Segui la diretta dal conflitto tra Israele e Hamas del 12 gennaio
Il Sudafrica ha presentato i suoi argomenti nella causa presentata all’Aia in cui accusa Israele di genocidio. Per gli inviati di Pretoria alla Corte internazionale, sono in corso atti di genocidio a Gaza “maturati nell’ambito di 75 anni di apartheid”. Manifestazioni sono in corso davanti alla Corte. La risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza condanna le azioni degli Houti dello Yemen che “impediscono il commercio globale”. Da oggi all’Aia le udienze per le accuse di genocidio contro Israele. Il Qatar presenta una nuova proposta per la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza da Hamas.
M.O.: Israele, i tunnel di Hamas costati decine mln dollari
Negli ultimi mesi, le Forze armate israeliane hanno operato per smantellare le centinaia di chilometri di tunnel scavati sotto la Striscia di Gaza dall'organizzazione terroristica di Hamas. Utilizzando le informazioni raccolte dalle truppe IDF a terra e l'analisi dei tunnel scovati finora, l'intelligence ha rivelato che oltre 6.000 tonnellate di cemento e 1.800 tonnellate di metallo sono state utilizzate per costruire centinaia di chilometri di infrastrutture sotterranee, per un costo totale di decine di milioni di dollari.
"Invece di investire in infrastrutture civili e di sviluppo a beneficio dei residenti della Striscia di Gaza - sottolinea l'Idf - Hamas ha utilizzato enormi quantità di denaro e risorse per molti anni per costruire una vasta rete di tunnel sotterranei utilizzati per la sua attività terroristica mortale"
Gb: Sunak convoca riunione emergenza, voci di azioni contro gli houthi
Il premier britannico, Rishi Sunak, ha convocato una riunione del governo, mentre aumentano le voci sulla preparazione di un'azione di Regno Unito e Stati Uniti contro i ribelli Houthi nello Yemen a seguito degli attacchi nel Mar Rosso. Secondo quanto rivela il Times, questa mattina si è svolta una riunione del comitato delle emergenze Cobra seguita da una del consiglio di Sicurezza Nazionale.
Mezzaluna rossa, '9 morti in un raid su una casa a Rafah'
Nove persone sono state uccise in un bombardamento israeliano contro una casa a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato la Mezzaluna Rossa palestinese, citata da Al Arabiya.
M.O.: Usa, Houthi hanno attaccato nave con missile, no danni
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma che i ribelli Houthi dello Yemen hanno attaccato le rotte marittime nel Mar Arabico con un missile balistico antinave questa mattina presto. Si tratta del 27esimo attacco di questo tipo da metà novembre. L'attacco è avvenuto nel Golfo di Aden, secondo CentCom. "Una nave commerciale ha riferito di aver osservato visivamente l'impatto del missile sull'acqua; tuttavia, non sono stati segnalati feriti o danni", si legge in una nota.
La Casa Bianca: la causa del Sudafrica all'Aja è infondata
Le affermazioni secondo cui Israele sta commettendo un genocidio a Gaza sono "infondate", e la causa intentata dal Sud Africa è "controproducente". Lo ha detto John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, aggiungendo che l'America continuerà a sostenere Israele nella guerra in corso con Hamas.
Riferendosi alla causa intentata dal Sudafrica contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia, Kirby ha detto ad Al Arabiya English: "Non c'è assolutamente alcuna indicazione che Israele sia coinvolto in azioni genocide".
Nel frattempo, Kirby ha accusato il leader di Hamas Yahya al-Sinwar di aver iniziato la guerra, aggiungendo che i palestinesi devono ritenerlo responsabile della violazione del cessate il fuoco già esistente il 7 ottobre, quando Hamas ha compiuto un massacro oltre confine in cui secondo Israele sono state uccise 1.200 persone e 240 rapito.
La jihad islamica cattura drone nel Nord di Gaza
Le Brigate al-Quds, l'ala militare del gruppo palestinese Jihad islamico, hanno dichiarato di aver catturato un drone israeliano Skylark a Jabalia, senza approfondire i dettagli.
