rombaldi, delegata federale di Fédération Addiction, preferisce non parlare di lobby ma chiarisce che il mese senza alcol non «è una minaccia per i produttori e i venditori, che così come i consumatori non devono essere stigmatizzati, ma è un invito a riflettere sul modo in cui si beve. Le persone dipendenti dall’alcol dovrebbero essere invece accompagnate da professionisti della salute».
In Francia sono 43 milioni le persone che bevono alcolici almeno una volta all’anno, di questi 9 milioni sono bevitori regolari e 5 milioni sono giornalieri. Il Paese è tra i primi dieci al mondo nel consumo sostenuto dell’alcol, e almeno il 25% di chi beve lo fa superando le due dosi giornaliere. A fronte di un calo del consumo regolare di alcol, come quello del vino a tavola, c’è stato però un aumento del binge drinking, il consumo rapido di grandi quantità di alcol, soprattutto tra i giovani. Anche per questo Basset punta il dito contro i produttori di vino colpevoli di averne “glamourizzato” il consumo proponendo una visione «di tradizione, patrimonio, artigianato, elitarismo» che finisce per renderlo più attraente agli occhi dei ragazzi. “Che arrivi il tempo del vino che scorre nella Senna”, cantava Georges Brassens nel 1957 con la canzone Le Vin. Che arrivi sì, ma non a gennaio.