Assalto a Capitol Hill, sono già 720 i condannati per l’insurrezione. In attesa che parta il processo a Trump
di Massimo BasileIl palazzo della Corte Suprema degli Stati Uniti
New York - A tre anni dall’assalto al Congresso, quando migliaia di sostenitori trumpiani invasero gli edifici del Campidoglio per bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden, le inchieste hanno fatto il loro corso. Questi sono i numeri di quella che il dipartimento di Giustizia americano ha definito l’inchiesta più grande della storia tra quelle legate a rivolte civili.
A vedere le cifre non c’è dubbio che sia così: finora sono state arrestate 1.240 persone, accusate di reati che vanno da violazione di proprietà a cospirazione sediziosa. Circa 170 persone sono state condannate al termine dei processi, solo due sono state pienamente assolte. E 710 si sono dichiarate colpevoli. In tutto hanno ricevuto una sentenza in 720, e di queste più di 450 hanno avuto una condanna alla detenzione in carcere, con sentenze che vanno da pochi giorni a più di vent’anni. Più di trecento sono le persone ancora in attesa di processo o di sentenza.
Nelle quasi cinque ore di assedio, tra le 12,5…
New York - A tre anni dall’assalto al Congresso, quando migliaia di sostenitori trumpiani invasero gli edifici del Campidoglio per bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden, le inchieste hanno fatto il loro corso. Questi sono i numeri di quella che il dipartimento di Giustizia americano ha definito l’inchiesta più grande della storia tra quelle legate a rivolte civili.
A vedere le cifre non c’è dubbio che sia così: finora sono state arrestate 1.240 persone, accusate di reati che vanno da violazione di proprietà a cospirazione sediziosa. Circa 170 persone sono state condannate al termine dei processi, solo due sono state pienamente assolte. E 710 si sono dichiarate colpevoli. In tutto hanno ricevuto una sentenza in 720, e di queste più di 450 hanno avuto una condanna alla detenzione in carcere, con sentenze che vanno da pochi giorni a più di vent’anni. Più di trecento sono le persone ancora in attesa di processo o di sentenza.
Nelle quasi cinque ore di assedio, tra le 12,53 e le 17,40, vennero aggrediti e picchiati 174 agenti di polizia, devastate finestre, porte, corridoi e sale del Campidoglio. Cinque persone morirono durante la rivolta: una, la veterana Ashli Babbit, mentre tentava di sfondare una porta. Un’altra per overdose, tre per cause naturali. Quattro agenti si suicidarono nei sette mesi successivi.
Nel bilancio a tre anni dalla rivolta, il prezzo più alto è stato pagato dai leader delle milizie suprematiste e di estrema destra Proud Boys e Oath Keepers, ritenute responsabili di aver svolto un ruolo organizzativo e di guida della sommossa, indirizzando la rabbia della base trumpiana. Enrique Tarrio, ex leader dei Proud Boys, è stato condannato a ventidue anni di carcere. Altri membri delle milizie, incriminati per aver assaltato la polizia in quella che il New York Times definisce, prendendo a prestito le parole degli agenti di Capitol Hill, come una “battaglia medievale”, hanno ricevuto condanne che vanno da dieci a più anni dietro le sbarre.
Tra loro c’è un mondo eterogeneo, fatto di uomini, donne, mogli, mariti, padri, figli, nipoti, di ogni espressione etnica. Molti i veterani dell’esercito, ex marines, o poliziotti fuori servizio. Tra loro anche un rappresentante del dipartimento di Stato al tempo di Trump, Federico Klein, ex Marine, di Falls Church, Virginia, ripreso nelle immagini mentre, con indosso il cappellino rosso di Make America Great Again, assalta i poliziotti.
La presenza di rappresentanti della legge o dell’amministraizone ha posto molti problemi, in questi mesi, su come dovessero essere giudicati: erano solo cittadini che si erano ribellati, violando la legge, o qualcosa di più? Ma a questo si aggiunge un altro interrogativo più inquientate: quello che è successo il 6 gennaio di tre anni fa è davvero irripetibile, oppure c’è il rischio che si ripeta? Come sembra suggerire il quotidiano newyorkese, dopo 720 condanne la parola fine alla maxi inchiesta sembra ancora lontana. Ogni settimana continuano a essere fatti arresti. I numeri, prima che torni un altro 6 gennaio post elettorale, tra un anno, sono destinati a crescere ancora.
Nel frattempo, Donald Trump dovrebbe andare a processo per il suo ruolo nell’insurrezione il prossimo 4 marzo. Ma i suoi legali continuano a sostenere che in quanto ex presidente debba godere dell’immunità, e non è escluso che le udienze possano slittare nuovamente.