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Israele a l’Aia, la giurista Chantal Meloni: “Ben costruita l’accusa del Sudafrica. Mi aspetto misure cautelari dalla Corte Internazionale”

L’accademica italiana ha seguito con alcuni colleghi le udienze. L’abbiamo intervistata subito dopo
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L'AIA – «La squadra di avvocati del Sudafrica ha presentato un caso convincente e ben strutturato. Il parere non solo mio ma di numerosi altri esperti con cui ho parlato è che gli avvocati hanno ben delineato sia i fatti che costituiscono gli elementi oggettivi del crimine di genocidio, sia il suo elemento soggettivo, ossia l’intenzione di distruggere i palestinesi di Gaza. Direi che ci sono elementi sufficienti per una decisione urgente di adozione di misure cautelari, dove lo standard di prova è più basso e meno difficile da integrare rispetto a quello che poi sarà il giudizio nel merito della controversia da parte della Corte internazionale, che arriverà solo più avanti». La giurista Chantal Meloni è professoressa associata di Diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano dove è titolare del corso di diritto penale internazionale. Ha seguito le udienze da L’Aia – dove il Sudafrica ha accusato Israele di aver violato i termini della Convenzione sui genocidi – insieme a un…

L'AIA – «La squadra di avvocati del Sudafrica ha presentato un caso convincente e ben strutturato. Il parere non solo mio ma di numerosi altri esperti con cui ho parlato è che gli avvocati hanno ben delineato sia i fatti che costituiscono gli elementi oggettivi del crimine di genocidio, sia il suo elemento soggettivo, ossia l’intenzione di distruggere i palestinesi di Gaza. Direi che ci sono elementi sufficienti per una decisione urgente di adozione di misure cautelari, dove lo standard di prova è più basso e meno difficile da integrare rispetto a quello che poi sarà il giudizio nel merito della controversia da parte della Corte internazionale, che arriverà solo più avanti». La giurista Chantal Meloni è professoressa associata di Diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano dove è titolare del corso di diritto penale internazionale. Ha seguito le udienze da L’Aia – dove il Sudafrica ha accusato Israele di aver violato i termini della Convenzione sui genocidi – insieme a un gruppo di colleghi e ci offre i suoi commenti a fine delle due giornate.

Cosa pensa delle accuse avanzate dal Sudafrica?
«Il caso è stato sviluppato in maniera eccellente. John Dugard e i suoi colleghi e colleghe, avvocati di primissimo ordine, si sono suddivisi fra loro gli argomenti. Esponendo i fatti, elementi oggettivi che integrano il crimine di genocidio - e dunque gli attacchi militari ma anche l’imposizione di condizioni di vita al limite che rendono impossibile la sopravvivenza della popolazione per mancanza di accesso a cibo, acqua, cure mediche adeguate, così come gli attacchi a ospedali e strutture sanitarie. Altri si sono concentrati sulle intenzioni di Israele citando le dichiarazioni di certi ministri (“Combattiamo contro animali umani”, “A Gaza nessuno è innocente”) che hanno avuto il risultato di disumanizzare i palestinesi portando a considerare terroristi anche persone che non hanno nulla a che fare con Hamas, bambini compresi, considerati alla stregua di futuri terroristi. In atto, insomma, c’è un discorso di punizione collettiva. Tutti target “degni di essere uccisi”. Il Sudafrica ha descritto ciò che avviene a Gaza come un caso da manuale di genocidio in corso».


La risposta di Israele è stata adeguata?
«Implicitamente ed esplicitamente gli avvocati israeliani hanno qualificato il 7 ottobre a sua volta come genocidio. Sostenendo di fatto la tesi “voi Corte non potete accogliere la richiesta del Sudafrica di cessate il fuoco perché ci stiamo difendendo e abbiamo obbligo di difendere i nostri cittadini da Hamas che ci vuole uccidere tutti, vuol compiere genocidio a sua volta”. Una linea di difesa attesa ma non particolarmente convincente perché, anche ammettendo il diritto all’autodifesa di Israele e un uso della forza militare a Gaza legittimo, comunque devono rispettare i limiti ben precisi imposti dal diritto internazionale umanitario: la cui violazione può integrare i crimini di guerra. La Convenzione sul genocidio del 1948 è uno strumento che segna linee rosse precise. Invocare l’autodifesa per dire che non può essere genocidio è giuridicamente debole. Niente giustifica la commissione di un genocidio, nemmeno l’accusa di rispondere a un altro genocidio: che pure quello è tutto da dimostrare. C’è stato però un altro argomento sostenuto in maniera più interessante...».


