Il sopravvissuto, l’ “ombra”, il “cervellone”: chi sono i most wanted di Hamas, i leader a cui Israele dà la caccia
di Enrico FranceschiniLONDRA - Saleh Arouri è stato il primo. Quasi certamente non sarà l’ultimo. Le indiscrezioni dicono che il governo di Gerusalemme ha dato ordine al Mossad, il suo celebre servizio segreto, di eliminare i capi di Hamas rifugiati all’estero, considerati responsabili del massacro di 1.200 israeliani nell’attacco del 7 ottobre scorso. Il drone che martedì a Beirut ha ucciso Arouri, il vicecapo di Hamas, e altri quattro membri dell’organizzazione islamica palestinese, ha probabilmente dato il via a una campagna di esecuzioni mirate simile a quella condotta da Mossad per assassinare gli autori e i mandanti della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
Quell’operazione durò vent’anni, lasciandosi alle spalle una lunga scia di sangue, incluso un clamoroso errore, quando gli agenti israeliani uccisero la persona sbagliata, scambiando un cameriere di origine araba per un terrorista. Quella attuale rischia di provocare una escalation o un allargamento del conflitto in cor…
LONDRA - Saleh Arouri è stato il primo. Quasi certamente non sarà l’ultimo. Le indiscrezioni dicono che il governo di Gerusalemme ha dato ordine al Mossad, il suo celebre servizio segreto, di eliminare i capi di Hamas rifugiati all’estero, considerati responsabili del massacro di 1.200 israeliani nell’attacco del 7 ottobre scorso. Il drone che martedì a Beirut ha ucciso Arouri, il vicecapo di Hamas, e altri quattro membri dell’organizzazione islamica palestinese, ha probabilmente dato il via a una campagna di esecuzioni mirate simile a quella condotta da Mossad per assassinare gli autori e i mandanti della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
Quell’operazione durò vent’anni, lasciandosi alle spalle una lunga scia di sangue, incluso un clamoroso errore, quando gli agenti israeliani uccisero la persona sbagliata, scambiando un cameriere di origine araba per un terrorista. Quella attuale rischia di provocare una escalation o un allargamento del conflitto in corso a Gaza, ma sembra difficile che Israele rinunci a punire il peggiore eccidio di ebrei dall’Olocausto in poi. Ecco chi sono alcuni dei suoi possibili bersagli: i “most wanted” di Hamas sparsi per il Medio Oriente. Gli uomini che da oggi devono temere di morire da un momento all’altro.
Ismail Haniyeh
È il capo supremo di Hamas. Imprigionato da Israele per tre anni durante la prima Intifada, la rivolta delle pietre negli anni Ottanta, ha vissuto poi in esilio in Libano per un po’, rientrando a Gaza nel 1992, facendo rapidamente carriera nel movimento fondamentalista palestinese.
Nominato primo ministro dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del 2005, poi defenestrato dall’Autorità Nazionale Palestinese del presidente Abu Mazen quando ha espulso i dirigenti dell’Anp dalla Striscia, ha mantenuto il potere a Gaza. Nel 2017 è stato eletto leader dell’ufficio politico dal comitato centrale di Hamas. Nel 2018 gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Unione Europea lo hanno designato formalmente come appartenente a un’organizzazione terroristica. Da allora vive in Qatar.
Yahya Sinwar
È il capo dell’ala politica di Hamas a Gaza. Considerato uno dei cervelli dell’attacco del 7 ottobre. Da quel giorno vive nascosto nei tunnel della striscia, ora probabilmente nel Sud di Gaza, dove si concentrano i combattimenti dopo che Israele ha conquistato il Nord dell’enclave palestinese. Arrestato varie volte dai servizi di sicurezza israeliani, nel 1988 è stato condannato all’ergastolo per terrorismo, ma nel 2011 è stato rilasciato, insieme ad altri 1.026 detenuti palestinesi, in cambio di Gilat Shalit, un soldato israeliano catturato da Hamas e tenuto prigioniero cinque anni nella striscia. Anche lui è, dal 2015, nella lista di terroristi internazionali del dipartimento di stato Usa.
