Javier Milei invita formalmente il Papa in Argentina: un viaggio di “pacificazione” tra le tensioni sociali. Il 10 febbraio l’incontro con Bergoglio a Roma
di Iacopo ScaramuzziDopo averlo ripetutamente insultato nel corso della campagna elettorale, e consapevole che “il tempo è poco”, il nuovo presidente argentino Javier Milei, ultraliberista di destra o “anarco-capitalista” come si definisce egli stesso, ha scritto a papa Francesco, 87 anni, per invitarlo a visitare la sua patria in quello che prospetta come un viaggio di “pacificazione” sullo sfondo delle tensioni innescate dalle riforme promosse dallo stesso capo di Stato.
A Roma il primo incontro con Bergoglio
Da Buenos Aires arriva anche la notizia che Milei dovrebbe essere ricevuto dal Papa il prossimo febbraio. Francesco avrebbe accettato di ricevere il presidente argentino il 10 febbraio, secondo l’agenzia argentina Infobae, alla vigilia della messa canonizzazione della religiosa “Mama Antula” che Bergoglio presiederà l'11 febbraio e alla quale Milei dovrebbe partecipare. Roma sarebbe la prima tappa di un viaggio internazionale che, riferisce la Nacion, inizierà in Israele.
"Imbecille” contro “piffe…
Dopo averlo ripetutamente insultato nel corso della campagna elettorale, e consapevole che “il tempo è poco”, il nuovo presidente argentino Javier Milei, ultraliberista di destra o “anarco-capitalista” come si definisce egli stesso, ha scritto a papa Francesco, 87 anni, per invitarlo a visitare la sua patria in quello che prospetta come un viaggio di “pacificazione” sullo sfondo delle tensioni innescate dalle riforme promosse dallo stesso capo di Stato.
A Roma il primo incontro con Bergoglio
Da Buenos Aires arriva anche la notizia che Milei dovrebbe essere ricevuto dal Papa il prossimo febbraio. Francesco avrebbe accettato di ricevere il presidente argentino il 10 febbraio, secondo l’agenzia argentina Infobae, alla vigilia della messa canonizzazione della religiosa “Mama Antula” che Bergoglio presiederà l'11 febbraio e alla quale Milei dovrebbe partecipare. Roma sarebbe la prima tappa di un viaggio internazionale che, riferisce la Nacion, inizierà in Israele.
"Imbecille” contro “pifferaio magico”
Milei aveva apostrofato Bergoglio come un “gesuita che promuove il comunismo”, durante la campagna elettorale, accusandolo di essere il “rappresentante del Male nella Casa di Dio”, una “persona nefasta” o, più semplicemente, un “imbecille”. Francesco era sembrato rispondere, indirettamente, quando, intervistato dall’agenzia stampa argentina Telam a pochi giorni dal voto, aveva messo in guardia gli argentini dal seguire i “pifferai magici” e i “pagliacci del messianesimo”.
Un viaggio a lungo procrastinato
Formalmente corretti, però, i rapporti del Pontefice argentino con lo sfidante di Milei, il peronista Sergio Massa, non erano più cordiali. Le antiche ruggini con Nestor e Cristina Kirchner pesavano tutt’ora. E dunque non sarebbe stata la vittoria di Milei a pregiudicare il progetto di un ritorno a casa, mai compiuto dall’inizio del pontificato e più volte ipotizzato e poi procrastinato. E se, a causa dell’avanzare dell’età e del moltiplicarsi degli acciacchi, nonché per le inevitabili polemiche che dovrebbe affrontare, un viaggio in Argentina, inevitabilmente lungo e impegnativo, sembra, a chi conosce bene il Papa, tuttora improbabile – né sarebbe politicamente sostenibile dire chiaro e tondo che non andrà – l’ipotesi di una trasferta transatlantica continua ad aleggiare nei Sacri Palazzi. Accreditata da alcuni come realizzabile già la prossima primavera.
Scordiamoci il passato
Jorge Mario Bergoglio, ad ogni modo, così lascia intendere, ed ha voluto subito sgombrare il campo da possibili inciampi, ed archiviare i dissapori passati, telefonando subito a Milei, appena eletto, per assicurargli la sua preghiera per il mandato presidenziale. Il capo dello Stato già in quella telefonata invitò Francesco a tornare in Argentina. Ora formalizza la proposta con una lettera di due pagine che ne dettaglia il possibile significato, almeno per la Casa Rosada.
"Saggi consigli”
Nella missiva, firmata l’otto gennaio, ma resa nota ieri a Buenos Aires, Milei ricorda che proprio in quella telefonata di novembre il Papa gli aveva espresso “saggi consigli” e “auguri di coraggio e saggezza” che, chiosa ora il presidente, sono “così necessari per affrontare la sfida di indirizzare i destini della nostra Patria e dei nostri concittadini. Personalmente, le sue parole sono state un gesto di incoraggiamento, oltre a rafforzare la mia convinzione sull’urgenza di trasformare la realtà che il nostro Paese sta attraversando per garantire la pace e la prosperità, attraverso le riforme sociali e politiche così necessarie”.
Le riforme e le proteste
“Santità”, prosegue Milei, “noi argentini stiamo attraversando momenti di afflizione e di speranza. Osserviamo intorno a noi come la povertà, con le sue diverse facce e conseguenze, raggiunga la metà di tutti i nostri connazionali. La nostra economia è in uno stato critico e devono essere adottate misure urgenti per evitare una catastrofe sociale con conseguenze dolorose. Tenendo presente il suo consiglio di avere la saggezza e il coraggio necessari. Nelle mie prime settimane di mandato ho provveduto a proporre una serie di misure governative volte a trasformare la situazione in cui versa la Repubblica Argentina da decenni. Siamo consapevoli che queste decisioni possono aggravare le disuguaglianze. Pertanto – tiene a sottolineare Milei – la nostra massima priorità è proteggere i nostri connazionali più vulnerabili, ringraziando la collaborazione della Chiesa cattolica, la cui azione in campo sociale è preziosa”.
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Il ruolo della Chiesa
Da qui, il presidente argentino invita il Papa suo connazionale: “Sa bene che non ha bisogno di un invito per venire nella sua amata Argentina. A rischio di dire cose inutili, la invito a visitare la nostra amata Patria, secondo le date e i luoghi che ci vengano indicati, tenendo presente il desiderio generale delle nostre città, province e paesi di contare sulla sua presenza e trasmetterti il ??loro affetto filiale. Come Presidente della Nazione argentina – puntualizza Milei – credo che il suo viaggio porterà frutti di pacificazione e di fraternità tra tutti gli argentini, desiderosi di superare le nostre divisioni e i nostri scontri. La sua presenza e il suo messaggio contribuiranno all’unità tanto desiderata di tutti i nostri compatrioti e ci forniranno la forza collettiva necessaria per preservare la nostra pace e lavorare per la prosperità e l’allargamento della nostra amata Repubblica argentina”. Conclude Javier Milei: “So che il tempo è poco. Spero comunque che possa viaggiare per la gioia generale di tutto il popolo argentino”. Parlando alla radio La Red, Milei ha chiosato: “Oggi ho firmato la lettera per il Papa, che ha un'agenda un po' più complicata della mia, e spero che possa venire. Il fatto che il popolo argentino sia cattolico genererà molta aspettativa e speranza e – ha detto – colmerà alcune differenze che non hanno senso”.