L'esercito israeliano aveva precedentemente annunciato che avrebbe ridotto le operazioni nel nord di Gaza.
Colpita auto a Sud di Gaza: 8 morti
Un attacco israeliano ha preso di mira un'auto nel sud della Striscia di Gaza, uccidendo otto persone. È quanto riferisce The Times of Israel che cita media palestinesi che parlano di un attacco avvenuto nel quartiere di al-Manara di Khan Younis. Non ci sono commenti immediati sull'attacco da parte delle autorità israeliane.
Netanyahu: “All’Aia un mondo alla rovescia, noi combattiamo il genocidio”
"Anche oggi abbiamo visto un mondo alla rovescia: Israele è accusato di genocidio mentre sta combattendo il genocidio". Così il premier Benyamin Netanyahu sull'udienza all'Aja. "L'ipocrisia del Sudafrica grida al cielo. Israele - ha aggiunto - combatte contro terroristi assassini che hanno commesso crimini terribili contro l'umanità: hanno massacrato, violentato, bruciato, smembrato, ucciso bambini, donne, anziani, giovani. Un'organizzazione terroristica che ha commesso il crimine più terribile contro il popolo ebraico dai tempi della Shoah e ora c'è chi viene a difenderla in nome della Shoah. Che audacia. mondo sottosopra".
Idf, almeno 10 razzi dal Libano verso Israele
Almeno 10 razzi sono stati lanciati dal Libano contro il Nord di Israele e tre di questi sono stati intercettati. Lo hanno riferito le forze armate israeliane (Idf), precisando che l'attacco ha causato interruzioni di corrente in diverse comunità nell'Alta Galilea, tra cui Margaliot, Manara e Misgav Am. A Kiryat Shmona sono stati rilevati almeno 7 punti di impatto, tra cui una scuola e un edificio residenziale.
L'Idf ha risposto bombardando "una serie di obiettivi Hezbollah" in Libano, come "edifici militari, avamposti militari e infrastrutture terroristiche dell'organizzazione". Attaccate anche "le fonti dei lanci (di missili) verso il territorio israeliano".
Al Arabiya, Egitto prepara nuovo piano mediazione per Gaza
L'Egitto sta preparando nuovi incontri tra le fazioni palestinesi per esaminare nuove ipotesi di negoziazione per Gaza e lavora alla stesura di una nuova ipotesi di accordo dopo la ripresa dei negoziati tra Israele e Hamas. Lo rivela Al Arabiya su X poco dopo il colloquio del presidente egiziano Sisi e il segretario di Stato americano Antony Blinken.
L'Egitto è sempre rimasto in contatto con i mediatori di Usa e Qatar per tentare una nuova tregua e un nuovo scambio tra gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas e i prigionieri palestinesi. Ma ora "apporterà modifiche radicali alla sua precedente iniziativa", rivela Al Arabiya.
Hamas: “Prove all'Aja dimostrano genocidio occupazione”
"Le prove" presentate all'Aja dal Sudafrica "dimostrano al mondo intero il coinvolgimento dell'occupazione sionista nel commettere crimini di genocidio e pulizia etnica contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza".
Lo ha detto Izzat Al-Rishq dell'Ufficio politico di Hamas, esprimendo su Telegram "apprezzamento" per l'iniziativa del Sudafrica che "dimostra ancora una volta l'autenticità della sua posizione di principio a sostegno del nostro popolo". Hamas ha definito l'appello del Sudafrica "storico".
Membro Jihad islamica ucciso dall'esercito in Cisgiordania
Un membro della Jihad islamica, Majdi Fashafsha (37 anni) è stato ucciso oggi nel villaggio di Jaba, presso Jenin, in Cisgiordania. La agenzia di stampa Maan precisa che in passato era stato detenuto in Israele e che oggi unità dell'esercito hanno circondato la sua abitazione nel tentativo di catturarlo. Tiratori scelti erano appostati su tetti vicini. Fonti militari, citate dai media, hanno affermato che era un comandante locale della Jihad islamica. Alla vista dei soldati, hanno aggiunto, ha tentato la fuga ed è stato abbattuto. Un suo compagno è stato arrestato. Nell'edificio in cui si trovavano c'erano armi e munizioni.
