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Taiwan, sfida prima del voto. Lai: “Scelta tra democrazia e autoritarismo”. Hou: “Dialogo con la Cina”

Il candidato del partito di governo Dpp, Lai Ching-te, bollato dalla Cina come “un pericolo” affronta in comizi a distanza l’oppositore del Kuomintang, più vicino a Pechino
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TAIPEI - “Dongsuan”, “Dongsuan”, “che tu possa essere eletto”, scandisce dopo il nome di ogni candidato la marea verde - il colore del Dpp - stipata lungo il boulevard Ketagalan davanti al palazzo presidenziale di Taipei. “Siamo più di 160mila stasera”, urla la presentatrice dal palco mettendo a dura prova le proprie corde vocali. Bandiere della pace nelle prime file, cartelli in inglese con su scritto “Keep Taiwan free”, mantenete Taiwan libera. Un comizio, quello del Partito democratico-progressista al governo, che rispetta appieno il rituale taiwanese degli ultimi raduni elettorali prima del voto: spettacoli chiassosi, colorati, dove si canta e si balla, tra striscioni, bandierine e celebrità.

“Volete che Taiwan sia parte della Cina?”, chiedo…

TAIPEI - “Dongsuan”, “Dongsuan”, “che tu possa essere eletto”, scandisce dopo il nome di ogni candidato la marea verde - il colore del Dpp - stipata lungo il boulevard Ketagalan davanti al palazzo presidenziale di Taipei. “Siamo più di 160mila stasera”, urla la presentatrice dal palco mettendo a dura prova le proprie corde vocali. Bandiere della pace nelle prime file, cartelli in inglese con su scritto “Keep Taiwan free”, mantenete Taiwan libera. Un comizio, quello del Partito democratico-progressista al governo, che rispetta appieno il rituale taiwanese degli ultimi raduni elettorali prima del voto: spettacoli chiassosi, colorati, dove si canta e si balla, tra striscioni, bandierine e celebrità.

“Volete che Taiwan sia parte della Cina?”, chiedono dal palco. “No!”, risponde la folla. A parlare si alternano i vari candidati allo Yuan Legislativo, il Parlamento taiwanese. “Dongsuan”, “Dongsuan”. Interventi inframezzati da mini concerti, come quello della celebre band punk rock Fire Extinguisher, gli estintori: un nome un programma in queste elezioni a rischio incendio.

La folla si scalda con l’arrivo sul palco di Hsiao Bi-khim, candidata vicepresidente. “Siamo una grande squadra, che vuole continuare a creare la società più libera di tutta l’Asia. Saremo per sempre taiwanesi”. Alle 21.27 sul palco arriva la presidentessa Tsai Ing-wen, che dopo due mandati è costretta a lasciare la guida dell’isola. “Il popolo taiwanese sta dimostrando al mondo che i valori universali della democrazia e della libertà trionferanno. Non possiamo tornare indietro”.

Dieci minuti dopo tocca all’uomo che proverà a far vincere al Dpp un’elezione per la terza volta di fila: Lai Ching-te. “Il mondo ci osserva. Per vedere se sosteniamo i valori democratici o se ci pieghiamo all’autoritarismo. La pace dipende dalla forza. Non si basa sulla benevolenza dell'aggressore".

Lai che Pechino ha bollato per l’ennesima volta come “un grave pericolo”, se dovesse vincere lui le presidenziali di sabato. “Speriamo che la maggioranza dei compatrioti di Taiwan riconosca l'estremo pericolo della linea ‘indipendentista’ del Dpp e l'estremo pericolo che Lai Ching-te scateni il confronto e il conflitto tra le due sponde dello Stretto”. Pechino che se la prende anche con gli Usa, che non dovrebbero "interferire in alcun modo con le elezioni”: risposta alla notizia secondo la quale Washington è pronta ad inviare sull’isola dopo il voto una delegazione bipartisan di ex funzionari.

Un annuncio “gradito”, commenta in mattinata il candidato del Kuomintang all’opposizione, Hou Yu-ih. Con gli Stati Uniti il rapporto rimarrà indispensabile, spiega davanti alla stampa straniera. “Con Pechino però bisogna parlare, e noi siamo gli unici che siamo in grado di farlo. Per ballare il tango bisogna essere in due. Se vince il Dpp le tensioni invece aumenteranno”.

L’ex super-poliziotto che sogna di diventare presidente presenta la sua strategia delle tre D: deterrenza, dialogo e de-escalation. Si dice contrario ad una dichiarazione formale di indipendenza, rifiuta la formula di Pechino "un Paese, due sistemi”, la stessa di Hong Kong. E si è visto come è andata a finire.

“Mi accusano di essere un candidato pro-Cina, ma noi vogliamo mantenere lo status quo”. La questione della "riunificazione" non sarà all'ordine del giorno se sarà eletto, promette. Kuomintang che in questa campagna elettorale sta presentando il voto però dentro la stessa cornice di Pechino: una scelta tra pace e guerra.

“Se Lai viene eletto sarà un disastro, un pericolo”, dice. Per Hou, assieme al dialogo, bisogna garantire forti difese all’isola per far riflettere due volte Pechino sulla decisione di un eventuale attacco. Cita l’Arte della guerra di Sun Tzu: non contare sul fatto che il nemico non arrivi, conta sul fatto che io sia pronto ad aspettarlo. Con oltre tre decenni di carriera nelle forze dell’ordine, dice, “sono l’unico in grado di proteggere Taiwan”.

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