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Gaza, il cardinale Pizzaballa: “Serve un canale di comunicazione per il rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco”

Il patriarca latino di Gerusalemme ricevuto questa mattina dal Papa: “So che ci sono dialoghi in corso per vedere come fermare questa situazione, ma credo che si debba lavorare in maniera non troppo pubblica. La Chiesa può contribuire, ma non da sola”
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Bisogna “trovare un canale di comunicazione” tra israeliani e palestinesi “per individuare soluzioni relative alla liberazione degli ostaggi da un lato, al cessate il fuoco dall’altro, e riportare un minimo di normalità, per quanto si possa parlare di normalità a Gaza”: così il patriarca di Gerusalemme dei latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ricevuto questa mattina da papa Francesco.
Il porporato, giunto a Roma dalla Giordania per pochi giorni, inaugura oggi l’anno accademico della sede romana dell’Università cattolica del Sacro cuore alla presenza, tra gli altri, del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re.

L’udienza dal Papa

Con Papa Francesco “ci siamo innanzitutto aggiornati sulla situazione umanitaria della comunità di Gaza ma più in generale di tutta la Terra Santa e per vedere se ci sono possibili canali di dialogo per vedere come almeno fermare questa deriva che è sempre più preoccupante”, ha detto Pizzaballa …

Bisogna “trovare un canale di comunicazione” tra israeliani e palestinesi “per individuare soluzioni relative alla liberazione degli ostaggi da un lato, al cessate il fuoco dall’altro, e riportare un minimo di normalità, per quanto si possa parlare di normalità a Gaza”: così il patriarca di Gerusalemme dei latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ricevuto questa mattina da papa Francesco.
Il porporato, giunto a Roma dalla Giordania per pochi giorni, inaugura oggi l’anno accademico della sede romana dell’Università cattolica del Sacro cuore alla presenza, tra gli altri, del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re.

L’udienza dal Papa

Con Papa Francesco “ci siamo innanzitutto aggiornati sulla situazione umanitaria della comunità di Gaza ma più in generale di tutta la Terra Santa e per vedere se ci sono possibili canali di dialogo per vedere come almeno fermare questa deriva che è sempre più preoccupante”, ha detto Pizzaballa interpellato dai giornalisti a margine dell’evento. “Trovare una soluzione non è semplice. Bisogna pensare a fasi: non ci sarà una soluzione immediata. Quello che è importante adesso è trovare un canale di comunicazione tra le due parti per individuare soluzioni relative alla liberazione degli ostaggi da un lato, al cessate il fuoco dall’altro, e riportare un minimo di normalità, per quanto si possa parlare di normalità a Gaza. La Chiesa cattolica insieme a tutte le altre istituzioni religiose, non da sola, possono impegnarsi a questo”.

Secondo Pizzaballa c’è “il desiderio da parte di tutti di trovare un modo per concludere o almeno far cambiare direzione agli eventi: credo che si debba lavorare per questo in maniera non troppo pubblica, perché altrimenti le cose non funzionano. So che ci sono dialoghi in corso proprio per vedere come fermare questa situazione”.

Uno spartiacque per il dialogo tra fedi

Nella sua lectio, incentrata sulla pace in Terra Santa, il cardinal Pizzaballa ha sottolineato che la guerra tra Israele e Hamas "è anche uno spartiacque nel dialogo interreligioso, che non potrà essere più come prima, almeno tra cristiani, musulmani ed ebrei. Il mondo ebraico non si è sentito sostenuto da parte dei cristiani e lo ha espresso in maniera chiara. I Cristiani a loro volta, divisi come sempre su tutto, incapaci di una parola comune, si sono distinti se non divisi sul sostegno ad una parte o all’altra, oppure incerti e disorientati. I musulmani si sentono attaccati, e ritenuti conniventi con gli eccidi commessi il 7 ottobre… insomma dopo anni di dialogo interreligioso, ci siamo ritrovati a non intenderci l’un l’altro", e in futuro "il dialogo tra noi dovrà forse fare un passaggio importante, e partire dalle attuali incomprensioni, dalle nostre differenze, dalle nostre ferite".

Vittime esclusive

Pizzaballa ha rilevato che "dal 7 ottobre le immagini dei media e dei nostri telefonini sono piene di immagini di sangue, di distruzione e di morte, e anche di dichiarazioni di odio, vendetta e rancore, dove ciascuno si sente vittima, la sola vittima, di tutto questo tsunami di odio che ci ha invaso. Il proprio cuore è talmente pieno, invaso, lacerato dal dolore, da non riuscire a trovare spazio per il dolore dell’altro. Ciascuno vede se stesso come vittima, la sola vittima, di questa guerra atroce. Vuole e chiede empatia per la propria situazione, e spesso percepisce nell’esprimere sentimenti di comprensione verso altri da sé, un tradimento o almeno un mancato ascolto della propria sofferenza".

Un linguaggio che uccide

In questo contesto, "un linguaggio violento, aggressivo, carico di odio e di disprezzo, di rifiuto e di esclusione, insomma, non è un elemento accessorio a questa guerra, ma è anzi uno degli strumenti principali di questa e troppe altre guerre. Definire l’altro come “animale”, o comunque usare espressioni che negano l’umanità dell’altro, da qualunque parte esse vengano, è anch’essa una forma di violenza che apre o forse addirittura può giustificare scelte di violenza in molti altri contesti e forme. Sono espressioni che forse feriscono più ancora degli eccidi e delle bombe", ha notato il patriarca latino di Gerusalemme.

La corte internazionale dell’Aia

Il cardinal Pizzaballa ha commentato anche il procedimento in corso al tribunale internazionale dell’Aia, dove Israele è accusata di genocidio dal Sud Africa. “In questo momento ciascuno tira, chi da una parte chi dall’altra, con profonde divisioni e contrapposizioni molto forti”, ha detto: “Certamente è un passaggio importante e anche storico che proprio Israele sia accusato di questo. Vediamo come andrà, ma certamente siamo in una fase di grande transizione anche di comprensione culturale degli eventi”. Pizzaballa ha raccontato di essere, come il Papa, “in continuo contatto con la parrocchia di Gaza. Si trova nella parte nord della Striscia di Gaza, dove operazioni militari pesanti non ci sono quasi più perché si sono spostate più a sud. È una situazione relativamente più tranquilla, ma resta una zona dove non ci sono case, non c’è acqua, non c’è elettricità, non c’è nulla: una estrema povertà e senza neanche riferimenti istituzionali”.

La diplomazia è l’unica alternativa alle armi

Ma se “la sfiducia è uno degli elementi più comuni in questa situazione, ahimè, che ha ferito la coscienza dei popoli, della politica, anche della religione”, ha detto il patriarca di Gerusalemme, “bisogna però insistere: la diplomazia, la politica sono l’unica possibilità che abbiamo per non lasciare solo spazio alle armi”. Prima dell’intervento del cardinal Pizzaballa, l’anno accademico della Cattolica viene aperto dal saluto del rettore Franco Anelli e dalle relazioni del preside della facoltà di medicina e chirurgia professor Antonio Gasbarrini. Sono presenti monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica, il cardinale Gualtiero Bassetti, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il presidente della regione Lazio Francesco Rocca.

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