Lapid, Israele alla Corte dell'Aja è un regalo ai terroristi
"Se un Paese che si protegge da un attacco terroristico brutale e omicida può ritrovarsi in tribunale per genocidio, allora la Convenzione sul genocidio è diventata una ricompensa per il terrorismo". Lo ha detto su X il cpo dell'opposizione israeliana Yair Lapid. "Non è Israele - ha aggiunto - ad essere sul banco degli accusati oggi, bensì l'integrità della comunità internazionale".
L’Iran ha rivendicato il sequestro di una petroliera nel golfo dell’Oman
L'Iran ha rivendicato il sequestro della petroliera nel Golfo dell'Oman che questa mattina è stata abbordata da uomini armati in uniforme. L'agenzia di stampa statale Irna, in un articolo, ha confermato che il sequestro è stato effettuato dalla marina iraniana, senza indicare il nome della nave coinvolta ma spiegando che l'azione è avvenuta in esecuzione di un ordine giudiziario. Si era subito sospettato che il sequestro fosse opera dell'Iran poiché la nave un tempo era conosciuta come 'Suez Rajan' era stata coinvolta in una disputa durata un anno tra Teheran e Washington che alla fine aveva visto il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sequestrare 1 milione di barili di greggio iraniano su di essa.
Hamas: sale a 23.469 il bilancio delle vittime a Gaza
Il Ministero della Salute di Hamas ha aggiornato il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza: sono 23.469 dall'inizio del conflitto, mentre il totale dei feriti ammonta a 59.604.
Israele: “Il Sudafrica è il braccio giuridico di Hamas”
Il Sudafrica "sta funzionando come braccio giuridico di Hamas". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Lior Haiat, alla luce del ricorso per genocidio presentato dal Paese africano contro lo Stato ebraico alla Corte internazionale di giustizia. Bollando il procedimento come "una delle più grandi esibizioni di ipocrisia della storia", il portavoce ha accusato Pretoria sul social X di "ignorare il fatto che i terroristi di Hamas si sono infiltrati in Israele, hanno assassinato, giustiziato, massacrato, violentato e rapito cittadini israeliani, solo perché erano israeliani, nel tentativo di compiere un genocidio". Haiat ha quindi definito gli avvocati del Sudafrica, "rappresentanti di Hamas in tribunale", aggiungendo che Pretoria "cerca di consentire ad Hamas di tornare a commettere i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità ed i crimini sessuali commessi ripetutamente il 7 ottobre".
Oxfam, a Gaza piu morti in un anno che in ogni grande conflitto del XXI secolo
Il tasso di mortalità giornalierodella guerra di Gaza è il più alto di qualsiasi altro grande conflitto del XXI secolo. Lo rende noto uno studio dell'agenzia umanitaria Oxfam secondo cui l'esercito israeliano uccide in media circa 250 palestinesi al giorno e molte altre vite sono a rischio per colpa della fame, delle malattie e del freddo. Mentre il conflitto si avvicina al suo centesimo giorno, elaborando dati disponibili al pubblico, Oxfam ha calcolato che questo numero è significativamente più alto di qualsiasi recente grande conflitto armato, tra cui quello in Siria (96,5 morti al giorno), in Sudan (51,6), in Iraq (50,8), in Ucraina (43,9) in Afghanistan ( 23,8) e in Yemen (15,8).
Israele: non manca il cibo a Gaza, è l’Onu che non sa distribuirlo
Contrariamente alle denunce dell'Onu, "non c'è penuria di cibo a Gaza". Lo ha detto Moshè Tetro, responsabile del Cogat, l'ente di governo israeliano di controllo dei Territori palestinesi, che sovraintende il passaggio degli aiuti umanitari dal valico di Kerem Shalom dentro la Striscia. Lo stesso ha sottolineato "l'inabilità" dell'Onu di distribuire "in modo appropriato" gli aiuti alla popolazione dell'enclave palestinese. "I camion che passano qui i controlli di sicurezza sono poi portati sul lato di Gaza del valico e gli aiuti - ha spiegato Tetro - sono poi raccolti dalle organizzazioni internazionali e consegnati alla popolazione di Gaza". Tetro ha anche sottolineato che è aumentato il numero dei camion in transito ogni giorno dal valico: un aumento medio dai precedenti 70 quotidiani agli attuali 110.
