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Kadyrov, ambasciatore di Putin nel mondo musulmano, inaugura un “villaggio palestinese” a Groznyj

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Il leader ceceno promette aiuti ai rifugiati di Gaza. Il conflitto in Medio Oriente sta cementando il suo ruolo di ponte tra la Russia e i Paesi arabi
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MOSCA – Nulla meglio della posa di una prima pietra poteva cementare il ruolo di Ramzan Kadyrov come ambasciatore del Cremlino nel mondo musulmano, soprattutto ora che la Russia cerca di accreditarsi come potenza pacificatrice in Medio Oriente e di guadagnare simpatie nel Sud del mondo.

L’autoritario governatore della Cecenia ha inaugurato il cantiere di un “villaggio palestinese” nel capoluogo Groznyj: cinque edifici da 25 appartamenti ciascuno per un totale di 4.200 metri quadri, nei pressi di una scuola e di un asilo, che accoglieranno gli abitanti della Striscia di Gaza in fuga dalla guerra tra Israele e Hamas.

In Cecenia e nelle vicine Repubbliche russe caucasiche, tutte a maggioranza musulmana, hanno già trovato ospitalità 1.124 rifugiati palestinesi. Molti hanno persino ottenuto la cittadinanza russa. “Continueremo a promuovere attivamente l’adattamento dei nostri fratelli palestinesi alla vita nella Repubblica cecena”, ha promesso Kadyrov ricordando che, per l’assistenza a G…

MOSCA – Nulla meglio della posa di una prima pietra poteva cementare il ruolo di Ramzan Kadyrov come ambasciatore del Cremlino nel mondo musulmano, soprattutto ora che la Russia cerca di accreditarsi come potenza pacificatrice in Medio Oriente e di guadagnare simpatie nel Sud del mondo.

L’autoritario governatore della Cecenia ha inaugurato il cantiere di un “villaggio palestinese” nel capoluogo Groznyj: cinque edifici da 25 appartamenti ciascuno per un totale di 4.200 metri quadri, nei pressi di una scuola e di un asilo, che accoglieranno gli abitanti della Striscia di Gaza in fuga dalla guerra tra Israele e Hamas.

In Cecenia e nelle vicine Repubbliche russe caucasiche, tutte a maggioranza musulmana, hanno già trovato ospitalità 1.124 rifugiati palestinesi. Molti hanno persino ottenuto la cittadinanza russa. “Continueremo a promuovere attivamente l’adattamento dei nostri fratelli palestinesi alla vita nella Repubblica cecena”, ha promesso Kadyrov ricordando che, per l’assistenza a Gaza, sono già stati spesi circa 130 milioni di rubli, 1,3 milioni di euro.

Kadyrov condanna Israele

Il leader ceceno, del resto, è stato tra i primi funzionari russi a pronunciarsi sul conflitto in Medio Oriente, prima ancora che Vladimir Putin intervenisse. A due giorni dal sanguinario attacco di Hamas contro Israele, ha offerto il suo “sostegno alla Palestina” e si è detto pronto a inviare “forze di mantenimento della pace per ristabilire l’ordine e contrastare eventuali fomentatori”.

Nelle settimane successive ha più volte condannato i raid israeliani sulla Striscia esprimendosi “contro il male perpetrato dai sionisti” e ha pubblicato regolarmente video di fedeli che pregano nelle moschee cecene per la vittoria in Ucraina e “per il popolo palestinese oppresso”. Un’ingerenza nella politica estera russa non consentita a nessun altro leader regionale.

Kadyrov stratega di Putin nel mondo musulmano

L’autoproclamatosi “soldato di fanteria di Putin” gode però di uno status particolare: da anni è di fatto una sorta di stratega del Cremlino nel mondo musulmano. Non a caso il presidente russo lo ha voluto, come già in passato, nella delegazione al suo seguito nel recente viaggio negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita.

Torso a botte e folta barba, l’ex ribelle separatista 47enne diventato fedelissimo di Putin governa la Repubblica autonoma cecena dal 2007.

Cresciuto in una famiglia che professava il sufismo, usa la religione per galvanizzare i suoi sostenitori in Cecenia costruendo moschee e scuole religiose e imponendo un rigido codice di abbigliamento e sulla scena internazionale fa leva sulla condivisa identità islamica per coltivare una reputazione di difensore dei musulmani.

Ha costruito una moschea nel villaggio arabo di Abu Ghosh nei pressi di Gerusalemme. Ha organizzato manifestazioni a Groznyj per protestare contro le vignette sul profeta Maometto di Charlie Hebdo.

Quando la Russia è intervenuta al fianco di Bashar al-Assad, ha inviato i “kadyrovtsy” in Siria e promosso il rimpatrio delle vedove e degli orfani dei foreign fighters che si erano uniti all’Isis. In Libia ha messo a capo del “gruppo di contatto” russo il suo ex consigliere Lev Dengov.

Il suo crescente profilo nel mondo musulmano lo ha portato a effettuare l’Hajj nel 2018 e a frequenti visite ai reali del Golfo che chiama “cari fratelli”. Una rete di relazioni che ha attratto ingenti investimenti arabi a Groznyj, ma ha soprattutto proiettato l’immagine della Russia come partner affidabile del mondo musulmano.

Kadyrov conosce bene le linee rosse che non può oltrepassare. Se nel 2017 sembrò sfidare Putin per difendere i Rohingya inviando aiuti e mobilitando manifestanti a Groznyj e Mosca dopo che la Russia aveva bloccato una risoluzione Onu di condanna della Birmania, non si è mai pronunciato contro la repressione degli Uiguri in Cina consapevole dell’importanza strategica delle relazioni sino-russe.

Il conflitto in Ucraina

E non manca di dimostrare la sua lealtà a Putin. Dopo che la Russia ha lanciato l’offensiva contro Kiev, ha affermato che le unità cecene in Ucraina stanno partecipando a una jihad contro “l’ideologia satanista occidentale” e invitato tutti i musulmani che “non vogliono vivere sotto la bandiera Lgbt” a unirsi alla cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina.

La guerra tra Israele e Hamas

Il conflitto tra Israele e Hamas non è che l’ultima occasione per rilanciare il suo ruolo di ponte tra la Russia e i Paesi musulmani. Come hanno commentato gli storici Anja Free e Marat Iljasov del think tank Wilson Center, “in una situazione in cui una Russia isolata cerca disperatamente alleati nel Sud del mondo, le relazioni ufficiali e non ufficiali di Kadyrov con i leader musulmani e la sua popolarità tra le diverse parti della più ampia comunità musulmana forniscono ulteriori strumenti diplomatici nella cassetta degli attrezzi del Cremlino, insieme all’uso da parte del Cremlino della retorica anticoloniale e al posizionamento della Russia come pacificatore nella regione”.

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