Prego.
«Quello secondo cui non possono essere accusati di commettere genocidio perché avvisano dei bombardamenti in arrivo, chiedono di evacuare aree, hanno permesso di far entrare aiuti e coordinato convogli di ambulanze. Questo è molto più convincente per confutare l’accusa di genocidio. Peccato che l’argomento nei fatti non tenga. Al di là delle dichiarazioni di Israele e dei suoi avvocati, i rapporti dell’Onu e delle sue agenzie dimostrano il contrario: e il tribunale dovrà tenerne conto, essendo un organo delle Nazioni Unite a sua volta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, per fare un esempio, ha recentemente denunciato di aver dovuto cancellare sei missioni a Gaza perché Israele non ha dato rassicurazioni sulla sicurezza del convoglio. E abbiamo visto in questi mesi un numero impressionante di convogli attaccati, ambulanze, missioni della Mezzaluna rossa e della Croce Rossa Internazionale, Medici senza frontiere, Oxfam. Hanno tutti denunciato con parole forti attacchi di Israele, che sapeva benissimo cosa faceva».


Una delle avvocatesse ha parlato di avvertimenti: “Quando le circostanze lo permettono”...
«Neanche questo è nuovo. Quello che loro intendono è “se possiamo avvertiamo lo facciamo e se ne devono andare”. Ma se il target è tale da aver bisogno di segretezza, ad esempio un leader di Hamas, non avvertono nessuno. È accaduto già in passato, ma questa volta il livello è tale da non essere giustificabile. In molti casi non hanno fornito prove - e neanche il sospetto - che ci fossero obiettivi importanti tali da legittimare l'attacco militare. E il Sudafrica ha messo bene in luce che l’ordine di evacuazione riguarda ormai quasi tutta la popolazione di Gaza, mandata in zone cosiddette “sicure” da Israele che poi le ha bombardate ugualmente. Fatti che confutano gli argomenti di Israele. A prescindere dalla retorica impiegata dagli avvocati israeliani, è difficile che i giudici siano convinti a fronte dei tanti rapporti che dicono il contrario».


In udienza gli avvocati hanno addirittura accusato il Sudafrica di essere un potenziale complice di Hamas...
«Un'accusa che potrebbe ritorcersi contro Israele. Che ormai da tempo sta cercando di dire che chiunque chieda il cessate il fuoco è di fatto un sostenitore diretto o indiretto di Hamas: perfino l’Onu, il Papa, il segretario generale delle Nazioni Unite sono stati accusati di essere fiancheggiatori dei terroristi. Il concetto di Israele è: “Dovete permetterci di distruggere Hamas fino alla fine o saremo in pericolo esistenziale”. E siccome la più importante misura cautelare che il Sudafrica chiede è un’imposizione del cessate il fuoco che dal punto di vista di Israele li metterebbe in pericolo, la conclusione è che anche loro sono dalla parte di Hamas».


Cosa succederà ora?
«Ritengo improbabile che la Corte non ordini alcuna misura cautelare. Temo non potranno spingersi fino al chiedere il cessate il fuoco, perché non può essere imposto in maniera bilaterale. Ma mi aspetto qualcosa di forte sul fatto che Israele debba cambiare comportamento rispetto agli aiuti umanitari e ai soccorsi. E anche - ma bisognerà vedere quanto i giudici si spingeranno - indicazioni su modalità e limiti delle operazioni militari. A questo stadio del caso, la Corte non ha bisogno di concludere che Israele è responsabile di genocidio, ma che c’è il rischio che un genocidio sia commesso. Per questo i giudici potrebbero dare indicazioni concrete su cosa Israele sia obbligato a fare per alleviare la catastrofe umanitaria che ha di fatto scatenato a Gaza: occorre tenere in considerazione che si stima che centinaia di migliaia di Palestinesi a Gaza potrebbero morire nel prossimo anno non solo a causa direttamente delle bombe ma delle condizioni di vita imposte»

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