Il Sudafrica: ecco i numeri della strage quotidiana a Gaza “48 madri uccise al giorno, 200 bambini, 3 medici...”
È Blinne Ni Ghralaigh, altra avvocata che rappresenta il Sudafrica, a snocciolare una serie di numeri agghiaccianti sulle vittime civili: "Ogni giorno vengono colpite mediamente 48 madri e circa 200 bambini, 3 medici, 2 insegnanti, 1 giornalista e diversi impiegati delle Nazioni Unite... Almeno 10 bambini subiscono amputazioni quotidiane, spesso senza anestesia... I morti il giorno di Natale sono stati 250...”. E così via. Per poi concludere: “C’è un urgente bisogno di misure provvisorie per proteggere i palestinesi di Gaza dal pregiudizio irreparabile causato dalla violazione da parte di Israele della convenzione sul genocidio”. Ricordando che pure “il segretario generale delle Nazioni Unite e i suoi funzionari descrivono la situazione a Gaza come ‘crisi umanitaria', 'inferno vivente', bagno di sangue', situazione di totale orrore dove un'intera popolazione è assediata e sotto attacco, e gli è negato l’accesso all’essenziale per la sopravvivenza su vasta scala”. “Come ha affermato venerdì scorso un sottosegretario generale per gli affari umanitari, ‘Gaza è diventata un luogo di morte e disperazione’”.
Israele: rifiutati in Olanda annunci con i volti degli ostaggi israeliani e la scritta “Non possono testimoniare oggi”
Aziende olandesi si sono rifiutate di pubblicare annunci con le foto degli ostaggi israeliani a Gaza in vista della riunione di oggi all'Aja della Corte di Giustizia. Lo ha fatto sapere - citato dai media - il Direttorato della diplomazia nazionale israeliano secondo cui era stata preparata una campagna pubblicitaria in tutta l'Olanda per sensibilizzare l'opinione pubblica per il rilascio degli ostaggi israeliani in vista della seduta della Corte. Gli annunci - è stato spiegato - presentavano varie foto degli ostaggi accompagnate dal loro nome e dalla scritta 'Lui/lei non possono testimoniare oggi'.
Il Sudafrica: “A Gaza non c’è un semplice conflitto, ma una potenza occupante che compie atti distruttivi”
A spiegare le motivazioni del Sudafrica nel sostenere la causa palestinese ci pensa Max Du Plessis, avvocato bianco, esperto di “Apartheid nel diritto internazionale” e professore di diritto all'Università di KwaZulu-Natal di Durban. La sua tesi è che la Corte Internazionale di Giustizia deve necessariamente inquadrare il dramma di Gaza “non come un semplice conflitto tra due parti. Ma di atti distruttivi perpetrati da una potenza occupante, Israele, che ha sottoposto il popolo palestinese a una violazione oppressiva e prolungata dei suoi diritti all’autodeterminazione per più di mezzo secolo. Tali violazioni si verificano in un mondo in cui Israele, per anni, si è considerato al di là e al di sopra della legge”. Invitando i giudici a sostenere il “diritto di esistere del gruppo nazionale, razziale ed etnico palestinese”. E per questo ricorda alla corte come ha accettato nel 2020 il procedimento del Gambia contro il Myanmar, quando il paese africano sostenne, con successo, di avere il diritto-obbligo di agire contro il genocidio dei Rohingya proprio in quanto firmatari, appunto, della Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide. La tesi del Myanmar che il Gambia non era parte “lesa” e dunque non aveva diritto d’intervenire fu respinta. Sostenendo che “sulla base del materiale presentato alla corte, gli atti denunciati da Israele possono essere definiti quantomeno plausibili con la definizione di genocidio”. E anche, che è “quantomeno plausibile che Israele non sia riuscito a prevenire o punire il genocidio, la cospirazione per commettere un genocidio, l’incitamento diretto e pubblico al genocidio, il tentato genocidio e la complicità nel genocidio”. Insistendo: è plausibile che “il Sudafrica abbia l’obbligo di prevenire il genocidio, anche adottando tutte le misure ragionevoli in suo potere per influenzare efficacemente le azioni delle persone che lo hanno perpetrato e che potrebbero commettere ancora genocidio o sono coinvolte nell’incitamento pubblico diretto al genocidio”. Concludendo: “Vorrei essere chiaro: l’obbligo del Sud Africa è motivato dalla necessità di proteggere i palestinesi a Gaza e il loro diritto assoluto a non essere soggetti ad atti di genocidio”.
