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Francia, perché la nomina di Attal è l’ultima mossa di Macron per salvare la sua eredità politica

(afp)
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PARIGI — «So di poter contare sulla sua energia e sul suo impegno, per realizzare il progetto di riarmo e rigenerazione che ho annunciato» dice Emmanuel Macron nel tweet in cui saluta la nomina di Gabriel Attal. Il fedelissimo del Presidente assume ora la guida del governo francese, raccogliendo la sfida di dare nuovo slancio al macronismo in crisi di identità. Il capo di Stato non ha un orizzonte politico chiaro: nel 2027 non può ricandidarsi e il suo spauracchio è dover consegnare le chiavi dell’Eliseo alla sua storica rivale, Marine Le Pen.

Gabriel Attal, chi è il più giovane premier francese

«Il macronismo è l’ottimismo della volontà», dicono all’Eliseo, citando Gramsci, per spiegare una nomina che dovrebbe servire a ritrovare lo spirito del 2017, quando un tecnocrate senza partito era riuscito a rompere tutti gli schemi e salire fino all’Eliseo. «Il più giovane presidente della Repubblica ha nominato il più giovane primo ministro. C…

PARIGI — «So di poter contare sulla sua energia e sul suo impegno, per realizzare il progetto di riarmo e rigenerazione che ho annunciato» dice Emmanuel Macron nel tweet in cui saluta la nomina di Gabriel Attal. Il fedelissimo del Presidente assume ora la guida del governo francese, raccogliendo la sfida di dare nuovo slancio al macronismo in crisi di identità. Il capo di Stato non ha un orizzonte politico chiaro: nel 2027 non può ricandidarsi e il suo spauracchio è dover consegnare le chiavi dell’Eliseo alla sua storica rivale, Marine Le Pen.

Gabriel Attal, chi è il più giovane premier francese

«Il macronismo è l’ottimismo della volontà», dicono all’Eliseo, citando Gramsci, per spiegare una nomina che dovrebbe servire a ritrovare lo spirito del 2017, quando un tecnocrate senza partito era riuscito a rompere tutti gli schemi e salire fino all’Eliseo. «Il più giovane presidente della Repubblica ha nominato il più giovane primo ministro. Ci vedo un solo simbolo, quello dell’audacia e della fiducia nella gioventù» ha commentato Attal al suo insediamento.

«Prendere dei rischi», «uscire dai sentieri battuti», sono le piste evocate ieri nell’entourage del capo di Stato per spiegare la scommessa Attal, che alcuni leggono come la carta disperata di Macron - rieletto nel 2022 nella promessa di battere un’estrema destra che invece si sta pericolosamente normalizzando, con una vittoria di Le Pen che non è mai apparsa così possibile. Come Macron, Attal incarna una gioventù. È anche uno dei pochi politici riconoscibili usciti dal vivaio del macronismo. All’Eliseo da sei anni e mezzo, con tre premier diversi, per la prima volta il capo dello Stato ha scelto uno dei suoi. «Attal fa parte della generazione Macron», sottolineano nell’entourage del Presidente. Quindi è l’erede? «È troppo presto per dirlo, ma è uno dei nomi possibili», continuano fonti del palazzo presidenziale.

Il nuovo governo Attal dovrà mettere in pratica due parole chiave che il Presidente ha illustrato nel suo discorso di fine anno: «rigenerare» il dibattito delle idee e «riarmare» la Francia a livello economico e civile. Nell’entourage del Presidente la nomina di Attal viene presentata come l’inizio di una nuova «fase di conquista», a chiusura di un ciclo in cui Macron si è dedicato a «riparare» la Francia, in particolare sul piano economico. Il giovane premier è stato identificato come il profilo giusto.

Secondo i consiglieri di Macron, ha dimostrato il talento della «parola performativa», ottenendo nei suoi vari incarichi risultati concreti abbastanza rapidi. Viene dalla sinistra – si fa notare - ma ha preso posizioni considerate di destra o comunque repubblicane, come il divieto dell’abaya, la tunica islamica, nelle scuole. Un modello di «en même temps», allo stesso tempo, il mantra del leader francese che evidentemente pensa ci sia ancora spazio per uno spazio di centro nello scacchiere politico mentre gli estremi – a sinistra e a destra – continuano a crescere.

Il premier trentenne, però, non deve solo risollevare le sorti del macronismo, ma anche il destino di uno degli ultimi leader europeisti che punta a fronteggiare i populismi. Macron vede «il modello francese, e quindi europeo, minacciato da modelli più autoritari», spiegano ancora all’Eliseo. L’obiettivo sarà quindi tentare di «ravvivare» un ideale che non appartiene solo alla Francia ma riguarda tutte le democrazie occidentali. Il 2027 è ancora lontano, ma le elezioni europee sono dietro l’angolo. E da ieri è cominciata una battaglia che avrà conseguenze sugli equilibri dell’Europa.

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