La proposta del Qatar: capi di Hamas in esilio in cambio degli ostaggi
di Daniele RaineriUna proposta di accordo di pace arriva dal Qatar e prevede questo: la cessazione da parte di Israele delle operazioni militari e il ritiro dalla Striscia di Gaza, la deportazione dei leader di Hamas e l’esilio in un Paese amico e il rilascio graduale di tutti gli ostaggi catturati durante il massacro del 7 ottobre. L’idea è che i rapiti del 7 ottobre saranno liberati man mano che l’esercito israeliano abbandonerà le sue posizioni.
Hamas ha detto no alla proposta di pace e ha sollevato molte obiezioni. La fazione palestinese chiede che prima di qualsiasi trattativa sugli ostaggi ci sia un cessate il fuoco, rifiuta qualsiasi accordo che implichi la fine del suo controllo sulla Striscia – che va avanti dal 2007 – e infine ricorda che la condizione necessaria e già annunciata per la restituzione degli ostaggi è la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, che è un’antica promessa fatta dal leader di Hamas, Yahia Sinwar, quando fu rimesso in libertà dura…
Una proposta di accordo di pace arriva dal Qatar e prevede questo: la cessazione da parte di Israele delle operazioni militari e il ritiro dalla Striscia di Gaza, la deportazione dei leader di Hamas e l’esilio in un Paese amico e il rilascio graduale di tutti gli ostaggi catturati durante il massacro del 7 ottobre. L’idea è che i rapiti del 7 ottobre saranno liberati man mano che l’esercito israeliano abbandonerà le sue posizioni.
Hamas ha detto no alla proposta di pace e ha sollevato molte obiezioni. La fazione palestinese chiede che prima di qualsiasi trattativa sugli ostaggi ci sia un cessate il fuoco, rifiuta qualsiasi accordo che implichi la fine del suo controllo sulla Striscia – che va avanti dal 2007 – e infine ricorda che la condizione necessaria e già annunciata per la restituzione degli ostaggi è la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane, che è un’antica promessa fatta dal leader di Hamas, Yahia Sinwar, quando fu rimesso in libertà durante uno scambio nel 2011. Israele ha fatto sapere che la proposta sarà discussa dal governo. La guerra è arrivata al giorno novantasei e il numero di palestinesi uccisi – soprattutto a causa dei raid aerei israeliani che martellano la Striscia senza interruzioni – ha superato quota ventitremila secondo i dati del ministero della Sanità di Gaza, che parlano chiaro: tra le vittime ci sono migliaia di donne e bambini.
Con questa proposta di pace il Qatar, che da sponsor di Hamas conosce meglio degli altri che cosa succede dentro alla Striscia, riconosce che più i giorni passano e più si avvicina la fine militare del gruppo terroristico, e che una capitolazione dei leader con esilio in cambio degli ostaggi potrebbe essere un finale plausibile. Sinwar ormai si muoverebbe circondato da ostaggi per tenere lontani i raid aerei nel caso gli israeliani scoprissero la sua posizione, secondo fonti della sicurezza israeliana. Se li rimettesse in libertà si priverebbe di uno strato di protezione. Khan Yunis
A Ramallah il segretario di Stato americano, Tony Blinken, ha incontrato il leader dell’Anp, Abu Mazen, per parlare di cosa succederà dopo la guerra, ma il colloquio è stato definito dalla stampa «teso e litigioso». Poi l’americano è volato in Bahrein per una tappa a sorpresa del suo tour diplomatico.
L’Idf annuncia che diminuirà l’intensità delle operazioni a Gaza nord, dopo aver smantellato le due brigate di Hamas – su un totale di cinque – che difendevano l’area. È anche un segnale per l’Amministrazione Biden, che da un mese chiede la fine della guerra totale e il passaggio a una fase due meno violenta e più mirata. La fase due ancora non c’è, ma intanto l’intensità cala nel Nord dove, per la prima volta, Israele ha detto che il personale dell’Onu potrebbe avere accesso.
L’esercito israeliano ieri ha accusato due giornalisti uccisi cinque giorni fa da un drone mentre erano in macchina, Hamza al Dahdouh e Mustafah Thuraya, di appartenere a Hamas e alla Jihad islamica. Hamza era il figlio ventisettenne di Wael al Dahdouh, capo del bureau locale di Al Jazeera, diventato un simbolo globale del giornalismo di guerra perché a ottobre un bombardamento ha ucciso sua moglie e due figli e a dicembre un altro bombardamento lo ha ferito e ha ucciso il suo cameraman. In entrambi i casi Wael ha ricominciato a trasmettere dopo poche ore, nel suo stile compassato e dignitoso. Secondo il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti, già settantanove lavoratori nel settore sono morti dal 7 ottobre. Ora questa accusa dell’Idf contro il figlio farà discutere.
Navi americane e inglesi nel Mar Rosso hanno intercettato l’attacco più massiccio, ventuno fra droni e missili, da parte degli uomini del gruppo yemenita Ansar Allah, conosciuti anche come ribelli Houti. Da giorni si parla di una possibile operazione americana per rispondere all’escalation aggressiva degli yemeniti contro il traffico marittimo commerciale.