Il Sudafrica: “Siamo obbligati non solo a desistere dal compiere atti di genocidio, ma a prevenirli”
A metà giornata tocca al professor John Dugard, salire sul podio. Noto esperto di diritto internazionale e diritti umani è un sudafricano bianco di 87 anni, uno dei firmatari della Costituzione sudafricana post Apartheid. Ha lavorato a lungo all’Onu, prima come presidente della Commissione sui Territori palestinesi dopo la Seconda Intifada del 2000, poi come Relatore speciale dell’Unhcr per i rifugiati e ha denunciato più volte “le discriminazioni degli israeliani nei confronti dei palestinesi” tanto che Israele lo ha definito più volte “fazioso”. A lui tocca affrontare la questione della giurisdizione. E allora ricorda subito che quelli derivanti dalla Convenzione sul genocidio sono “erga omnes, obblighi dovuti alla comunità internazionale nel suo insieme”. Spiegando che “Gli Stati che hanno sottoscritto questa convenzione sono obbligati non solo a desistere da atti genocidi ma anche a prevenirli”. Spiega dunque che il suo governo “Ha osservato con orrore la risposta di Israele alle terribili atrocità commesse contro il suo popolo il 7 ottobre. L’attacco a Gaza che ha provocato l’uccisione indiscriminata di civili palestinesi innocenti, la maggior parte dei quali erano donne e bambini”. Spiegando che il Sudafrica ha esitato prima di procedere con la denuncia alla Corte Internazionale di Giustizia: “Accusare uno Stato di aver commesso atti di genocidio e condannarlo con un linguaggio così forte è atto grave”, afferma. Per questo, aggiunge, è stato cercato un contatto col governo israeliano prima di procedere. Ma la risposta “non ha affrontato le questioni sollevate dal Sudafrica e non ha né confermato né negato l’esistenza di una controversia”. Il 5 gennaio, il Sudafrica ha chiesto un incontro bilaterale, al quale Israele ha risposto che i rappresentanti dei due paesi potevano “coordinarsi” dopo le udienze. La risposta di Pretoria è stata che un simile incontro non sarebbe servito a nulla.
All’Aia gli argomenti contro la “retorica genocida di Israele” e sulla punizione collettiva dei palestinesi
Il secondo avvocato che rappresenta il Sudafrica è Tembeka Ngcukaitobi, avvocato e studioso di diritto, 47 anni appena ma già celebre in patria per aver contribuito alla caduta dell’ex presidente sudafricano Jacob Zuma, accusato di corruzione. Il suo focus è sulla “retorica genocida di Israele”, un “linguaggio disumanizzante” che mira alla distruzione della popolazione di Gaza. Notando che tale linguaggio è stato segnalato anche da “quindici relatori speciali delle Nazioni Unite e 21 membri di gruppi di lavoro sempre dell’Onu”. Dalla retorica ai fatti, “l’intento genocida contro i palestinesi di Gaza è evidente dal modo in cui sono stati condotti finora gli attacchi militari. Esiste un chiaro modello di attacco alle case e alle infrastrutture civili, che ha già devastato vaste aree di Gaza. L’1 per cento della popolazione palestinese di Gaza è stata già sistematicamente decimata e una persona su quattro è rimasta ferita dal 7 ottobre”. Cita alcune frasi di leader politici di Israele a partire dal riferimento biblico evocato dal premier Benjamin Netanyahu il 28 ottobre in cui si faceva riferimento al nemico biblico degli Israeliti: “Devi ricordare ciò che Amalek ti ha fatto”. Notando che il versetto biblico evoca il comando di Dio a Saul dove ordinava agli Israeliti di uccidere tutti gli uomini, le donne e i bambini di Amalek.“I leader politici, i comandanti militari e le persone che ricoprono posizioni ufficiali di Israele hanno sistematicamente ed in termini espliciti dichiarato il loro intento genocida. Queste dichiarazioni sono state poi ripetute dai soldati sul terreno di Gaza mentre erano impegnati in atti di distruzione”. Mostrando immagini di soldati israeliani che ballano all’interno di Gaza e cantano evocando appunto “Amalek” e intonando le frasi “Non ci sono civili non coinvolti”. E “Cancelliamo Gaza”.
