Il paradiso della discordia: insulti a Modi per l’invito agli indiani a disertare le Maldive filo-cinesi
di Carlo PizzatiCHENNAI – “Pagliaccio”, “pupazzo d’Israele”, “terrorista”: insulti al premier indiano Narendra Modi da rappresentanti governativi del piccolo, ma famosissimo arcipelago delle Maldive, paradiso del turismo mondiale. Di quale orribile crimine s’è macchiato il premier per meritare tanto livore, sbocciato in uno scontro diplomatico con la sospensione di tre ministri?
Modi ha postato su X (ex Twitter) le immagini delle vacanze di Capodanno passate in un arcipelago indiano 160 chilometri a Nord delle Maldive. Le Laccadive (o Laskhadweep: “centomila isole”) sono 12 graziosi atolli corallini di 32 chilometri quadrati complessivi. Vi arrivano appena 10 mila turisti l’anno, la metà indiani. Quest’anno è arrivato anche Modi per stringere mani, consegnare onorificenze, congratularsi con politici e concedersi una lezione di snorkeling con giubbotto d’ordinanza per un principiante di 73 anni. S’è poi lasciato fotografare meditabondo su una poltrona in riva al mare e mentre passeggia assorto sul bag…
CHENNAI – “Pagliaccio”, “pupazzo d’Israele”, “terrorista”: insulti al premier indiano Narendra Modi da rappresentanti governativi del piccolo, ma famosissimo arcipelago delle Maldive, paradiso del turismo mondiale. Di quale orribile crimine s’è macchiato il premier per meritare tanto livore, sbocciato in uno scontro diplomatico con la sospensione di tre ministri?
Modi ha postato su X (ex Twitter) le immagini delle vacanze di Capodanno passate in un arcipelago indiano 160 chilometri a Nord delle Maldive. Le Laccadive (o Laskhadweep: “centomila isole”) sono 12 graziosi atolli corallini di 32 chilometri quadrati complessivi. Vi arrivano appena 10 mila turisti l’anno, la metà indiani. Quest’anno è arrivato anche Modi per stringere mani, consegnare onorificenze, congratularsi con politici e concedersi una lezione di snorkeling con giubbotto d’ordinanza per un principiante di 73 anni. S’è poi lasciato fotografare meditabondo su una poltrona in riva al mare e mentre passeggia assorto sul bagnasciuga, le vesti fluenti abbandonate alla brezza marina. “Cari indiani”, ha postato, “invece di cercare all’estero spiagge come queste, perché non restare in India? Vi imploro, venite qui a vedere quant’è bello”.
In queste frasi piuttosto innocenti Mariyam Shiuna, viceministra per la gioventù del neoeletto governo delle Maldive, ha letto qualcos’altro. Ed ha attaccato: “Ma che pagliaccio. Il pupazzo di Israele signor Narendra fa il subacqueo con il giubbotto salvagente (faccina schifata, ndr)”. Altri ministri maldiviani gli hanno dato del terrorista. Sono scappati commenti razzisti: “L’unico problema dei turisti indiani è l’odore che lasciano nella camera d’albergo dopo la partenza”.
I maldiviani hanno quindi interpretato le foto di Modi come un invito a scegliere le Laccadive invece delle Maldive. Dietro ciò serpeggiano questioni decennali dai risvolti anche religiosi. E il timore che Modi voglia punire il neoeletto presidente maldiviano Mohamed Moizu, a capo di un governo filo-cinese, che ha promesso di spazzare via la presenza militare indiana con una campagna chiamata proprio “India out”. E quindi “China in”, temono a Delhi.
Subito, il ministero degli Esteri indiano ha convocato l’ambasciatore delle Maldive. La viceministra è stata sospesa assieme ad altri due ministri. Ma è tardi. Potenti star di Bollywood, autorevoli funzionari governativi e noti imprenditori del turismo hanno propagato gli hashtag “boicottiamo le Maldive” e “visitiamo le isole indiane.” Il sito indiano EasyMyTrip ha bloccato i canali di prenotazioni per le Maldive: “E abbiamo registrato un aumento del 3400% di richieste di informazioni sulle Laccadive”.
Le perdite di incassi che questo boicottaggio possono arrecare sono enormi: un terzo dei visitatori delle Maldive arriva dall’India. E i quasi 3 miliardi incassati dal settore turistico rappresentano un quarto dell’economia. Se il boicottaggio avrà pieno successo, si parla di una perdita di 1 miliardo di euro.
Dietro le foto piacione, tipiche della formidabile squadra di marketing di Modi, di là della stizza della giovane viceministra maldiviana e oltre alla spiacevolezza degli insulti scambiati, la faccenda è seria.
Capita che il presidente Moizu sia proprio a Pechino in questi giorni per il suo secondo viaggio ufficiale. Il primo, rompendo con la tradizione, invece che a Delhi è stato in Turchia. Nelle Maldive si percepisce la crescita della commistione di politica e Islam, in un contesto incline ai fondamentalismi. Non è un caso se in passato quest’arcipelago di 500mila abitanti abbia fornito al conflitto in Siria più jihadisti pro-capite d’ogni altra nazione. Oltre ai lazzi sui social, questo è un confronto tra fondamentalismi. Islamico e induista.
E poi il governo Moizu ha davvero già rispedito a casa 80 militari indiani di stanza alle Maldive. Però ci sono in cantiere costosi progetti congiunti per la rete di infrastrutture la cui sospensione danneggerebbe entrambe le nazioni. A Nord, nelle Himalaya, a parte il Pakistan filo-cinese, Nepal e Bhutan hanno in questi mesi segnalato nette aperture a Pechino. E la posizione strategica delle Maldive nell’Oceano indiano è lampante. Delhi non può rischiare di farsi soffocare da quella che viene chiamata la “collana di perle” di Paesi filo-cinesi che circondano l’India. Non si può escludere che, proprio per queste diverse interdipendenze, India e Maldive debbano ora accelerare una soluzione alla “crisi dello snorkeling”. Magari con un incontro bilaterale sulla barriera corallina, con pinne, maschera e boccaglio.