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Mar Rosso, la potenza di fuoco Usa come quella usata contro Gheddafi: ecco come gli alleati hanno colpito radar e installazioni houti per difendere il commercio mondiale

L’operazione statunitense è stata condotta con un centinaio di cruise Tomahawk. In campo anche gli Eurofighter di Londra. Di fatto si mira a mettere fine ai preoccupanti attacchi yemeniti alle navi commerciali con missili balistici
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Non è stato un raid simbolico, ma un attacco massiccio per cercare di smantellare la rete che permette agli Houti di minacciare la navigazione internazionale. L’operazione più grande condotta dalle forze americane da oltre dieci anni: bisogna andare indietro ai tempi dell’intervento in Libia contro Gheddafi per trovare qualcosa di simile. L’Us Navy - con un piccolo contributo britannico nei bombardamenti mentre gli altri quattro Paesi impegnati si sono limitati a fornire personale di supporto - ha scatenato una potenza devastante. Un’offensiva che trasmette anche un messaggio all’Iran e a tutti i suoi alleati nella regione: nonostante i vostri espedienti, l’America ha la capacità di distruggere le vostre basi.

I BERSAGLI
Sono stati colpiti oltre sessanta obiettivi in sedici località diverse: gran parte del territorio yemenita dominato dal movimento fondamentalista è stato bersagliato. L’arsenale degli Houti è stato con…

Non è stato un raid simbolico, ma un attacco massiccio per cercare di smantellare la rete che permette agli Houti di minacciare la navigazione internazionale. L’operazione più grande condotta dalle forze americane da oltre dieci anni: bisogna andare indietro ai tempi dell’intervento in Libia contro Gheddafi per trovare qualcosa di simile. L’Us Navy - con un piccolo contributo britannico nei bombardamenti mentre gli altri quattro Paesi impegnati si sono limitati a fornire personale di supporto - ha scatenato una potenza devastante. Un’offensiva che trasmette anche un messaggio all’Iran e a tutti i suoi alleati nella regione: nonostante i vostri espedienti, l’America ha la capacità di distruggere le vostre basi.

I BERSAGLI
Sono stati colpiti oltre sessanta obiettivi in sedici località diverse: gran parte del territorio yemenita dominato dal movimento fondamentalista è stato bersagliato. L’arsenale degli Houti è stato concepito dai progettisti iraniani per sfuggire alla caccia dal cielo: droni e missili vengono lanciati da rampe mobili, spesso nascoste nel cassone di furgoni e camion civili difficili da identificare. Per settimane però l’intelligence statunitense ha sorvegliato l’attività dei miliziani, spiandoli mentre prendevano di mira il traffico mercantile nel Mar Rosso per ventisette volte, intercettando le comunicazioni radio tra i leader e le squadre sul campo, seguendo gli spostamenti dai rifugi alle posizioni d’assalto: una ricognizione ottica ed elettronica che ha permesso di compilare la lista dei target.

Stando alle prime informazioni, piuttosto che incenerire le singole rampe di lancio si è deciso di spezzare l’organizzazione che coordina e gestisce le incursioni contro le navi. Sono stati colpiti i radar che vigilano sulle coste e sullo Stretto di Bab el-Mandeb, le Forche Caudine del commercio mondiale; le batterie contraeree semoventi, che due mesi fa hanno abbattuto un drone Reaper del Pentagono; i comandi dove viene deciso quali mercantili aggredire; antenne e centrali radio che collegano con le postazioni missilistiche nascoste sul terreno; i depositi dove sono custoditi gli ordigni; i laboratori che li costruiscono e li riparano.