L’avvocatessa sudafricana Adila Hassim mostra foto di fosse comuni a Gaza
“Questo caso stabilirà l’essenza stessa della nostra comune umanità”: tocca ad Adila Hassim, avvocatessa e co-fondatrice dell'organizzazione anti-corruzione “Corruption Watch” (che monitora e denunciare atti di corruzione in Sudafrica) esporre le basi legali dell’accusa: “Il Sudafrica sostiene che Israele ha trasgredito l’articolo 2 della Convenzione per la prevenzione e punizione del genocidio, commettendo azioni che rientrano appunto nella definizione di genocidio. Le azioni mostrano modelli sistematici di condotta dai quali si può dedurre che un genocidio è in atto”. Per poi passare a un lungo elenco di atroci dettagli: “Il primo atto genocida è l’uccisione di massa dei palestinesi a Gaza”, dice: mentre mostra foto di fosse comuni. Ricorda poi che “Israele ha usato circa 6mila bombe a settimana. Almeno 200 volte ha usato bombe da 2mila libbre (900 kg) nel Sud di Gaza, che pure aveva definito sicuro. “Nessuno viene risparmiato. Nemmeno i neonati. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha già descritto la Striscia come un cimitero per i bambini”. E passa ad un lungo elenco di violazioni legali che definisce il “secondo atto genocida di Israele”. I gravi danni “fisici e mentali inflitti ai palestinesi di Gaza violano l’articolo 2B della Convenzione sul genocidio. Gli attacchi di Israele hanno ferito o mutilato 60mila palestinesi per la maggior parte donne e bambini. Il sistema sanitario è stato fatto collassare. Un gran numero di civili palestinesi, compresi bambini, vengono arrestati, legati, costretti a spogliarsi, caricati su camion e portati in località sconosciute. La sofferenza dei palestinesi è innegabile”.
Manifestazioni incrociate filo palestinesi e filo israeliane all’Aia
Decine di manifestanti filo-palestinesi si sono radunati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia. Davanti al tribunale sono arrivati anche attivisti pro Israele: i manifestanti, che includono attivisti di organizzazioni cristiane sioniste e membri delle comunità ebraiche locali, hanno cartelli che invocano la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas a Gaza.
