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Houti, chi sono i “ribelli” dello Yemen che sfidano il mondo nel Mar Rosso

(afp)
Protagonisti di un lungo conflitto, sono parte dell’“asse di resistenza” a Usa e Israele di cui fa parte anche l’Iran
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LONDRA – I bombardamenti dello Yemen da parte dell’aviazione militare americana e britannica portano in primo piano uno degli elementi del cosiddetto “asse della resistenza” agli Stati Uniti e a Israele di cui fanno parte Iran, Hezbollah e Hamas: il movimento degli Houti, che negli ultimi anni ha gradualmente preso il controllo di questo Paese della penisola arabica combattendo una intensa guerra civile contro le forze governative appoggiate dall’Arabia Saudita. Ecco una scheda per capire chi sono e cosa vogliono i protagonisti di questo nuovo conflitto.

Chi sono gli Houti

Anche noti come “Partigiani di Allah”, gli Houti sono un gruppo armato arabo sviluppatosi nello Yemen durante l’ultimo decennio del ventesimo secolo e diventato fortemente attivo dopo il 2000. L’obiettivo iniziale era lottare contro il governo del presidente Saleh, accusato di corruzione. In seguito sono riusciti con successo a impadronirsi della maggior parte del Paese. Il nome del movimento deriva da quello del su…

LONDRA – I bombardamenti dello Yemen da parte dell’aviazione militare americana e britannica portano in primo piano uno degli elementi del cosiddetto “asse della resistenza” agli Stati Uniti e a Israele di cui fanno parte Iran, Hezbollah e Hamas: il movimento degli Houti, che negli ultimi anni ha gradualmente preso il controllo di questo Paese della penisola arabica combattendo una intensa guerra civile contro le forze governative appoggiate dall’Arabia Saudita. Ecco una scheda per capire chi sono e cosa vogliono i protagonisti di questo nuovo conflitto.

Chi sono gli Houti

Anche noti come “Partigiani di Allah”, gli Houti sono un gruppo armato arabo sviluppatosi nello Yemen durante l’ultimo decennio del ventesimo secolo e diventato fortemente attivo dopo il 2000. L’obiettivo iniziale era lottare contro il governo del presidente Saleh, accusato di corruzione. In seguito sono riusciti con successo a impadronirsi della maggior parte del Paese. Il nome del movimento deriva da quello del suo fondatore, ucciso dall’esercito regolare yemenita nel 2004. Dal punto di vista religioso appartengono alla comunità sciita dell’Islam e in particolare alla variante zaidita, una branca oggi presente soltanto nello Yemen.

Uno Stato povero

Confinante con l’Arabia Saudita, con l’Oman, con il mar Rosso e con il golfo di Aden, la repubblica dello Yemen è uno degli Stati più poveri del mondo, con condizioni di sottosviluppo e forte dipendenza da aiuti esterni, nonostante i progressi compiuti dopo la riunificazione avvenuta nel 1990 tra Yemen del Nord e Yemen del Sud, le due entità create dopo il crollo dell’Impero Ottomano che controllava la regione fino alla Prima guerra mondiale. Lo Yemen ha 37 milioni di abitanti. La capitale è Sana’a.

La guerra civile

Dopo svariate rivolte armate, dal 2014 i ribelli Houti combattono una guerra civile contro le forze governative. Il conflitto ha causato 377 mila morti e 4 milioni di rifugiati. Il governo, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e una coalizione di altri Stati arabi, opera attualmente in esilio da Riad, la capitale saudita. Sostenuti finanziariamente e politicamente dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, gli Houti hanno conquistato numerose province, fino a prendere il controllo della capitale Sana’a, dove hanno organizzato parate militari esibendo missili e armamenti. Per le perdite e le atrocità provocate, la guerra civile yemenita è considerata oggi uno dei conflitti più gravi del pianeta. L’Arabia Saudita è stata accusata da molti per le gravi sofferenze e perdite arrecate ai civili durante la sua campagna aerea contro gli Houti.

Gli attacchi alle navi

Dopo l’aggressione di Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre scorso e la risposta israeliana con l’invasione di Gaza, gli Houti hanno cominciato ad attaccare con imbarcazioni, elicotteri, droni e razzi dalle proprie coste le navi che, attraversato il canale di Suez, navigano lungo il mar Rosso dirette verso l’oceano Indiano. Talvolta gli attacchi si limitano a colpire una nave cargo, in altri casi uomini armati salgono a bordo, ne prendono possesso e la guidano in porto fino alle basi degli Houti nello Yemen. Martedì hanno lanciato uno degli attacchi più massici, in cui le forze della Marina militare americana che pattugliano il mar Rosso hanno fermato diciotto droni tirati contro navi commerciali in transito. Gli attacchi sono presentati come una ritorsione per l’invasione israeliana di Gaza, dunque a sostegno di Hamas. Secondo fonti dell’intelligence americana, l’Iran aiuta e coordina attivamente questa campagna. Teheran smentisce ogni coinvolgimento diretto, ma appoggia politicamente l’iniziativa.

La minaccia al commercio

Dal canale di Suez passa il 12 per cento del commercio mondiale: è la più rapida via di collegamento marittimo tra l’Occidente e l’Oriente. Gli attacchi nel mar Rosso hanno costretto molte compagnie, tra cui Maersk, la società danese che è il maggior trasportatore di merci al mondo per mare, a sospendere la navigazione attraverso il canale di Suez, sia per il rischio che le proprie navi vengano colpite o sequestrate, sia perché le assicurazioni hanno alzato enormemente le polizze per il settore, rendendo proibitivo il costo. L’alternativa è tuttavia una navigazione lungo tutto il continente africano fino al Capo di Buona Speranza, per poi risalire l’oceano Indiano fino alle destinazioni dell’Estremo Oriente, allungando il viaggio di 7500 chilometri. Più di 22 mia navi passano in media ogni anno da Suez, ma gli attacchi degli Houti rischiano di ridurre drasticamente o addirittura fermare la navigazione nel canale.

L’allargamento del conflitto

Attaccando le navi cargo, gli Houti affermano di volere colpire direttamente o indirettamente Israele e il suo alleato americano. In questo modo si ergono a protettori dei palestinesi di fronte ai Paesi arabi che finora hanno soltanto condannato a parole la guerra di Gaza e non hanno offerto diretto sostegno ad Hamas. Una mossa che procura ai ribelli yemeniti un vasto consenso nell’opinione pubblica del Medio Oriente e in tutto il mondo islamico. Perfino tra le forze filo-governative yemenite, commenta la think thank londinese Chatam House, ossia tra i soldati che combattono contro gli Houti nella guerra civile, molti applaudono la campagna di attacchi condotta dagli Houti contro le navi. Bombardando le posizioni degli houti, commenta un esperto sul Financial Times, di fatto Stati Uniti e Regno Unito fanno un favore agli Houti, dando loro un ruolo ancora più di primo piano sullo scacchiere mediorientale ed elevandoli ad avversario dell’Occidente nella jihad globale. D’altra parte, americani e britannici non potevano continuare a subire gli attacchi dei ribelli alla navigazione commerciale senza fare niente o limitandosi a difendersi cercando di abbattere droni e missili. Come che sia, il conflitto tra Israele e Hamas si allarga ora ad altre forze, altri campi di battaglia e altri più ampi scenari, come temeva Washington.

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