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Pasticcio a Bruxelles: Michel si candida e sulla sua poltrona può finire Orbán

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L’ungherese a luglio rischia di prendere per diversi mesi il posto dell’attuale presidente del Consiglio Ue
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BRUXELLES - Un gigantesco ingorgo istituzionale. Per l’Unione europea luglio rischia di diventare il mese in cui si concentrano tutte le principali scelte sui principali incarichi. Dal Parlamento europeo alla Commissione fino, a questo punto, alla presidenza del Consiglio. Passando, anche se si tratta di un organismo non comunitario, per la Segreteria generale della Nato.

Il “traffico” intorno alle più alte poltrone d‘Europa si è intensificato in questi primi giorni di gennaio. E forse anche complicato perché si sta manifestando nello scacchiere dell’Unione una specie di convitato di pietra: Viktor Orbán, il premier ungherese e il più sovranista e antieuropeista dell’Unione. Una sorta di piccolo incubo per i 27.

Tutto nasce dall’annuncio fatto dal belga Charles Michel, attuale presidente del Consiglio europeo, di candidarsi alle prossime elezioni di giugno. Una scelta che comporta una conseguenza non da poco: in caso di elezione - molto probabile - dovrebbe dimettersi dall’attuale inc…

BRUXELLES - Un gigantesco ingorgo istituzionale. Per l’Unione europea luglio rischia di diventare il mese in cui si concentrano tutte le principali scelte sui principali incarichi. Dal Parlamento europeo alla Commissione fino, a questo punto, alla presidenza del Consiglio. Passando, anche se si tratta di un organismo non comunitario, per la Segreteria generale della Nato.

Il “traffico” intorno alle più alte poltrone d‘Europa si è intensificato in questi primi giorni di gennaio. E forse anche complicato perché si sta manifestando nello scacchiere dell’Unione una specie di convitato di pietra: Viktor Orbán, il premier ungherese e il più sovranista e antieuropeista dell’Unione. Una sorta di piccolo incubo per i 27.

Tutto nasce dall’annuncio fatto dal belga Charles Michel, attuale presidente del Consiglio europeo, di candidarsi alle prossime elezioni di giugno. Una scelta che comporta una conseguenza non da poco: in caso di elezione - molto probabile - dovrebbe dimettersi dall’attuale incarico in anticipo, ossia il 16 luglio quando si terrà la prima sessione plenaria del nuovo Parlamento. Anziché a fine novembre. Questo implica un precipitare e un concentrarsi degli eventi. Perché? In primo luogo perchè nella “vacatio” la presidenza del Consiglio viene assunta dal presidente di turno dell’Ue: ossia, appunto, da Viktor Orbán. Una eventualità che inizia a spaventare non pochi partner. L’ungherese avrebbe in mano per qualche mese la gestione di dossier delicati, a partire proprio dalle nomine. L’avvio della nuova legislatura europea partirebbe sotto una stella non proprio buona. Per evitare questa opzione, bisognerebbe anticipare a luglio la designazione del successore di Michel. Nelle stesse settimane in cui si dovrà decidere anche per la/il nuova/o presidente della Commissione, del Parlamento europeo e parallelamente del vertice dell’Alleanza Atlantica.

(afp)

Bisogna tenere presente che il Consiglio europeo, già convocato per il 27 giugno dovrebbe designare il nome per il dopo Von der Leyen a Palazzo Berlaymont (o la sua conferma) ed eventualmente eleggere il nuovo presidente del Consiglio. Tempi strettissimi e soprattutto una trattativa molto ingarbugliata. Non è infatti escluso che a luglio venga convocato un vertice straordinario per dipanare la matassa. E’ davvero molto improbabile che tutto si stabilisca i quei due giorni di giugno. In gioco ci sono gli assetti dell’Ue per i prossimi cinque anni.

Anche perché le varie nomine vengono concordate sulla base di equilibri politici (e quindi dei rapporti di forza tra Ppe, Pse, Conservatori e Liberali in primo luogo) e nazionali. Un “pacchetto” solitamente costruito con il tempo. Stavolta invece a luglio si sommeranno quasi tutte le scelte. Il 16 luglio, quindi, si dovrà eleggere la presidenza del Parlamento. In corsa c’è Roberta Metsola, la popolare maltese che ricopre lo stesso incarico da due anni. Ma la selezione delle candidature dipenderà dall’esito elettorale. Poco prima, tra il 9 e l’11 luglio si riunirà a Washington il summit della Nato nel corso del quale si indicherà il successore di Jens Stoltenberg alla guida dell’Alleanza. Tra i nomi in corsa l’attuale primo ministro olandese, Mark Rutte, ma anche l’attuale presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Una ipotesi, quest’ultima, che inciderebbe sensibilmente sulla “geografia” delle poltrone europee.

Sempre a luglio, dunque, i capi di Stato e di governo dovrebbero poi nominare (con una maggioranza qualificata del 55 per cento degli Stati membri che esprimano almeno il 65 per cento della popolazione europea) il presidente del consiglio europeo se intendono evitare il pericolo Orbán. E quindi designare sempre con una maggioranza qualificata anche il capo della Commissione. Che poi potrebbe essere votato dal Parlamento o nella stessa sessione plenaria di luglio o al più tardi in quella fissata per metà settembre. Di certo un orientamento dovrà essere assunto comunque prima della pausa estiva per impedire un “vuoto” di potere politico e una indeterminatezza che certo non farebbe bene all’Ue. E nel quale la presenza ingombrante di Orbán assumerebbe un rilievo ulteriore.

In questo quadro di “concentrazione decisionale” sarà inevitabile che alcuni dei Paesi più influenti, come la Francia e la Germania, rimettano sul tavolo il nome di Mario Draghi per Palazzo Berlaymont o per il “dopo-Michel”. La partita è appena iniziata. Ma già in questo primo tempo l’Ue si gioca buona parte del suo futuro.

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