Gli inviati del Sudafrica all’Aia: “Una nuova Nakba palestinese in corso”
Il Sudafrica accusa Israele di “aver commesso atti equiparabili al genocidio”, “crimini umanitari” e di aver attuato una nuova “Nakba del popolo palestinese”. Lo ha detto nel discorso di apertura della prima audizione davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, il ministro del Sudafrica in Olanda Vusimuzi Madonsela introducendo la causa contro lo Stato ebraico e parlando di “crimine perpetrato attraverso la colonizzazione israeliana a partire dal 1948, che ha sistematicamente e con la forza espropriato, sfollato e frammentato il popolo palestinese, negandogli deliberatamente il diritto inalienabile all’autodeterminazione riconosciuto a livello internazionale e il diritto al ritorno riconosciuto a livello internazionale come rifugiati nelle loro città e villaggi in quello che oggi è lo Stato di Israele”. È poi intervenuto il capo della delegazione sudafricana, il ministro della Giustizia Ronald Lamola: che evocando “lo spirito di Nelson Mandela” ma anche Martin Luther King (“L'arco dell'universo morale è lungo ma tende verso la giustizia”) ha poi aggiunto: “Siamo particolarmente attenti al regime istituzionalizzato di leggi, politiche e pratiche discriminatorie di Israele, progettate e mantenute per stabilire un dominio e sottoporre il popolo palestinese a un sistema di Apartheid su entrambi i lati della cosiddetta Green Line. La lunga impunità decennale per violazioni diffuse e sistematiche dei diritti umani ha incoraggiato Israele alla reiterazione e all’intensificazione dei crimini umanitari in Palestina. Il Sudafrica riconosce che gli atti genocidi e le omissioni da parte dello Stato di Israele fanno inevitabilmente parte di un continuum di atti illegali perpetrati contro il popolo palestinese. La richiesta colloca gli atti e le omissioni di Israele nel contesto più ampio dei 25 anni di apartheid, dei 56 anni di occupazione e dei 16 anni di assedio imposti alla Striscia di Gaza”.
La Corte penale dell’Aia esamina gli attacchi israeliani che hanno portato alla morte di giornalisti
La Corte penale internazionale dell'Aia, nell'ambito dell'indagine sulle accuse a Israele per crimini nella Striscia di Gaza, esaminerà anche gli attacchi israeliani che hanno portato all'uccisione di giornalisti. E' quanto si legge in una dichiarazione della stessa Corte riportata dal New York Times. Secondo il diritto internazionale umanitario e lo Statuto di Roma, i giornalisti sono protetti come civili. Israele non è uno Stato membro della Corte e non riconosce la sua giurisdizione, quindi l'impatto delle indagini della CPI non è chiaro, scrive il New York Times. "Il Pubblico Ministero ha precedentemente sottolineato la sua preoccupazione per il crescente numero di attacchi contro i giornalisti a livello globale e ha sottolineato che tali attacchi potrebbero costituire crimini previsti dallo Statuto di Roma", si legge nella dichiarazione dell'ufficio del procuratore generale della Corte, Karim Khan. Reporter Senza Frontiere ha presentato due denunce alla Corte nelle ultime 10 settimane, chiedendo alla corte di indagare e perseguire i casi di giornalisti uccisi in guerra. Nella prima denuncia presentata lo scorso ottobre, si affermava che otto giornalisti palestinesi erano stati uccisi da attacchi che avevano causato "danni sproporzionati" ai civili. Ha inoltre definito la morte di un giornalista israeliano che si occupava degli attacchi del 7 ottobre "l'uccisione intenzionale di una persona protetta dalle Convenzioni di Ginevra", il che costituirebbe un crimine di guerra.
Blinken arrivato al Cairo
Il segretario di Stato americano Antony Blinken è atterrato al Cairo, ultima tappa del suo tour in Medio Oriente nel corso del conflitto tra Israele e Hamas.
Bennett: “Il processo all’Aia è l’affare Dreyfus del ventunesimo secolo, uno spettacolo di vergogna”
"Il procedimento dell'Aia è l'affare Dreyfus del 21mo secolo. Uno spettacolo di ipocrisia, antisemitismo e vergogna. È stato Hamas che il 7 ottobre - senza motivo - ha attaccato, bruciato, ucciso e violentato gli israeliani, ma è Israele ad essere accusato. Vergogna a coloro che prendono parte a questa farsa". A dichiararlo, su X, è stato l'ex premier israeliano Naftali Bennett, con riferimento al procedimento per le accuse di genocidio a Gaza mosse contro Israele dal Sudafrica.
Tajani sul processo all’Aia: “Il genocidio è un’altra cosa”
"Il genocidio è un'altra cosa". Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a Rai Radio anch'io e commentando l'accusa di genocidio mossa dal Sudafrica contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia. "Qui c'è un attacco che colpisce una popolazione civile", ha aggiunto Tajani, "continuiamo a invitare Israele, che è un Paese amico, a non superare i limiti della giusta reazione per sconfiggere Hamas, che è il vero responsabile di quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza".
