Una scossa superficiale che ha sorpreso perfino il Giappone. “Ne attendiamo altre ugualmente forti”
di Elena DusiL'allerta tsunami
Per i terremoti è l’ombelico del mondo. In Giappone infatti si scontrano e si contorcono quattro delle principali placche tettoniche della Terra. Come lottatori di sumo avvinghiati al petto, la gigantesca placca che comprende Europa e Asia spinge da Ovest contro la placca dell’Oceano Pacifico. La placca nordamericana dà il suo contributo dall’alto, contrastata a Sud dalla placca filippina. Le forze in gioco spostano la terra anche di 9 millimetri all’anno: valori record per il pianeta.
Un terremoto di magnitudo 7.5 come quello avvenuto ieri in Giappone non è dunque un evento inaspettato. Ma la scossa è stata ugualmente notevole. Sia perché la costa Ovest dove è avvenuto il sisma è in genere meno colpita rispetto a quella orientale. Sia perché l’ipocentro è stato poco profondo – 15 chilometri – e il sisma ha potuto assestare così un colpo ravvicinato alla superficie e ai suoi abitanti.
La Japan Meteorological Agency (Jma) – in Giappone meteo e terremoti vengono gestiti come un tutt’…
Per i terremoti è l’ombelico del mondo. In Giappone infatti si scontrano e si contorcono quattro delle principali placche tettoniche della Terra. Come lottatori di sumo avvinghiati al petto, la gigantesca placca che comprende Europa e Asia spinge da Ovest contro la placca dell’Oceano Pacifico. La placca nordamericana dà il suo contributo dall’alto, contrastata a Sud dalla placca filippina. Le forze in gioco spostano la terra anche di 9 millimetri all’anno: valori record per il pianeta.
Un terremoto di magnitudo 7.5 come quello avvenuto ieri in Giappone non è dunque un evento inaspettato. Ma la scossa è stata ugualmente notevole. Sia perché la costa Ovest dove è avvenuto il sisma è in genere meno colpita rispetto a quella orientale. Sia perché l’ipocentro è stato poco profondo – 15 chilometri – e il sisma ha potuto assestare così un colpo ravvicinato alla superficie e ai suoi abitanti.
La Japan Meteorological Agency (Jma) – in Giappone meteo e terremoti vengono gestiti come un tutt’uno – ha spiegato che mai, dal 1885, un terremoto così forte era stato registrato nella penisola di Ishikawa, sede dell’epicentro. Oggi è stato diramato anche il primo allarme tsunami dal colossale sisma di Tohoku dell’11 marzo 2011, quando si raggiunse la magnitudo 9.
“Il terremoto del 2011 colpì al largo della costa orientale, dove la placca pacifica si immerge, spingendo, al di sotto dell’isola principale del Giappone”, spiega Alessandro Amato, sismologo e direttore del Centro allerta tsunami dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “A Est le scosse raggiungono magnitudo più alte, ma sono in genere più profonde”, prosegue Amato. L’ipocentro di Tohoku era 30 chilometri.
“Sulla costa Ovest i sismi raggiungono magnitudo inferiori, ma sono più superficiali. La violenza di un sisma si misura tra l’altro con l’accelerazione del suolo, che ieri è stata molto alta. Solo le tecniche di costruzione dei giapponesi hanno evitato un bilancio peggiore”. Molti fra i terremoti più disastrosi del Giappone si sono verificati nella parte centrale od occidentale del Paese, con magnitudo intorno a 7, come a Kobe nel 1995 (un 7.3) e a Kumamoto nel 2016 (magnitudo 7). “Nel 2011 – ricorda Amato – i danni maggiori non vennero dal sisma in sé, ma dallo tsunami. La scossa fu infatti tanto forte da deformare e spostare il fondale del mare di circa 50 metri”.
La mappa delle placche pubblicata dall'Ingv, in azzurro la scossa di oggi
Poiché l’epicentro ieri era a pochi passi dal mare, l’allerta tsunami è stata lanciata per tutta la costa occidentale del Giappone. Anche le Coree e la Russia sono rimaste in allarme. I mareografi hanno in effetti registrato onde più alte della norma di 1,2 metri a Wajima, dove la terra ha tremato di più.
“L’epicentro della scossa principale era a terra – spiega ancora Amato – ma la faglia che si è spezzata è lunga almeno 150 chilometri. Corre in buona parte sotto al mare e dopo la scossa si è spostata di due-tre metri. Le onde di tsunami non sono state molto alte ma, diversamente da quelle normali prodotte dal vento, sono onde molte lunghe ed energetiche, che possono trascinare via le persone”.
Una scossa così forte non rimarrà probabilmente isolata. Erano tre anni che la regione sobbolliva di sismi più deboli. La Jma ha avvertito la popolazione che altre scosse di magnitudo 7 restano possibili per almeno una settimana, con probabilità maggiori nei prossimi due o tre giorni.
Il terremoto di ieri, forte e superficiale, è stato accompagnato da frane, liquefazione del terreno e incendi, soprattutto nelle case tradizionali di legno. Una scossa di magnitudo 7.6 d’altra parte libera un’energia pari a quella dell’esplosione di 180mila tonnellate di Tnt o 30 atomiche di Hiroshima (ma diffusa in un’area assai più vasta rispetto a una singola bomba).
Ogni anno sul pianeta si registra una decina di scosse di magnitudo compresa tra 7 a 8. Buona parte dei sismi però avviene in aree disabitate. L’anno scorso a febbraio la Turchia era stata colpita da un sisma di magnitudo 7.8 con quasi 60mila vittime.
Il servizio geologico americano Usgs stima per il Giappone un numero molto più basso di morti: al di sotto dei 10 con una probabilità del 47% e tra 10 e 100 con una probabilità del 30%. Le perdite economiche sono più difficilmente contenibili: nel caso del sisma di ieri saranno comprese tra i 100 milioni e il miliardo di dollari.