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La guerra sul Mar Rosso e le conseguenze sull’economia: petrolio alle stelle, chiusa una fabbrica Tesla in Germania

Raddoppiano i costi dei trasporti dei container, e la componentistica per l’industria comincia a scarseggiare
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ROMA — Il petrolio è balzato nella sola giornata di ieri su del 4%, con il Brent a 80 dollari al barile: sempre più navi container evitano il Mar Rosso per timore di rimanere vittime di un attacco dei miliziani Houti, o di finire nel mezzo del contrattacco Usa, e quindi le rotte si allungano, le materie prime scarseggiano e i prezzi volano alle stelle. Dal Canale di Suez passano abitualmente 7 milioni di barili di greggio al giorno, e il 30% dei volumi globali di spedizioni di container. E tra gli analisti c’è chi evoca un impatto sui mercati dell’energia peggiore di quello della crisi petrolifera degli anni ‘70 e, più recentemente, della guerra in Ucraina, se si dovessero interrompere i principali flussi di trasporto, in particolare dallo Stretto di Hormuz.

Le conseguenze degli attacchi non si limitano al greggio: secondo il think tank economico Ifw (Kiel Institute for the World Economy), il numero dei container trasportati in nave sul Mar Rosso è già crollato di quasi il 70% rispett…

ROMA — Il petrolio è balzato nella sola giornata di ieri su del 4%, con il Brent a 80 dollari al barile: sempre più navi container evitano il Mar Rosso per timore di rimanere vittime di un attacco dei miliziani Houti, o di finire nel mezzo del contrattacco Usa, e quindi le rotte si allungano, le materie prime scarseggiano e i prezzi volano alle stelle. Dal Canale di Suez passano abitualmente 7 milioni di barili di greggio al giorno, e il 30% dei volumi globali di spedizioni di container. E tra gli analisti c’è chi evoca un impatto sui mercati dell’energia peggiore di quello della crisi petrolifera degli anni ‘70 e, più recentemente, della guerra in Ucraina, se si dovessero interrompere i principali flussi di trasporto, in particolare dallo Stretto di Hormuz.

Le conseguenze degli attacchi non si limitano al greggio: secondo il think tank economico Ifw (Kiel Institute for the World Economy), il numero dei container trasportati in nave sul Mar Rosso è già crollato di quasi il 70% rispetto al traffico stimato in questo periodo. E per chi osa proseguire per queste rotte i costi di trasporto sono più che raddoppiati: se per un container standard da 40 piedi dalla Cina al Nord Europa a novembre ci si fermava a 1.500 dollari, adesso si sono oltrepassati i 4.000, e si può arrivare anche a 6.000.

Dalle rotte del Mar Rosso passa di tutto, dal grano (80 milioni di tonnellate l’anno) alla componentistica per l’industria, che comincia a scarseggiare, con conseguenze dirette sulle fabbriche europee. Tesla ieri ha annunciato infatti che avrebbe sospeso la produzione per due settimane nel suo stabilimento tedesco, dove produce il Model Y, il Suv elettrico più venduto in Europa. La piena ripresa della produzione è prevista solo dal 12 febbraio. Anche lo stabilimento Volvo di Gand, in Belgio, resterà chiuso per tre giorni la prossima settimana a causa di una carenza di scatole del cambio, la cui consegna è stata ritardata da «aggiustamenti nelle rotte di trasporto», spiega l’azienda. La principale rotta alternativa al Canale di Suez infatti, quella intorno al Capo di Buona Speranza, è molto più lunga e costosa: il viaggio tra Asia ed Europa si allunga di 10-20 giorni

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