Mohammed Deif
È il capo delle Brigate al Qassam, l’ala militare di Hamas. I palestinesi lo hanno soprannominato “il cervellone”. Per gli israeliani è il “nemico pubblico numero uno” e “il gatto dalle nove vite”: i servizi di sicurezza dello Stato ebraico hanno provato a ucciderlo almeno mezza dozzina di volte, senza mai riuscirci, uccidendo però sua moglie e i suoi figli. Secondo varie ipotesi in questi attacchi israeliani Deif avrebbe perso un occhio, l’uso delle gambe e un braccio, per cui ora si sposterebbe soltanto in sedia a rotelle o con l’aiuto di una protesi, di stampelle o di un bastone.
Evaso da una prigione israeliana, è accusato di avere organizzato innumerevoli attentati. Di lui esistono rarissime immagini di molti anni fa, ma una sua recente fotografia è stata diffusa nei giorni scorsi dalle forze armate israeliane. Anche Deif è rifugiato nei tunnel di Gaza.
Khaled Meshal
È il capo dell’ufficio politico di Hamas all’estero e uno dei fondatori del movimento, di cui è stato a lungo il numero uno, prima di cedere questa carica nel 2017 a Haniyeh. Nel 1997 il Mossad provò ad assassinarlo ad Amman, dove viveva all’epoca, somministrandogli un potente veleno. Ma Meshal, pur entrando in coma, non morì e gli autori dell’attacco furono scoperti e arrestati.
Re Hussein di Giordania minacciò di rompere il trattato di pace con Israele che aveva firmato appena due anni prima. Benjamin Netanyahu, al suo primo mandato come premier, inviò il capo del Mossad ad Amman con un antidoto, che salvò la vita a Meshal; e per ottenere il rilascio dei propri agenti, Israele liberò di prigione lo sceicco Ahmed Yassin, fondatore e leader religioso di Hamas, che rientrò a Gaza accolto come un eroe, contribuendo a rafforzare il consenso per il movimento islamico nella Striscia.
Paraplegico per un incidente sofferto da bambino, Yassin fu ucciso da un missile israeliano nel 2004, mentre rientrava dalla moschea sulla sua sedia a rotelle, accompagnato da due guardie del corpo. Meshal vive attualmente in Qatar.
Marwan Issa
È il vicecapo delle Brigate al Qassam ed è considerato anche lui uno degli organizzatori del massacro del 7 ottobre. Arrestato e imprigionato per anni da Israele, è stato liberato nel 2000 dopo la seconda Intifada. Le forze di sicurezza israeliane hanno cercato di ucciderlo nel 2006, hanno ucciso suo fratello, gli hanno distrutto due volte la casa. È soprannominato l’Ombra, perché fino a poco tempo non si sapeva che aspetto avesse. Anche lui dovrebbe essere nascosto nei tunnel di Gaza.
Mahmoud Zahar
È uno dei fondatori di Hamas, di cui è stato ministro degli Esteri durante il breve governo palestinese guidato da Haniyeh nel 2006. Varie volte in prigione e poi deportato, è una delle figure di primo piano nell’ufficio politico di Hamas e uno dei suoi leader più anziani. Israele ha cercato di ucciderlo nel 2003 con una bomba che uccise uno dei suoi figli. Un altro figlio è morto nella guerra del 2008.
I leader già uccisi
Oltre ad Arouri, ucciso martedì a Beirut, Israele ha reso noto di avere ucciso vari dirigenti di Hamas nella controffensiva lanciata a Gaza dopo l’attacco palestinese del 7 ottobre, tra cui Zakaria Abu Maamar, capo dell’ufficio economico; Jawad Abu Shammala, capo dell’ufficio relazioni nazionali e coordinatore delle varie fazioni palestinesi; Merad Abu Merad, capo delle forze aeree (razzi e droni) palestinesi; Ali Qadi, comandante dell’unità di élite che ha capeggiato l’attacco del 7 ottobre; Ayman Nofal, comandante dell’ala militare di Hamas nella fascia centrale di Gaza e coinvolto nel rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit nel 2005; Osama Mazini, ex-ministro dell’Istruzione di Hamas a Gaza; e Jamila al-Shanti, la prima donna eletta nel governo di Hamas nella striscia.