Attacco agli Houti, Biden avverte: “Colpiremo ancora”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliManifestanti Houti dopo gli attacchi
New York - “Risponderemo ancora agli Houti, se continueranno ad avere questo comportamento oltraggioso”. È stato molto chiaro il presidente Biden, commentando dalla Pennsylvania gli attacchi lanciati nelle ultime 48 ore contro la milizia filoiraniana nello Yemen. Nello stesso tempo, però, ha ribadito che non vuole allargare la guerra: “Ho già consegnato il mio messaggio all’Iran. Sanno che non devono fare nulla. Teheran non vuole un conflitto con noi”.
Il Pentagono si aspetta rappresaglie dagli Houti, perché con l’attacco di giovedì notte ha degradato le loro capacità militari di aggredire le navi nel Maro Rosso, ma non di reagire. Quindi ha chiesto alle navi americane di evitare la zona nelle prossime 72 ore. Però è pronto a rispondere, e anzi le vendette potrebbero servire a scoprire dove si nascondono armi e munizioni ancora nelle mani della milizia filo iraniana. I raid però non vengono presentati da Washington come un’escalation del conflitto iniziato a Gaza, ma l’esatto contrar…
New York - “Risponderemo ancora agli Houti, se continueranno ad avere questo comportamento oltraggioso”. È stato molto chiaro il presidente Biden, commentando dalla Pennsylvania gli attacchi lanciati nelle ultime 48 ore contro la milizia filoiraniana nello Yemen. Nello stesso tempo, però, ha ribadito che non vuole allargare la guerra: “Ho già consegnato il mio messaggio all’Iran. Sanno che non devono fare nulla. Teheran non vuole un conflitto con noi”.
Il Pentagono si aspetta rappresaglie dagli Houti, perché con l’attacco di giovedì notte ha degradato le loro capacità militari di aggredire le navi nel Maro Rosso, ma non di reagire. Quindi ha chiesto alle navi americane di evitare la zona nelle prossime 72 ore. Però è pronto a rispondere, e anzi le vendette potrebbero servire a scoprire dove si nascondono armi e munizioni ancora nelle mani della milizia filo iraniana. I raid però non vengono presentati da Washington come un’escalation del conflitto iniziato a Gaza, ma l’esatto contrario: un messaggio inviato all’Iran, considerato il grande manovratore occulto dell’intera crisi, per ammonirlo e frenare le sue ambizioni. Lo scopo non è provocare uno scontro con Teheran, e meno ancora con gli Houti, ma piuttosto convincere la Repubblica islamica a tenere a bada le sue milizie nella regione, perché altrimenti il prezzo da pagare per le provocazioni anti occidentali sarà più alto di quanto gli ayatollah siano disposti a sacrificare.
Gli Usa pronti “a nuovi attacchi”
Già giovedì sera, poco dopo i bombardamenti nello Yemen, due alti funzionari di Casa Bianca e Pentagono hanno tenuto un briefing con i giornalisti. L’attacco era stato deciso da Biden martedì, dopo che la milizia filo iraniana aveva ignorato gli avvertimenti della comunità internazionale, prendendo di mira le navi nel Mar Rosso con 18 droni e 3 missili. Il presidente aveva approvato gli obiettivi, ma prima di procedere voleva la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu per giustificare l’azione. Il Palazzo di Vetro aveva approvato il documento di condanna mercoledì, con le astensioni di Russia, Cina, Algeria e Mozambico. Mosca e Pechino si lamentano, ma è impossibile che non avessero capito di cosa si trattava, quando non avevano usato il veto per bloccare il testo.
Il segretario alla Difesa Austin era ancora in ospedale, a causa dell’intervento per il cancro alla prostata, ma da là ha guidato le operazioni. L’attacco è stato condotto da Usa e Gran Bretagna, impiegando aerei, navi e sottomarini, con l’aiuto di Olanda, Canada e Bahrain. Prima sono state eliminate contraeree e radar, e poi colpiti i target, soprattutto batterie per i lanci e depositi di munizioni. Secondo lo U.S. Air Forces Central Command oltre 100 missili, inclusi i Tomahawk, sono stati lanciati su 60 obiettivi in 16 luoghi, tra cui la base al Dailami a Nord di Sanaa, gli aeroporti e il porto di Hodeida, Taiz e Hajjah, un campo militare a est di Saada. Lo scopo era degradare le capacità di lanciare attacchi nel Mar Rosso, evitando però di fare vittime civili o colpire operativi iraniani nello Yemen, per non dare la scusa di intervenire a Teheran, considerata mandante degli attacchi houti. Questa strategia serviva anche a placare l’Arabia, fino all’ultimo contraria per non far saltare la fragile tregua locale. Il Pentagono pensa di aver ridotto le capacità degli Houti di colpire, ma non di lanciare rappresaglie, che si aspetta.
Gli Usa: “Non vogliamo allargare il conflitto”
Ieri il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Kirby ha aggiunto che «la valutazione dei danni è in corso. Sono stati colpiti obiettivi militari legittimi, per deposito, lancio e guida di droni e missili». Ha escluso di voler allargare il conflitto: «Non siamo interessati a provocare una guerra in Yemen. Piuttosto cerchiamo di prevenire l’escalation, anche con i raid di giovedì». Kirby non esclude rappresaglie: «Nessuno è così ingenuo da pensare che non possano avvenire. Ora però gli Houti hanno scelte da fare, e quella giusta è smettere gli attacchi. Il presidente non esiterà ad ordinare altre azioni, se necessario». Kirby ha aggiunto che quello di giovedì «non è stato un segnale, ma un’operazione lanciata per distruggere capacità militari». Washington però non ha Teheran come prossimo obiettivo: «Non c’è una guerra con gli Houti e non la cerchiamo. Vogliamo la fine degli attacchi. L’Iran li appoggia, come fa con Hezbollah e Hamas, e dovrà rendere conto della destabilizzazione che provoca, ma non vogliamo allargare la guerra». Gli Houtii, invece, «potrebbero tornare nella lista dei gruppi terroristici». La Casa Bianca quindi avverte: «Non è detto che questa sia l’ultima parola. Il presidente si riserva il diritto di colpire, se gli attacchi continueranno».