L’Onu: negli ospedali di Gaza disponibili solo un quinto dei 5 mila posti letto necessari per le emergenze
Solo un quinto dei 5.000 posti letto necessari per far fronte ai traumi e alle emergenze sono disponibili a Gaza. Lo ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, precisando che più di tre quarti dei 77 centri sanitari primari nella Striscia sono fuori uso. "Le ostilità in corso a Deir el-Balah e Khan Younis - insieme agli ordini di evacuazione nelle aree vicine - stanno mettendo tre ospedali a rischio di chiusura: Al-Aqsa, Nasser e l'ospedale europeo di Gaza", ha detto Dujarric, aggiungendo che "circa 350.000 persone con malattie croniche e circa 485.000 persone con disturbi di salute mentale continuano a subire interruzioni nelle loro cure a Gaza". Circa 1,9 milioni di sfollati sono a rischio di malattie trasmissibili a causa delle cattive condizioni di vita, dei rifugi sovraffollati e della mancanza di accesso ad acqua, servizi igienico-sanitari adeguati, afferma l'Onu.
Attacco israeliano a Khan Younis: 7 morti e 25 feriti
Sette persone sono state uccise e 25 ferite in un attacco israeliano contro una residenza nella città di Khan Younis, nel sud di Gaza. Lo riporta l'agenzia di stampa statale palestinese Wafa. Fonti locali hanno riferito che tra le vittime ci sono donne e bambini.
Onu: non commentiamo notizie pazzesche su legami con Hamas
"Non sto qui a rispondere a tutte le notizie pazzesche che appaiono sui social. Ricordo soltanto che 140 nostri colleghi sono stati uccisi a Gaza, abbiamo avuto colleghi che hanno messo la loro vita in prima linea per raggiungere gli ospedali, evacuare neonati. Tutti i nostri colleghi alle Nazioni Unite mettono loro stessi a rischio ogni giorno per aiutare le persone a sopravviere". Il portavoce del segretario generale dell'Onu ha risposto con queste parole a un giornalista che chiedeva un commento alla notizia data da Galei Tzahal, radio militare israeliana, secondo cui ci sarebbero prove che tra i miliziani di Hamas che attaccarono gli israeliani il 7 ottobre c'erano dipendenti dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi.
Houti: la risoluzione Onu è un “gioco politico”
La risoluzione dell’Onu è un “gioco politico”. Così l’ha definita Mohammed Ali al-Houti, capo del Supremo comitato rivoluzionario degli houti. Nel suo post su X ha aggiunto che nel mar Rosso le forze yemenite agiscono per legittima difesa e risponderanno ad ogni azione contro di loro. “Chiediamo al Consiglio di sicurezza dell’Onu di liberare immediatamente due milioni e 300.000 persone dall’assedio israelo-americano a Gaza”, ha affermato.
Netanyahu: Israele non vuole occupare permanentemente Gaza
"Voglio che alcuni punti siano assolutamente chiari: Israele non ha intenzione di occupare permanentemente Gaza o di sfollare la sua popolazione civile. Israele sta combattendo i terroristi di Hamas, non la popolazione palestinese, e lo fa nel pieno rispetto del diritto internazionale. Il nostro obiettivo è liberare Gaza dai terroristi di Hamas e liberare i nostri ostaggi. Una volta raggiunto questo obiettivo, Gaza potrà essere smilitarizzata e deradicalizzata, creando così la possibilità di un futuro migliore sia per Israele sia per i palestinesi". Lo afferma in un messaggio in lingua inglese il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
Il Consiglio di sicurezza Onu chiede la fine degli attacchi houti nel mar Rosso
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che condanna gli attacchi dei ribelli houti dello Yemen sulle navi nel Mar Rosso e ne chiede la fine "immediata". "Gli houti cessino immediatamente tutti questi attacchi, che impediscono il commercio globale e minano i diritti e le libertà di navigazione, nonché la pace e la sicurezza regionale", si legge nella risoluzione, elaborata da Usa e Giappone e adottata con 11 voti a favore e l'astensione di Russia, Cina, Mozambico e Algeria.