Poveri, giovani e minoranze: la sfida di Joe Biden è riconquistarli
di Gianni RiottaPRINCETON (New Jersey) — Mercoledì scorso, prima di lanciare con un discorso sulla crisi della democrazia nell’America di Donald Trump la campagna elettorale 2024, il presidente Joe Biden ha invitato alla Casa Bianca un gruppo di storici, per un summit riservato. Nessuno degli studiosi presenti, il biografo di Biden, Jon Mecham, il professore di studi afroamericani a Princeton, Eddie Glaude, Annette Gordon-Reed di Harvard, ha dato interviste, ma dalle indiscrezioni dei campus emergono idee, dubbi, angosce dell’anziano leader, 81 anni, davanti all’ultima campagna di una vita politica cominciata con l’elezione a presidente degli studenti al liceo Archmere Academy, 1959, poi a consigliere della Contea di New Castle, Delaware, 1970.
PRINCETON (New Jersey) — Mercoledì scorso, prima di lanciare con un discorso sulla crisi della democrazia nell’America di Donald Trump la campagna elettorale 2024, il presidente Joe Biden ha invitato alla Casa Bianca un gruppo di storici, per un summit riservato. Nessuno degli studiosi presenti, il biografo di Biden, Jon Mecham, il professore di studi afroamericani a Princeton, Eddie Glaude, Annette Gordon-Reed di Harvard, ha dato interviste, ma dalle indiscrezioni dei campus emergono idee, dubbi, angosce dell’anziano leader, 81 anni, davanti all’ultima campagna di una vita politica cominciata con l’elezione a presidente degli studenti al liceo Archmere Academy, 1959, poi a consigliere della Contea di New Castle, Delaware, 1970.
Joseph Robinette Biden, secondo presidente cattolico dopo J. F. Kennedy, ha ragionato con gli storici di sei decenni di impegno, dal presidente repubblicano Eisenhower, eroe dello sbarco in Normandia 1944, alla rivolta al Campidoglio 2021, da Richard Nixon, presidente quando Biden vince il seggio al Senato nel 1972, a Barack Obama, di cui è vice per otto anni.
Biden, racconta uno dei presenti, paventa «la deriva nazionalista di Trump, con la rivolta a Capitol Hill e l’attacco al voto 2020, e la revanche autoritaria nel mondo, Putin, Xi Jinping, i populisti in Europa e America Latina». Per Biden «Le elezioni 2024 hanno per posta l’anima degli Stati Uniti» e la sua vittoria, o la rivincita di Trump, saranno dunque determinate, in novembre, dal saper parlare a quest’anima collettiva, pessimista, inquieta, dubbiosa.
Joe Biden riconosce di essere alle corde, il pollster Nate Silver stima ai minimi la sua popolarità, 38,3%, con un giudizio negativo del 55,5% dei cittadini. Dal gennaio 2021 un crollo del 15%, debacle rispetto al Bill Clinton a fine primo mandato, elogiato dal 59% degli americani. Biden va sotto nei consensi il 3 settembre 2021 e da allora non rimonta.
Non sono stati i guai giudiziari del figlio Hunter Biden a metterlo in difficoltà, spiega l’analista Galen Druke, ma i mesi di inflazione, costati caro al supermarket e alla pompa di benzina agli elettori poveri, in parallelo al distacco progressivo dalle minoranze, afroamericani e latini. Ai neri Biden deve le elezioni 2020, era di fatto eliminato alle primarie democratiche, quando, il 29 febbraio, il deputato Jim Clyburn lo condusse alla vittoria in South Carolina, dove non aveva neppure un ufficio in funzione.
Da allora il clima è mutato, annota il data scientist del New York Times Nate Cohn, nel 2020 Biden aveva il voto del 70% dei cittadini non bianchi, adesso è al 53%, con i giovani ad abbandonarlo in massa. La candidatura di Kamala Harris, prima vicepresidente di colore, aveva giovato ai democratici, ma la performance dell’ex senatrice ha deluso. I mesi di inflazione, malgrado la ripresa e i miracoli dell’occupazione rispetto all’Europa, pesano su Biden. Nel 2012 il 90% degli elettori di colore che guadagna meno di 50.000 dollari l’anno premiava i democratici, ora sono il 70%. Tra il ceto medio, fino a 100.000 dollari, si scende dall’80 al 65%, stazionari, intorno al 70%, fra chi supera quota 100.000.
Poveri, giovani e minoranze, ecco il paese che diserta il campo di Biden, mentre Trump presidia con forza la compagine di bianchi, maschi, non laureati. Tra intellettuali e studenti nuoce il sostegno a Israele, dopo il pogrom di Hamas. La strategia di trasformare il voto di novembre in un referendum sulla democrazia, negli Usa e nel mondo, si radica in questi numeri, discussi con gli storici quattro giorni fa. Tanto più che, a stare ai sondaggi Quinnipiac University, Bideconomics, la dottrina economica di Biden, malgrado i risultati positivi, è bocciata da tre americani su quattro.
Preoccupato, Barack Obama contesta all’ex vice, «con animate discussioni», i ritardi nella campagna, finora sonnolenta, e domani Biden seguirà a ruota la Harris in South Carolina, pregando nell’antica chiesa Mother Emanuel di Charleston, dove nel 2015 un razzista bianco sterminò, per odio, nove parrocchiani neri. Se l’America votasse su Biden, ultimo leader di una potenza ottimista e fiduciosa nella propria egemonia, il verdetto sarebbe negativo, la maggioranza non lo ritiene capace di invertire il declino del Paese. Ma se, con un ultimo hurrà, Biden evocasse lo spettro fosco di Trump, primo uomo forte alla Casa Bianca, allora, forse, la partita potrà restare aperta in dieci mesi di passione politica.