Metaverso, ora la polizia reale indaga sui crimini del mondo virtuale: stupri, molestie e frodi nel mirino
di Pier Luigi PisaLa polizia britannica sta indagando per la prima volta su un caso di presunte molestie sessuali nel metaverso. La vittima, una ragazza di 16 anni, è stata aggredita online da un gruppo di estranei. Il metaverso è un mondo digitale in cui gli utenti possono muoversi ed effettuare diverse attività - giocare, assistere a un concerto o fare shopping - grazie a un alter ego virtuale. Questo “avatar” può avere le sembianze dell’essere umano che lo sta manovrando. Più i personaggi - e gli ambienti ricostruiti in 3D - sono credibili, più si ha la sensazione di condividere un’esperienza in presenza. Con i suoi pro e i suoi contro. Il quotidiano britannico Daily Mail, che ha rivelato le indagini sull’aggressione virtuale, scrive che la vittima «ha sperimentato lo stesso trauma psicologico ed emotivo di chi viene violentata nel mondo reale».
Non è la prima volta che accade. Già due anni fa Nina Jane Patel, una ricercatrice specializ…!-->!-->
La polizia britannica sta indagando per la prima volta su un caso di presunte molestie sessuali nel metaverso. La vittima, una ragazza di 16 anni, è stata aggredita online da un gruppo di estranei. Il metaverso è un mondo digitale in cui gli utenti possono muoversi ed effettuare diverse attività - giocare, assistere a un concerto o fare shopping - grazie a un alter ego virtuale. Questo “avatar” può avere le sembianze dell’essere umano che lo sta manovrando. Più i personaggi - e gli ambienti ricostruiti in 3D - sono credibili, più si ha la sensazione di condividere un’esperienza in presenza. Con i suoi pro e i suoi contro. Il quotidiano britannico Daily Mail, che ha rivelato le indagini sull’aggressione virtuale, scrive che la vittima «ha sperimentato lo stesso trauma psicologico ed emotivo di chi viene violentata nel mondo reale».
Non è la prima volta che accade. Già due anni fa Nina Jane Patel, una ricercatrice specializzata nello sviluppo di esperienze virtuali per adolescenti, è stata molestata mentre frequentava Horizon Worlds, il metaverso creato da Meta (l’azienda creata da Mark Zuckerberg che controlla Facebook, Instagram e Whatsapp). Patel è stata aggredita verbalmente e stuprata da un gruppo di avatar, mentre altri utenti - «tutti con voce maschile» - incitavano alla violenza. «È come se quella cosa terribile fosse accaduta nella realtà» ha dichiarato Patel. Pochi mesi dopo, a maggio 2022, un’altra donna - una dipendente dell’organizzazione SumOfUs - ha dichiarato di aver subito molestie sessuali all’interno di Horizon Worlds. Il suo avatar sarebbe stato condotto in una stanza e costretto ad atti sessuali.
Per evitare incidenti simili, Meta ha messo a disposizione degli utenti una sorta di “bolla” che avvolge l’avatar. «La violenza su cui indaga la polizia britannica non potrebbe avvenire sulla nostra piattaforma - ha dichiarato un portavoce di Meta - poiché tutti gli utenti usufruiscono di confini personali che tengono a distanza gli sconosciuti». Quello di Meta è solo uno dei tanti metaversi disponibili. Tra i più noti c’è anche Mesh, di Microsoft. E poi ci sono quelli popolari tra i giovani: Fortnite e Roblox, per esempio, a cui si accede senza dover necessariamente indossare un visore. Questi mondi digitali hanno in comune gli stessi problemi. Non esiste una “polizia” virtuale che sorveglia gli utenti e che sia pronta a intervenire in caso di abusi. In più le indagini condotte nel mondo reale sono complicate.
È difficile, infatti, stabilire con certezza l’identità degli aggressori: perché la registrazione a una piattaforma non richiede un documento; oppure se un avatar è stato creato attraverso una rete wi-fi non riconducibile a una persona fisica. «Non disponiamo ancora di un sistema di identificazione che consenta una governance forte e adeguata» ha detto Philip Rosedale alla rivista Time. Nel 2003 Rosedale ha fondato Second Life, la piattaforma che con il suo mondo 3D popolato dagli avatar ha anticipato l’attuale metaverso. Vent’anni fa i problemi erano identici. Anche Second Life aveva problemi enormi: dalla simulazione di molestie sessuali al riciclaggio di denaro. Per alcuni crimini, come le frodi, le leggi (e le pene) previste nel mondo reale si applicano anche al metaverso. Sulle molestie sessuali, invece, manca una legge specifica.
In Italia anche lo sfioramento di un polso può essere considerato violenza sessuale. Il punto è che questa violenza dovrebbe essere opera di una persona fisica. «Ma è troppo facile dire che una legge non esiste - spiega Stefano Aterno, esperto di diritto delle nuove tecnologie - L’avatar è un’entità digitale ma se io fossi un giudice, oggi, rivolgerei la mia attenzione alla vittima che indossa un visore, e che proprio attraverso un avatar sente la sua sessualità minacciata». «Non stiamo parlando di atti sessuali su una bambola - aggiunge Aterno - ma di un’aggressione a una persona che può percepire tale violenza, perché una delle caratteristiche del metaverso è proprio quella di poter sentire».
Aterno si riferisce ai sensori di cui sono dotati il visore e i joystick per la realtà virtuale, in grado di restituire con leggere vibrazioni un colpo o un tocco appena accennato che avviene nel mondo digitale. È una sensazione che i videogiocatori conoscono bene: le vibrazioni sono normali nelle simulazioni di incontri di boxe, per esempio, o in quelle di guida. Rendono l’esperienza più credibile e avvincente. Quelle lievi scosse, per ora limitate ai joystick o ai volanti, in futuro interesserà diverse parti del corpo, grazie a speciali tute provviste di sensori. Per gli appassionati di giochi d’azione, un sogno. Ma per gli abitanti del metaverso potrebbero trasformarsi in un incubo.