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Beirut, drone israeliano contro i vertici di Hamas: ucciso il vice di Haniyeh

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Saleh al Arouri, 58 anni, aveva fondato l’ala militare del gruppo. È l’esponente jihadista più alto in grado finora ucciso
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Israele lo aveva avvertito e ha mantenuto la promessa: i leader di Hamas non sarebbero stati al sicuro nemmeno all’estero. Il primo a cadere nella rappresaglia dello Stato ebraico contro i responsabili del massacro del 7 ottobre è Saleh al Arouri, vicecapo dell’ufficio politico dell’organizzazione islamica palestinese, ucciso ieri pomeriggio in un sobborgo di Beirut Sud.

Secondo la televisione libanese a provocare la deflagrazione, in cui sarebbero morte anche altre quattro persone, è stato un drone: immagini trasmesse dall’emittente mostrano uno squarcio all’interno dell’edificio e la carcassa distrutta di un veicolo. Con Arouri sono stati uccisi altri cinque esponenti di Hamas.

L’attacco è avvenuto nel quartiere di Dahieh, zona considerata una roccaforte di Hezbollah, la milizia filoiraniana alleata di Hamas: per questo i dirigenti palestinesi si sentivano probabilmente protetti da possibili operazioni israeliane. Il 58enne Arouri era uno dei leader di primissimo piano di Hamas,…

Israele lo aveva avvertito e ha mantenuto la promessa: i leader di Hamas non sarebbero stati al sicuro nemmeno all’estero. Il primo a cadere nella rappresaglia dello Stato ebraico contro i responsabili del massacro del 7 ottobre è Saleh al Arouri, vicecapo dell’ufficio politico dell’organizzazione islamica palestinese, ucciso ieri pomeriggio in un sobborgo di Beirut Sud.

Secondo la televisione libanese a provocare la deflagrazione, in cui sarebbero morte anche altre quattro persone, è stato un drone: immagini trasmesse dall’emittente mostrano uno squarcio all’interno dell’edificio e la carcassa distrutta di un veicolo. Con Arouri sono stati uccisi altri cinque esponenti di Hamas.

L’attacco è avvenuto nel quartiere di Dahieh, zona considerata una roccaforte di Hezbollah, la milizia filoiraniana alleata di Hamas: per questo i dirigenti palestinesi si sentivano probabilmente protetti da possibili operazioni israeliane. Il 58enne Arouri era uno dei leader di primissimo piano di Hamas, tra i fondatori dell’ala militare del gruppo, le Brigate al Qassam, e numero due dell’ala politica. Aveva inoltre stretti legami sia con l’Iran che con gli Hezbollah.

Eliminarlo segnala che le esecuzioni mirate contro i capi di Hamas, dovunque si trovino, sono dunque iniziate, in modo simile a quanto avvenne contro i leader palestinesi giudicati responsabili della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972: una campagna che durò vent’anni, descritta tra l’altro dal film di Steven Spielberg Munich e condotta, come probabilmente anche questa, dal Mossad, il celebre servizio segreto israeliano, su ordine dell’allora primo ministro Golda Meir. Indiscrezioni trapelate a Gerusalemme indicano che l’attuale premier Benjamin Netanyahu avrebbe dato un ordine analogo per fare giustizia dei mandanti dell’eccidio di 1.200 israeliani, il maggior numero di ebrei uccisi in un giorno dall’Olocausto in poi, nell’aggressione compiuta da Hamas poco meno di tre mesi fa.

Israele, tuttavia, non rivendica l’attacco contro il vicecapo di Hamas. Del resto, spesso è questa la prassi per operazioni del genere: né confermare, né smentire. Lo descrive comunque come «un attacco chirurgico contro la leadership di Hamas». Precisa il portavoce di Netanyahu, Mark Regev: «Chiunque sia stato, deve essere chiaro che questo non era un attacco contro lo stato libanese».

Resta da vedere quale sarà la reazione della stessa Hamas e potenzialmente degli Hezbollah a un attacco nella capitale del Libano che potrebbe provocare una escalation o un allargamento del conflitto. Una prima reazione c’è stata già ieri sera, con Hezbollah che ha sparato due missili anticarro contro una postazione dell’Idf al confine. E una prima risposta è arrivata anche sul piano diplomatico: i negoziati tra Hamas e Israele sono interrotti, ora si tratta solo per evitare una guerra regionale.

Hamas aveva già alzato il livello delle sue condizioni: qualche ora prima della morte di Arauri, il capo del gruppo, Ismail Haniyeh, ha annunciato che i circa 130 ostaggi ancora tenuti prigionieri a Gaza potranno essere rilasciati soltanto dopo la “completa cessazione” delle operazioni militari israeliane.

Operazioni che ieri si sono invece intensificate, nonostante l’annuncio del temporaneo ritiro di cinque brigate e dell’inizio di una “nuova fase” nella controffensiva israeliana, con la conquista della base di Hamas a Gaza City, 37 edifici che costituivano il centro di comando del gruppo, oltre a intensi combattimenti casa per casa e a nuovi bombardamenti.

La Mezzaluna Rossa palestinese ha reso noto che un missile ha colpito il suo quartier generale a Khan Yunis, uccidendo 5 persone. Israele afferma di avere ucciso decine di militanti di Hamas in scontri intorno al campo di Jabalia, nel Nord di Gaza, e 4 palestinesi sospettati di terrorismo in Cisgiordania. Secondo il ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas, più di 22 mila palestinesi hanno perso la vita dall’inizio della guerra. Intanto, in Turchia, le autorità hanno arrestato 33 presunte spie del Mossad.

E il governo di Gerusalemme ha dichiarato di essere pronto a difendersi davanti alla Corte Internazionale di giustizia dell’Aia dall’accusa di “genocidio” mossa dal Sudafrica per l’alto numero di civili palestinesi uccisi e per le distruzioni a Gaza.

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