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La sfida alla Corte dell’Aia: chi sono i due avvocati che difendono Gaza e Israele

A sinistra John Dugard, a destra Malcolm Shaw

 
La prossima settimana la Corte internazionale di giustizia terrà due udienze pubbliche sul caso presentato dal Sudafrica contro Israele per atti di “genocidio” a Gaza. Ecco chi sono John Dugard e Malcolm Shaw, i due legali che rappresenteranno l’accusa e la difesa
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LONDRA - Christopher John Robert Dugard, detto John Dugard, ha 87 anni e forse questa sarà la sua ultima grande battaglia giudiziaria. Non era mai successo sinora che uno Stato, come il suo Sudafrica, portasse Israele davanti alla Corte di Giustizia dell’Aia per accuse di genocidio nei confronti del popolo palestinese, per l’offensiva in corso a Gaza in risposta ai brutali attentati di Hamas del 7 ottobre scorso. Prime udienze: l’11 e il 12 gennaio.

Dugard, sudafricano bianco nato a Fort Beaufort, laureatosi anche a Cambridge ed esperto di legge internazionale e diritti umani, è stato tra coloro che hanno scritto la costituzione sudafricana dopo l’apartheid. Alle Nazioni Unite è stato per anni prima presidente della Commissione sui Territori palestinesi dopo la Seconda Intifada del 2000, poi “Relatore speciale dell’Unhcr per i rifugiati.

Durante il suo lavoro all’Onu, Dugard ha denunciato più volte “le discriminazioni degli israeliani nei confronti dei palestinesi”, “l’impunità d…

LONDRA - Christopher John Robert Dugard, detto John Dugard, ha 87 anni e forse questa sarà la sua ultima grande battaglia giudiziaria. Non era mai successo sinora che uno Stato, come il suo Sudafrica, portasse Israele davanti alla Corte di Giustizia dell’Aia per accuse di genocidio nei confronti del popolo palestinese, per l’offensiva in corso a Gaza in risposta ai brutali attentati di Hamas del 7 ottobre scorso. Prime udienze: l’11 e il 12 gennaio.

Dugard, sudafricano bianco nato a Fort Beaufort, laureatosi anche a Cambridge ed esperto di legge internazionale e diritti umani, è stato tra coloro che hanno scritto la costituzione sudafricana dopo l’apartheid. Alle Nazioni Unite è stato per anni prima presidente della Commissione sui Territori palestinesi dopo la Seconda Intifada del 2000, poi “Relatore speciale dell’Unhcr per i rifugiati.

Durante il suo lavoro all’Onu, Dugard ha denunciato più volte “le discriminazioni degli israeliani nei confronti dei palestinesi”, “l’impunità dello Stato e della polizia israeliana verso gli insediamenti illegali in Cisgiordania”, fino a definire, nel 2007, le politiche di Israele “simili all’apartheid in Sudafrica”. Anzi, peggio, in un’intervista del 2015: «Sono un sudafricano che ha vissuto durante l’apartheid e non ho alcuna esitazione nel dire che i crimini di Israele sono infinitamente peggiori».

Israele ha sempre considerato Dugard “fazioso”. Il prof non si è mai curato delle accuse e oggi è la punta di diamante del team di avvocati sudafricani che lanciato il guanto di sfida contro Israele alla Corte internazionale. Nella mozione di 80 pagine si legge: “Le azioni e le omissioni di Israele sono di carattere genocida, con un intento specifico: distruggere i palestinesi a Gaza. Questo infrange la convenzione Onu anti-genocidio del 1948”.

E ancora, secondo Dugard: “Israele ha perseguito attacchi contro ospedali, ucciso un numero sproporzionato di civili, li ha sfollati, privati di cibo, luce e acqua. La minaccia è quella di rendere Gaza permanentemente inabitabile e i palestinesi animali umani”. Il Sudafrica cita poi politici e rappresentanti israeliani che in passato hanno chiesto «la distruzione non solo di Hamas ma dei palestinesi, come il primo ministro Benjamin Netanyahu». Il riferimento è a un suo discorso del 29 ottobre in cui “giustificherebbe l’uccisione dei palestinesi” citando la punizione contro Amalek nella Bibbia ebraica. Ma nel mirino ci sono anche gli appelli dei ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir ad espellere i palestinesi per sempre dalla Striscia.

