Negli ultimi attacchi contro l’Ucraina, quando i missili russi KH101 sono arrivati in prossimità del bersaglio hanno cominciato a sganciare dispositivi speciali per deviare gli ordigni della contraerea ed evitare di venire intercettati. All’inizio della guerra, le forze di Mosca non avevano nulla del genere: hanno sperimentato il sistema e in tempi rapidi sono riusciti a produrlo.
Nessun Paese occidentale dispone di strumenti simili e lo stesso vale per i missili ipersonici Kinzhal: in solo due giorni, i russi ne hanno scagliati quindici, mentre si riteneva che potessero costruirne al massimo dieci l’anno. In questi dati tecnici è contenuto un altro dei messaggi lanciati dal Cremlino con l’onda…
Negli ultimi attacchi contro l’Ucraina, quando i missili russi KH101 sono arrivati in prossimità del bersaglio hanno cominciato a sganciare dispositivi speciali per deviare gli ordigni della contraerea ed evitare di venire intercettati. All’inizio della guerra, le forze di Mosca non avevano nulla del genere: hanno sperimentato il sistema e in tempi rapidi sono riusciti a produrlo.
Nessun Paese occidentale dispone di strumenti simili e lo stesso vale per i missili ipersonici Kinzhal: in solo due giorni, i russi ne hanno scagliati quindici, mentre si riteneva che potessero costruirne al massimo dieci l’anno. In questi dati tecnici è contenuto un altro dei messaggi lanciati dal Cremlino con l’ondata di devastanti incursioni contro le città ucraine. Un monito rivolto agli Stati Uniti e all’intera Nato: non potete vincere la corsa agli armamenti contro di noi.
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Lo ha sottolineato lo stesso Putin in un discorso pronunciato mentre sciami di missili e droni piombavano sui palazzi, sui depositi e sulle fabbriche dell’Ucraina: «Loro consumano cinque-seimila proiettili di grosso calibro al giorno e gli Usa ne producono 14 mila al mese - ha detto visitando i militari feriti in battaglia -. Così i rifornimenti si esauriscono e l’esercito di Kiev è quasi arrivato a questo punto. Invece le nostre capacità industriali belliche stanno crescendo esponenzialmente. Loro hanno ricevuto 400, forse 450 tank, mentre in un anno noi ne costruiamo o rimoderniamo 1.600».
Lo Zar ha proseguito magnificando la tenuta dell’economia russa, che non sente il peso del conflitto e delle sanzioni. Una premessa per poi esplicitare la sua offerta: «Anche noi vogliamo la fine della guerra il prima possibile. Ma alle nostre condizioni. Non desideriamo combattere all’infinito, ma non siamo nemmeno disposti a cedere le nostre posizioni».
Con i bombardamenti e con le parole, l’obiettivo della campagna di inverno è chiaro: ottenere un cessate il fuoco sull’attuale linea del fronte, che consegni a Mosca i territori a oriente del Dnipro da Zaporizhzhia in giù e qualche pezzo in più del Donbass, come le macerie di Marinka e di Bakhmut. Poca cosa rispetto ai proclami di “denazificazione” dell’intera Ucraina che hanno accompagnato l’invasione, ma è un risultato che oggi pare soddisfare Putin. La sua macchina della propaganda sta esaltando la “resistenza patriottica che ha sconfitto la controffensiva estiva spinta da tutta la potenza dell’Alleanza atlantica”. E la diplomazia russa cavalca gli stessi slogan, declinati in chiave terzomondista, per consolidare l’appoggio dei partner vecchi e nuovi che gli hanno permesso di sopravvivere all’embargo.
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Il suo punto di forza principale è la debolezza dell’Occidente, con le fratture provocate a Washington dalla campagna presidenziale e la stanchezza di molti Paesi della Ue nel sostenere l’esercito di Kiev. Senza armi e senza finanziamenti gli ucraini non hanno speranze. Le azioni contro i porti della flotta nemica o i raid di droni sulle case di Belgorod non possono rovesciare la situazione: solo nel mese di dicembre i russi hanno scagliato 552 droni Shahed, costruiti in patria migliorando il progetto iraniano. I reggimenti di Mosca vanno all’assalto ovunque, incuranti delle perdite di mezzi e soldati.
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Il riflesso di questo momento critico comincia a pesare nel dibattito interno all’Ucraina, allargando le crepe tra governo e generali, creando polemiche sulla mobilitazione di mezzo milione di uomini, aumentando l’insofferenza per la corruzione dilagante, con speculazioni e arricchimenti pure sull’acquisto di munizioni o sull’arruolamento dei coscritti. I missili che piovono su Kiev e su Karkhiv cercano di inasprire le tensioni per piegare il morale della popolazione: l’atmosfera di riscossa che aveva segnato il 2023 si è dissolta e ora gli ucraini sanno di avere davanti un anno cupo.