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Gaza, la denuncia di Save The Children: “Dieci bambini al giorno amputati spesso senza anestesia”

(reuters)
Dall’inizio della guerra almeno mille bambini palestinesi hanno perso una o entrambe le gambe
2 minuti di lettura

Erano le settimane dei bombardamenti israeliani più intensi su Gaza City, fine ottobre, un cielo di fuoco che ha lasciato migliaia di morti sul terreno. Fatima viveva nella capitale di Gaza con la sua famiglia, si è miracolosamente salvata. Ma all’ospedale ha dovuto fare i conti con la tragedia di quel “privilegio”: ha 16 anni e non potrà più camminare, ha perso entrambe le gambe.

Anche Dina era sopravvissuta. Tredici anni, di Khan Yunis, è rimasta ferita a metà dicembre quando la sua casa è stata completamente distrutta in un raid israeliano. I suoi genitori e i due fratelli non ce l’hanno fatta. A Dina hanno dovuto amputare la gamba destra. La sua storia, raccolta dai volontari dell’Unicef, ha fatto il giro del mondo. Dina non aveva perso l’entusiasmo, «voglio fare l’avvocato da grande e difendere i diritti dei bambini», raccontava. È morta il 17 dicembre all’ospedale Nasser.

Gaza, raid israeliano a Khan Yunis: colpito il reparto di maternità dell'ospedale Nasser

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Erano le settimane dei bombardamenti israeliani più intensi su Gaza City, fine ottobre, un cielo di fuoco che ha lasciato migliaia di morti sul terreno. Fatima viveva nella capitale di Gaza con la sua famiglia, si è miracolosamente salvata. Ma all’ospedale ha dovuto fare i conti con la tragedia di quel “privilegio”: ha 16 anni e non potrà più camminare, ha perso entrambe le gambe.

Anche Dina era sopravvissuta. Tredici anni, di Khan Yunis, è rimasta ferita a metà dicembre quando la sua casa è stata completamente distrutta in un raid israeliano. I suoi genitori e i due fratelli non ce l’hanno fatta. A Dina hanno dovuto amputare la gamba destra. La sua storia, raccolta dai volontari dell’Unicef, ha fatto il giro del mondo. Dina non aveva perso l’entusiasmo, «voglio fare l’avvocato da grande e difendere i diritti dei bambini», raccontava. È morta il 17 dicembre all’ospedale Nasser.

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La guerra a Gaza travolge le vite dei bambini, almeno 6mila morti sotto le bombe, dice il governo della Striscia controllato da Hamas. L’Unicef ha definito Gaza il «posto più pericoloso al mondo dove essere un bambino». Chi sopravvive spesso deve fare i conti con un destino atroce. Dall’inizio dell’offensiva israeliana, più di mille minori hanno perso una o entrambe le gambe, sono più di 10 bambini al giorno, certifica Save The Children sulla base dei dati raccolti dall’Unicef.

Molte amputazioni vengono effettuate senza anestesia, raccontano i volontari dell’organizzazione perché il sistema sanitario è collassato e gli aiuti medici inviati dalla comunità internazionale non bastano a curare le migliaia di feriti nelle città assediate del Nord o sfollati verso Sud. C’è una «grave carenza di medici e infermieri e di anestetici e antibiotici», denuncia Save The Children. La mancanza di energia elettrica non facilita il lavoro dei sanitari, «nel Nord dell’enclave si curano i feriti con la luce fioca delle torce», raccontano i volontari della Mezzaluna Rossa Palestinese. Impossibile pensare a un impianto di protesi.

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Jason Lee, responsabile di Save The Children nei Territori palestinesi, racconta di aver visto «medici e infermieri completamente sopraffatti mentre i bambini arrivavano con ferite da esplosione. L’impatto nel vedere i piccoli soffrire così tanto e non avere le attrezzature e le medicine per curarli o alleviare il dolore è troppo forte anche per i professionisti più esperti».

A Gaza più del 40% della popolazione ha meno di 14 anni, l’Unicef fotografa l’emergenza dei minori che si trovano ad affrontare una triplice minaccia: l’aumento delle malattie, il «crollo della nutrizione e l’escalation delle ostilità».

La crescita esponenziale dei casi di diarrea è un segno «che la salute dei bambini si sta rapidamente deteriorando», spiega l’organizzazione, che lancia l’allarme anche sulle carenze alimentari: «Circa il 90% dei bambini di età inferiore ai due anni consuma due o meno gruppi di alimenti».

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