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Da Darmanin a Rachida Dati. L’ombra lunga di Sarkozy sul nuovo governo di Attal

Nicholas Sarkozy

 
Macron non ha mai smesso di consultare l’ex presidente. Brigitte e Carla sono amiche
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PARIGI — Nicolas Sarkozy è tornato all’Eliseo. Anche se l’ex capo di Stato ha lasciato il palazzo presidenziale più di dieci anni fa, la sua influenza politica non è mai stata così forte. L’arrivo al ministero della Cultura della sua pupilla Rachida Dati è quasi una firma. «È il governo Sarkozy» ha commentato il segretario dei socialisti, Olivier Faure, a proposito del nuovo esecutivo guidato da Gabriel Attal. Anche se si è ufficialmente ritirato dalla vita politica dal 2016, occupato a difendersi in vari processi, l’ex Presidente continua a pesare, e a mandare avanti le sue pedine con Emmanuel Macron.

Una presenza costante

Il capo di Stato apprezza il suo fiuto politico, lo consulta regolarmente. Brigitte Macron ha anche ammesso di aver votato per Sarkozy nel 2007. La première dame è diventata amica con Carla Bruni e organizza spesso colazioni in quattro all’Eliseo.

Sarkozy aveva già nell’esecutivo Gérald Darmanin, che interpreta il ruolo di ministro dell’Interno nella scia del su…

PARIGI — Nicolas Sarkozy è tornato all’Eliseo. Anche se l’ex capo di Stato ha lasciato il palazzo presidenziale più di dieci anni fa, la sua influenza politica non è mai stata così forte. L’arrivo al ministero della Cultura della sua pupilla Rachida Dati è quasi una firma. «È il governo Sarkozy» ha commentato il segretario dei socialisti, Olivier Faure, a proposito del nuovo esecutivo guidato da Gabriel Attal. Anche se si è ufficialmente ritirato dalla vita politica dal 2016, occupato a difendersi in vari processi, l’ex Presidente continua a pesare, e a mandare avanti le sue pedine con Emmanuel Macron.

Una presenza costante

Il capo di Stato apprezza il suo fiuto politico, lo consulta regolarmente. Brigitte Macron ha anche ammesso di aver votato per Sarkozy nel 2007. La première dame è diventata amica con Carla Bruni e organizza spesso colazioni in quattro all’Eliseo.

Sarkozy aveva già nell’esecutivo Gérald Darmanin, che interpreta il ruolo di ministro dell’Interno nella scia del suo mentore, al quale aveva fatto da portavoce. Nell’ultimo libro, il gran burattiniere della destra francese, 68 anni, suggerisce al “talentuoso” Darmanin di cominciare a studiare da Presidente.

Nell’esecutivo può contare anche sull’amico Eric Dupond-Moretti, attuale Guardasigilli, accusato e poi assolto per aver interferito in procedimenti che riguardavano Sarkozy. E ora ecco arrivare l’indomabile Dati, a suo tempo mandata da Sarko al ministero della Giustizia per epurare le toghe rosse e con cui Macron adesso terremota un ambiente culturale visto come troppo snob.

La fascinazione di Attal

Il giovane premier Attal subisce pure il fascino di Sarkozy, che come lui è stato precoce in politica. I due sono andati a pranzo a settembre e il capo di gabinetto del nuovo premier viene dalla galassia sarkozysta.

Giovedì sera, poco dopo l’annuncio della lista dei nuovi ministri, Sarkozy ha sentito al telefono Macron. «Hanno bisogno l’uno dell’altro» spiega Laurent Valdiguié, autore di un saggio intitolato “Le Parrain, Sarko après Sarko”. Il primo è alle prese con una disperata battaglia giudiziaria - ben quattro processi - e sogna una grazia presidenziale se le cose si mettessero proprio male. Macron ha invece bisogno di Sarkozy per conquistare la destra: i deputati che gli mancano all’Assemblée Nationale ma anche i voti da strappare a Marine Le Pen.

Verso una Grossekoalition alla tedesca

L’ala sinistra del macronismo è ormai ridotta al lumicino e la nomina di Dati prefigura già un accordo politico con la destra per la prossima elezione a sindaco di Parigi. Macron le ha infatti promesso di sostenerla nella corsa contro la socialista Anne Hidalgo. Un’altra conferma dell’influenza di Sarkozy, che da tempo sostiene la necessità di un’alleanza tra macronisti e Républicains.

Un contratto di governo alla tedesca e magari anche una fusione visto che considera il partito del leader francese un “guscio vuoto”. Un’operazione politica osteggiata da alcuni nei Républicains, dove c’è chi medita un’alleanza con l’estrema destra come vorrebbe Vincent Bolloré, il magnate che si è costruito un nuovo impero mediatico nella difesa dei valori più reazionari. Sullo sfondo c’è già la sfida per 2027, con Macron che non potrà ricandidarsi per limiti costituzionali. Sarkozy, come si è capito, non rimarrà a guardare alla finestra.

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