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L’Italia si sfila dal blitz: “Sostegno politico ma non militare”

Guido Crosetto, ministro della Difesa

 (ansa)

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“Avvertiti dagli Usa ma nessuna richiesta di partecipare”. I nodi del passaggio in Parlamento e della missione Ue
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Prima una riunione a Palazzo Chigi, giovedì mattina, con i vertici del governo e dei Servizi: l’attacco agli Houti è imminente, è l’informazione sul tavolo. Poi, nel pomeriggio, una telefonata con cui alcuni ministri alleati avvertono Guido Crosetto con nuovi dettagli in vista dei bombardamenti. Nel mezzo, la decisione di Roma – scrive Reuters - di non prendere parte alle operazioni, nonostante la presenza di due navi della Marina militare nel Mar Rosso. Una ricostruzione che Palazzo Chigi smentisce, assicurando: nessuna proposta è arrivata nel giorno del blitz, ma soltanto l’informazione dell’avvio dell’operazione - assicura Antonio Tajani - «con diverse ore di anticipo». Di certo, l’esecutivo aveva già negato lo scorso dicembre il consenso a inquadrare le fregate inviate nell’area sotto il comando americano. Che la richiesta sia stata reiterata anche ieri, invece, è materia sensibile: se c’è stata, è rimasta sul piano dell’informalità, dunque facilmente confutabile. E lo stesso vale…

Prima una riunione a Palazzo Chigi, giovedì mattina, con i vertici del governo e dei Servizi: l’attacco agli Houti è imminente, è l’informazione sul tavolo. Poi, nel pomeriggio, una telefonata con cui alcuni ministri alleati avvertono Guido Crosetto con nuovi dettagli in vista dei bombardamenti. Nel mezzo, la decisione di Roma – scrive Reuters - di non prendere parte alle operazioni, nonostante la presenza di due navi della Marina militare nel Mar Rosso. Una ricostruzione che Palazzo Chigi smentisce, assicurando: nessuna proposta è arrivata nel giorno del blitz, ma soltanto l’informazione dell’avvio dell’operazione - assicura Antonio Tajani - «con diverse ore di anticipo». Di certo, l’esecutivo aveva già negato lo scorso dicembre il consenso a inquadrare le fregate inviate nell’area sotto il comando americano. Che la richiesta sia stata reiterata anche ieri, invece, è materia sensibile: se c’è stata, è rimasta sul piano dell’informalità, dunque facilmente confutabile. E lo stesso vale per un eventuale coinvolgimento delle basi Nato in Italia, spesso scelte per fornire supporto radar: ammesso che la distanza con lo Yemen sia compatibile con il raid, mancano le conferme.

Un paletto: l’approvazione in Parlamento

Che uno smarcamento ci sia stato, sia pure con le dovute cautele diplomatiche, lo si evince anche dalla decisione italiana di negare la firma al “joint statement” con cui gli Stati Uniti e altri nove Paesi rivendicano i bombardamenti. Una scelta che arriva dopo aver invece aderito il 19 dicembre e il 3 gennaio a due testi di condanna degli attacchi Houti.

Se c’è un paletto che si può comunque fissare, per delineare la posizione del governo Meloni, è questo: nessuna partecipazione italiana è stata e sarà possibile senza che il Parlamento la autorizzi. Vale per una possibile spedizione europea, vale per un eventuale futuro supporto logistico ad attacchi mirati contro le infrastrutture nello Yemen. «A fronte del comportamento inaccettabile degli Houti – scrive a sera Palazzo Chigi - l’Italia sostiene le operazioni dei Paesi alleati, che hanno il diritto di difendere le proprie imbarcazioni, nell’interesse dei flussi commerciali globali e dell’assistenza umanitaria». Sostegno politico dunque, ma nessuna promessa di coinvolgimento diretto nei raid.

La missione Ue

Altro discorso riguarda invece la possibilità che l’Europa invii tre cacciatorpediniere o fregate antiaeree nel Mar Rosso. Servirebbero a scortare i mercantili per l’intero 2024. È un piano a cui si lavora a Bruxelles da un mese. Più che la prosecuzione di una spedizione già esistente, denominata Atalanta, si tratterebbe di una nuova missione. Ne discuteranno tra dieci giorni i ministri degli Esteri dell’Unione, ma è evidente che l’idea parte azzoppata a causa dell’escalation sancita ieri da Usa e Regno Unito: finché l’area non si stabilizza, infatti, il progetto è evidentemente a rischio. Quali sarebbero infatti le regole d’ingaggio? E cosa accadrebbe di fronte a un nuovo precipitare degli eventi? Quesiti che, almeno per quanto riguarda l’Italia, finirebbero in ogni caso prima al centro di un dibattito parlamentare: anche questo hanno spiegato Crosetto e Tajani ai partner, ricordando le regole assai stringenti previste dalla Costituzione (oltreché l’assenza di una esplicita risoluzione delle Nazioni Unite e di una richiesta di un Paese aggredito, in questo caso lo Yemen).

È un nodo politico rilevante, per l’esecutivo. Scivoloso e da spiegare all’opinione pubblica. Una difficoltà che in queste ore vivono anche altre Cancellerie europee: la Spagna ha già assicurato che non prenderà parte a un’eventuale missione Ue. E anche la Francia ha dubbi: Macron vuole evitare di vanificare gli sforzi messi in campo per ridurre il rischio di un conflitto diretto in Libano tra Israele ed Hezbollah.

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