LA NUOVA MINACCIA
Anche alcuni siti di lancio sarebbero stati colpiti: si tratterebbe soprattutto di quelli usati negli scorsi giorni per scagliare missili balistici antinave, un’arma - come ha sottolineato il presidente Biden - mai utilizzata prima nella Storia. Sono ordigni imprecisi ma molto difficili da intercettare - per l’altissima velocità e per il tipo di volo - negli spazi ristretti del Mar Rosso, che rappresentano un pericolo pure per la flotta occidentale. Pochi giorni fa gli Houti hanno mandato contro le navi americane e britanniche uno sciame di oltre venti droni e cruise, che dovevano aprire la strada a un singolo missile balistico. Ieri pomeriggio c’è stato un secondo blitz con lo stesso modello di ordigno, caduto a poca distanza da una portacontainer: se l’avesse centrata, l’avrebbe spezzata in due mentre finora gli Houti non sono mai riusciti ad affondare una nave ma soltanto a danneggiarle. Alcuni analisti ritengono che sia stata proprio l’entrata in scena di questi mezzi micidiali a convincere il Pentagono che un intervento fosse diventato necessario.


IL PIANO USA
L’operazione statunitense è stata condotta con un centinaio di cruise Tomahawk: sono partiti soprattutto dal sottomarino nucleare Uss Florida, una sorta di fortezza missilistica in immersione che diede anche inizio alla campagna contro Gheddafi, e da quattro incrociatori. Ogni Tomahawk ha una testata con 454 chili di esplosivo convenzionale: alcuni sono stati modificati per penetrare nei bunker in cemento e nei depositi sotterranei prima di scoppiare. Dal ponte della portaerei Eisenhower sono decollati quindici cacciabombardieri F-18 Hornet che - sotto la direzione di una centrale volante EC-2 Hawkeye - hanno prima disturbato con i loro strumenti elettronici i radar e le radio nello Yemen, poi le hanno distrutte con bombe dirette sulle coordinate satellitari o guidate dai laser. La dinamica complessiva dell’operazione contro gli Houthi è stata molto simile a quella che si vede nel film “Top Gun Maverick”, in cui si mette in scena il raid contro una centrale iraniana - anche se il Paese non viene mai nominato - condotto dall’Us Navy proprio con missili Tomahawk e caccia F-18.

Londra ha preso parte alla notte di fuoco con quattro cacciabombardieri Eurofighter, ufficialmente decollati da Cipro e riforniti da una cisterna d’alta quota: hanno sganciato una raffica di bombe “intelligenti” Paveway IV contro le installazioni di Bani, nel Nord Ovest, impiegate per i voli dei droni da ricognizione o attacco, e contro l’aeroporto di Abbs, da cui sono partiti più volte missili contro le navi commerciali. La nave Hms Diamond invece - non disponendo di armi a lungo raggio - ha contribuito solo alla raccolta di intelligence. Canada, Australia, Olanda e Bahrein invece sono stati presenti solo con ufficiali impegnati nel quartiere generale.

(reuters)


LA REAZIONE
Sarà importante nei prossimi giorni stabilire la reale portata dei danni inflitti. Nei lunghi anni della sanguinosa guerra civile yemenita, gli Houti hanno imparato a mimetizzare molto bene le loro forze per sopravvivere alle incursioni emiratine e saudite, le due ricche potenze regionali dotate di bombardieri hitech. Si ipotizza che le loro infrastrutture militari siano state progettate con una ridondanza di collegamenti, per mantenerle attive anche sotto attacco. I loro leader hanno subito promesso rappresaglie contro gli americani ed è prevedibile che nelle prossime ore ci saranno numerosi lanci di droni e cruise contro l’Us Navy. Il grande interrogativo è se i miliziani tenteranno di raggiungere pure le basi statunitensi in Arabia Saudita, Emirati e Bahrein, provocando un allargamento del conflitto aperto in Medio Oriente con le stragi jihadiste del 7 ottobre che hanno causato l’offensiva israeliana contro Gaza.

Fondamentale sarà l’atteggiamento di Teheran. Parte dell’amministrazione Biden continua a credere che gli ayatollah non vogliano entrare in guerra con Israele, nè spingere gli Hezbollah libanesi a farlo: gli iraniani sarebbero ispirati da una “pazienza strategica” per non compromettere lo sviluppo del programma nucleare. E l’operazione contro gli Houti, la formazione sciita che ha sfidato in maniera più clamorosa l’Occidente ma che adotta le stesse tattiche dei Guardiani della Rivoluzione, adesso è una lezione che verrà studiata con attenzione dai vertici della Repubblica Islamica prima di decidere altre mosse.

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