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Da Fiumicino all’Ucraina: è arrivato al fronte lo scudo dei cieli costruito a Roma ma pagato da Berlino

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La batteria Skynex è stata trasferita in segreto con un volo dall’Italia. Può fermare i raid russi con un costo cento volte inferiore ai missili Patriot
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Il grande cargo Antonov è decollato da Fiumicino nel viavai di turisti delle vacanze di fine anno. A bordo un carico straordinario: le armi più moderne per la difesa contraerea ucraina. Sono state scaricate nello scalo polacco di Reznow e subito trasferite in prima linea, per fronteggiare l’ondata di missili e droni russi scagliati contro le città. Così è arrivato al fronte il contributo principale prodotto in Italia per le forze di Kiev: il sistema Skynex, ordinato e pagato però dal governo tedesco.

Si tratta di cannoni mobili a tiro rapido, esteriormente somiglianti alle torrette delle astronavi di Guerre Stellari. Le munizioni hanno ogive che esplodono creando una nuvola di schegge: spara un centinaio di colpi in tre secondi e ogni raffica viene sincronizzata in modo da formare un muro di acciaio che frantuma gli ordigni, con un effetto simile all’Iron Dome israeliano. Solo che questo apparato non usa missili ma proiettili da 35 millimetri, con un costo cento volte inferiore. …

Il grande cargo Antonov è decollato da Fiumicino nel viavai di turisti delle vacanze di fine anno. A bordo un carico straordinario: le armi più moderne per la difesa contraerea ucraina. Sono state scaricate nello scalo polacco di Reznow e subito trasferite in prima linea, per fronteggiare l’ondata di missili e droni russi scagliati contro le città. Così è arrivato al fronte il contributo principale prodotto in Italia per le forze di Kiev: il sistema Skynex, ordinato e pagato però dal governo tedesco.

Si tratta di cannoni mobili a tiro rapido, esteriormente somiglianti alle torrette delle astronavi di Guerre Stellari. Le munizioni hanno ogive che esplodono creando una nuvola di schegge: spara un centinaio di colpi in tre secondi e ogni raffica viene sincronizzata in modo da formare un muro di acciaio che frantuma gli ordigni, con un effetto simile all’Iron Dome israeliano. Solo che questo apparato non usa missili ma proiettili da 35 millimetri, con un costo cento volte inferiore. Proprio quello che serve all’Ucraina, che fatica a procurarsi intercettori per respingere le incursioni russe: i missili terra-aria occidentali come i Patriot costano più di tre milioni l’uno; Skynex ottiene lo stesso risultato con poche migliaia di euro.

Il raggio d’azione è inferiore a quello dei missili, ma la centrale radar copre 50 chilometri e controlla quattro cannoni autonomi, ciascuno efficace fino a quasi cinque chilometri: in pratica, realizza uno schermo in grado di proteggere buona parte di una città o grandi impianti strategici, come le centrali elettriche o le fabbriche belliche prese di mira da raid di Mosca. La batteria è mobile e può spostarsi in fretta per evitare le reazioni russe.

Tutto viene costruito alle porte di Roma dalla Rheinmetall Italia, società del gruppo tedesco con operai, ingegneri, manager e brevetti interamente italiani. Nel dicembre 2022 il governo di Berlino ha ordinato due batterie complete da donare all’Ucraina, con una spesa di 182 milioni di euro: l’azienda è riuscita quasi a dimezzare i tempi di consegna. Ed è probabile che la cancelleria tedesca ne commissioni altre, senza escludere l’ipotesi di installare le torrette anche su veicoli cingolati. Sono considerati infatti la risposta ideale agli appelli di Kiev: «Ringrazio la Germania e Olaf Scholz per il nuovo pacchetto di assistenza militare – ha sottolineato il presidente Zelensky -. È tempestivo e focalizzato sulle nostre priorità: l’avanzato sistema Skynex e gli ulteriori missili Iris-T rafforzeranno la nostra difesa aerea e salveranno più vite».

Nei primi mesi dell’invasione russa, tutti i Paesi della Nato hanno sostenuto l’esercito ucraino prelevando equipaggiamenti dismessi dai loro depositi: mezzi e munizioni accatastati alla fine della Guerra Fredda. Dall’inverno 2022 molti si sono resi conto che era necessario fornire strumenti più moderni, prelevati dai reparti in servizio o fatti produrre ex novo. Oltre alla Germania, in quei mesi pure Francia, Norvegia e Gran Bretagna hanno ordinato alle loro fabbriche armamenti per Kiev.

In Italia il governo Draghi nell’autunno 2022 ha donato una manciata di apparati d’ultima generazione – due semoventi lanciarazzi MLRS e sei cannoni PZH2000 – e nello stesso periodo delegazioni ucraine hanno visitato le industrie della Penisola, valutando l’acquisto di missili contraerei e anti-nave, apparecchiature contro i droni e per il disturbo delle trasmissioni radio. Acquisti che si ipotizzava di pagare soprattutto con fondi europei. Poi con l’insediamento dell’esecutivo Meloni questi contatti sono stati sospesi. A parte la batteria terra-aria Samp-T, fornita insieme alla Francia, da allora il nostro Paese ha consegnato soltanto residuati presi dai magazzini, spesso rimessi in funzione grazie a sovvenzioni statunitensi: è il caso dei semoventi d’artiglieria M109, spediti in gran numero e apprezzati nonostante la vetustà.

Le indiscrezioni sul prossimo pacchetto di aiuti bellici – il nostro è l’unico Paese che mantiene il segreto assoluto sul sostegno militare all’Ucraina – citano soltanto materiali con decenni di vita operativa, tipo le batterie contraeree Skyguard-Aspide “pensionate” da alcuni anni. Come ha spiegato ieri alle Camere il ministro Guido Crosetto, saranno donati «sistemi difensivi già in nostro possesso». In futuro, però, le cose potrebbero cambiare: «Appare importante – ha detto Crosetto - l’identificazione di mezzi, materiali e sistemi d’arma di produzione nazionale, disponibili nell’immediato o nel breve periodo, che possano essere rilevanti all’interno delle coalizioni per lo sviluppo delle forze ucraine, e per i quali sussista una adeguata capacità produttiva».

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