Con questa denuncia al tribunale internazionale dell’Onu, il Sudafrica vuole dimostrare, tramite l’articolo 74 dello statuto della Corte, che Israele è andata ben oltre “l’autodifesa” e che a Gaza sta compiendo “un genocidio”, ossia la distruzione intenzionale di un popolo o di parte di esso. La Corte di giustizia dell’Aia (Icj), che a differenza della Corte Criminale Internazionale (Icc) non tratta casi individuali ma le condotte di uno Stato, non sentenzierà se Israele abbia commesso un genocidio, bensì se ci sono prove sufficienti per un rischio simile. In tal caso, i giudici potranno emettere provvedimenti vincolanti per limitare l’offensiva militare, anche se in passato sono stati spesso ignorati (vedi la Russia per l’aggressione in Ucraina). In ogni caso, sarebbe un colossale smacco internazionale per Israele. Questo è il vero obiettivo di Dugard e del Sudafrica. (dal nostro corrispondente Antonello Guerrera)

LONDRA — «È un onore, un privilegio e un motivo di orgoglio rappresentare Israele»: Malcolm Shaw, l’avvocato inglese scelto dal governo dello Stato ebraico per difendersi dall’accusa di genocidio presentata dal Sudafrica presso la Corte Internazionale dell’Aia, commenta così la sua nomina. Di certo, Israele non poteva trovare un giurista migliore. Oltre a essere un King’s Counsel (alla lettera un “consulente del re”), la categoria più prestigiosa dei barrister, come si chiamano nel Regno Unito i legali che difendono un imputato in tribunale (ruolo distinto da quello dei solicitor, gli avvocati che preparano i casi senza partecipare al dibattimento in aula o per questioni che non richiedono una sentenza), il 76enne Shaw è un illustre accademico e un autore di libri di diritto di fama mondiale.

Laureato in giurisprudenza all’università di Leicester, ha ottenuto un master in legge all’Università Ebraica di Gerusalemme e un dottorato in legge alla Keele University. A Leicester ha insegnato diritto internazionale e diritti umani fino alla pensione ed è ora un docente emerito all’università di Cambridge. In aggiunta all’attività forense ha scritto un libro sulle dispute territoriali diventato un best-seller globale e innumerevoli altri testi di diritto, incluso uno, “Genocide and international law”, pubblicato nel 1989, specificatamente sul problema che sarà discusso all’Aia l’11 e 12 gennaio. È già intervenuto in vari casi di fronte alla Corte Internazionale, rappresentando Emirati Arabi Uniti, Serbia e Camerun.

Israele respinge con sdegno l’accusa di genocidio, ma avendo firmato la convenzione dell’Onu sul genocidio ha accettato di difendersi davanti al tribunale dell’Aia. «Non siamo noi ad avere perpetrato un genocidio, è Hamas che, se potesse, ucciderebbe tutti i cittadini israeliani», ha dichiarato il primo ministro Netanyahu. «Il nostro esercito, viceversa, agisce nel maggior rispetto possibile della morale e delle leggi di guerra».

Accusare Israele di “genocidio”, termine generalmente usato per descrivere lo sterminio di 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti durante l’Olocausto, suscita riprovazione nell’opinione pubblica israeliana. I media di Gerusalemme sottolineano che Israele ha lanciato la controffensiva su Gaza dopo l’attacco senza precedenti di Hamas del 7 ottobre scorso, che ha ucciso in un giorno 1.200 israeliani e ne ha presi altri 240 in ostaggio. Il Sudafrica sostiene lo stesso che «gli atti di Israele hanno carattere di genocidio perché intendono portare alla distruzione di una sostanziale parte del popolo palestinese». Israele replica che ha fatto di tutto per allontanare i civili dalle zone di Gaza bombardate e che almeno un terzo delle vittime sono combattenti di Hamas. «La storia giudicherà il Sud Africa senza misericordia per questa vergognosa accusa nei nostri confronti», conclude Eylon Levy, portavoce del governo israeliano.

La Corte Internazionale dell’Aia, massimo organo giudiziario dell’Onu (con il compito di risolvere dispute fra Stati ed esprimere opinioni in merito, ma senza il potere di incriminare), ha già esaminato una volta il comportamento di Israele, definendo illegale la costruzione del muro lungo il confine con la Cisgiordania, eretto da Israele per difendersi da attacchi terroristici. Rispetto all’accusa di genocidio, il professor Amichai Cohen, esperto di diritto dell’Israel Democracy Institute, crede che la Corte non ordinerà a Israele di interrompere le operazioni militari, ma potrebbe chiedere un incremento degli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza.

(di Enrico Franceschini)

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