Parigi, battaglia per salvare il laboratorio di Marie Curie. "Monumento storico", "No, è radioattivo"
di Benedetta PerilliQuando la difesa del patrimonio incontra le ragioni della scienza, incrociando anche le battaglie femministe, il risultato è l’accensione di un complesso corto circuito. Accade nel cuore di Parigi, alle spalle del Quartiere Latino, o più precisamente nel quadrante che fu il quartier generale di un gruppo di ricercatori illuminati guidati da quella che sarebbe diventata la prima donna a ricevere un premio Nobel.
Da ottobre la notizia dell’imminente demolizione di uno degli storici laboratori di Marie Curie aveva iniziato a circolare sui social grazie all’interessamento dell’attivista per il patrimonio Baptiste Gianeselli. Un semplice cittadino senza scopi politici che fa da megafono per la comunità su problemi legati ai beni urbani e ha al suo attivo la vittoria per il rifacimento di Place de la Concorde e tra le prossime frecce da scoccare quella contro la futura sistemazione delle piazze di Notre Dame.
Era stato lui a scoprire per primo un cartello affisso al Musée Curie con un …
Quando la difesa del patrimonio incontra le ragioni della scienza, incrociando anche le battaglie femministe, il risultato è l’accensione di un complesso corto circuito. Accade nel cuore di Parigi, alle spalle del Quartiere Latino, o più precisamente nel quadrante che fu il quartier generale di un gruppo di ricercatori illuminati guidati da quella che sarebbe diventata la prima donna a ricevere un premio Nobel.
Da ottobre la notizia dell’imminente demolizione di uno degli storici laboratori di Marie Curie aveva iniziato a circolare sui social grazie all’interessamento dell’attivista per il patrimonio Baptiste Gianeselli. Un semplice cittadino senza scopi politici che fa da megafono per la comunità su problemi legati ai beni urbani e ha al suo attivo la vittoria per il rifacimento di Place de la Concorde e tra le prossime frecce da scoccare quella contro la futura sistemazione delle piazze di Notre Dame.
Era stato lui a scoprire per primo un cartello affisso al Musée Curie con un permesso di demolizione del Pavillon des Sources, il piccolo edificio a due piani in mattoni incluso nell’area dell’Istituto Curie dove la scienziata lavorò insieme al suo team agli studi sulle sostanze radioattive. Inizio lavori previsto per l’8 gennaio 2024; scopo del progetto la realizzazione di un moderno edificio a cinque piani destinato a ospitare un innovativo laboratorio di ricerca contro i tumori.
Da allora era partita una campagna che aveva lentamente raccolto il favore della società civile, e in particolare di alcune associazioni femministe che sostenevano la causa del riscatto della doppia vincitrice del premio Nobel (per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911), fino ad arrivare sulle pagine della stampa internazionale e a ottenere l’appoggio di alcuni esponenti politici come l’ex ministra della Giustizia oggi a capo del partito d’opposizione Les Républicains al Comune di Parigi Rachida Dati o la collega di partito Anne Biraben che accusa l'Institut Curie di aver già distrutto un altro edificio art déco nella stessa area.
Il Pavillon des Sources / Foto Baptiste Gianeselli
“Un luogo emblematico della storia e della scienza che non è ancora stato messo dal Governo sotto la protezione prevista dalla legge sui monumenti storici, per questo chiediamo alla ministra della Cultura di portare avanti una richiesta di riconoscimento del valore monumentale del Pavillon”, così si leggeva in una delle tante raccolte firme circolate online che, evidentemente, hanno raggiunto il destinatario.
Proprio su X infatti, la ministra della cultura Rima Abdul Malak – una dei nomi più papabili dell’imminente rimpasto che starebbe per abbattersi sul governo Macron - ha informato venerdì di aver incontrato Thierry Philip, presidente dell’Institut Curie, e di aver disposto una pausa sulla demolizione del laboratorio “per darsi il tempo di studiare tutte le alternative possibili”.
Il rendering del nuovo spazio
Salvataggio in extremis dunque ma vittoria dimezzata e non soltanto perché la ministra non ha parlato di un veto definitivo ma di una pausa sui lavori. A preoccupare, soprattutto la comunità scientifica anche interna allo stesso Institut Curie, sono le sorti del grande e modernissimo centro di ricerca che avrebbe dovuto sorgere sulla collina Sainte-Geneviève andando ad occupare anche il posto del piccolo laboratorio e diventando il primo centro europeo di chimica biologica per il cancro.
A difendere le ragioni del progresso, molti ricercatori e cariche del centro tra le quali il suo direttore Thierry Philip che a Repubblica spiega: "Il Pavillon des Sources è uno dei tre edifici che compongono la struttura, insieme al Pavillon Curie, dove c’è il museo, al Pavillon Pasteur e al giardino che non verranno toccati. È uno spazio di 109 metri quadrati interamente radioattivo il cui ingresso è vietato da cinque anni dall’autorità di sicurezza nucleare. Decontaminarlo costerebbero più di 2 milioni di euro”.
"Anche il padiglione che ora ospita il museo era altamente radioattivo prima che venisse decontaminato”, ribatte a Repubblica Baptiste Gianeselli. “Non un semplice laboratorio ma un padiglione dal valore sia storico che commemorativo dove durante la Prima Guerra Mondiale, qui Marie Curie preparò le ampolle di radio destinate a sterilizzare le ferite dei nostri soldati. Era volontà di Ève Curie che fosse destinato più spazio alla memoria dei suoi genitori. Alla sua morte, ha lasciato in eredità all'Istituto un milione di dollari. Voleva che tutta la struttura, compreso il Pavillon des Sources, diventasse monumento storico”.
Trasformare la città in museo o lasciarla vivere, si domanda ora Philip che sente di essere ostaggio di uno scontro più grande, quello tra la destra e la sinistra del Comune di Parigi. “La scienza è apolitica e noi vogliamo soltanto riportare in Francia i cervelli in fuga mettendo loro a disposizione nuovi spazi di ricerca. Abbiamo bisogno di oltre 2mila metri quadrati di spazio operativi entro due anni. Ora spetta al governo aiutarci a trovarli. Ho un permesso di demolizione legale, una data già concordata con la ministra oltre la quale non voglio andare e sono nel pieno diritto di abbattere l’edificio. L’unica cosa che può impedirlo è che il ministero decida di classificarlo come monumento storico”.
E poi conclude ricordando che “quando nel 1914 fu distrutto l’hangar nel quale Marie Curie ha scoperto il radio, lei era viva e non fece alcuna contestazione perché aveva bisogno di laboratori. Sono sicuro che se fosse ancora qui non avrebbe dubbi nel lasciare spazio alla scienza”.