Niente espulsioni, parziale controllo sulla sicurezza ma governo palestinese: il futuro della Striscia nei piani di Israele
di Enrico FranceschiniPer la prima volta Israele ha delineato il futuro di Gaza quando finiranno le operazioni militari. In un documento reso pubblico giovedì sera, il ministro della Difesa Yoav Gallant, uno dei tre membri del cosiddetto gabinetto di guerra del governo di Gerusalemme, afferma che lo Stato ebraico manterrà il diritto di garantire la sicurezza nella striscia, ma che il territorio, “essendo abitato da palestinesi, avrà un governo palestinese, a condizione che non vi siano azioni ostili o minacce verso lo stato di Israele”: non ha precisato da chi e come verrà amministrata Gaza, limitandosi a dire che Hamas non avrà alcun ruolo.
“Non ci sarà una presenza civile per Israele a Gaza dopo la guerra”, ha detto il ministro, “ma Israele manterrà una libertà di azione operativa nella Striscia e intraprenderà ogni azione necessaria per garantire che Gaza non rappresenti una minaccia”. Per riassumere il suo pensiero in una frase, il documento si conclude così: “Hamas non governerà Gaza, Israele non…
Per la prima volta Israele ha delineato il futuro di Gaza quando finiranno le operazioni militari. In un documento reso pubblico giovedì sera, il ministro della Difesa Yoav Gallant, uno dei tre membri del cosiddetto gabinetto di guerra del governo di Gerusalemme, afferma che lo Stato ebraico manterrà il diritto di garantire la sicurezza nella striscia, ma che il territorio, “essendo abitato da palestinesi, avrà un governo palestinese, a condizione che non vi siano azioni ostili o minacce verso lo stato di Israele”: non ha precisato da chi e come verrà amministrata Gaza, limitandosi a dire che Hamas non avrà alcun ruolo.
“Non ci sarà una presenza civile per Israele a Gaza dopo la guerra”, ha detto il ministro, “ma Israele manterrà una libertà di azione operativa nella Striscia e intraprenderà ogni azione necessaria per garantire che Gaza non rappresenti una minaccia”. Per riassumere il suo pensiero in una frase, il documento si conclude così: “Hamas non governerà Gaza, Israele non governerà i civili di Gaza”.
Nel documento, Gallant parla inoltre di una fase di transizione in cui una “forza multinazionale” guidata dagli Stati Uniti avrà il compito di ricostruire Gaza dopo la guerra, con un compito di primo piano affidato all’Egitto: non è chiaro dal suo discorso se questo scenario sia stato già concordato con il Cairo, il primo Paese arabo ad avere firmato la pace con Israele, nel 1979, o se si tratti soltanto di un auspicio.
Come che sia, l’intervento del ministro della Difesa israeliano sembra smentire due ipotesi avanzate negli scorsi tre mesi da esponenti palestinesi e dai critici di Israele: che Gerusalemme punti a espellere i due milioni e 300 mila palestinesi residenti a Gaza; o che la guerra sia addirittura parte di un piano per il “genocidio” del popolo palestinese, come sostengono alcuni. Gallant non fa alcun cenno a una rioccupazione della Striscia da parte di Israele, né a una qualsiasi intenzione di operare un trasferimento forzato della popolazione palestinese all’estero, per esempio in Egitto, come sostenuto da alcuni.
Ciò non significa che, all’interno del governo israeliano, le forze di estrema destra non preferirebbero un piano di tale genere. A ciò si devono probabilmente le indiscrezioni dei giorni scorsi secondo cui Israele avrebbe preso contatti con il Congo per facilitare la deportazione nel Paese africano di un certo numero di palestinesi di Gaza. E nei giorni scorsi sono trapelati commenti di autorità israeliane secondo le quali “un conto sarebbe avere 2 milioni di palestinesi nella Striscia, un altro sarebbe se ne restassero soltanto 200 mila”.
Resta inoltre da notare che finora il primo ministro Benjamin Netanyahu non è intervenuto approfonditamente sulla questione, limitandosi a dire che Gaza non potrà essere “in mano ad Hamas o a Fatah”, includendo nella lista degli esclusi da un futuro governo palestinese della striscia anche il principale partito dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), l’organismo che governa i Territori Autonomi della Cisgiordania dall’inizio del processo di pace trent’anni fa, presieduto dall’89enne Abu Mazen. Ma non è chiaro se con questa affermazione Netanyahu escluda un governo affidato a una Anp “rivitalizzata”, il termine usato dal segretario di Stato americano Antony Blinken – che torna stamane in Medio Oriente per una nuova missione diplomatica nella regione - per descrivere un possibile futuro governo di Gaza.
Di certo c’è che, insieme a Benny Gantz, l’ex-generale, ex-ministro della Difesa e leader dell’opposizione entrato a fare parte del gabinetto di guerra per affrontare la crisi provocata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso, il ministro della Difesa Gallant rappresenta la parte più autorevole e più credibile dell’attuale governo di unità nazionale e verosimilmente quella più in sintonia con le posizioni espresse dagli Stati Uniti sulla crisi.