Il mistero dei due Navy Seals scomparsi in mare durante una missione anti-iraniana
di Gianluca Di Feo(Reuters)
L’ora più scura è anche il momento migliore per colpire. Nel cuore della notte, in mezzo all’oceano, con onde alte tre metri si sono arrampicati sulla fiancata di una nave: cose che soltanto gli incursori dei Navy Seals osano. Ma giovedì notte qualcosa è andato storto e una coppia dei sabotatori più famosi al mondo è scomparsa nel nulla: sono spariti nel mare tempestoso della sfida tra Stati Uniti e Iran.
Tutta la vicenda è top secret. Con il Pentagono che centellina informazioni e largheggia in smentite, che sono già state in parte rettificate. Perché a rendere inquietante la vicenda è la tempistica: la missione dei due subacquei è avvenuta proprio a cavallo tra giovedì e venerdì mentre stava partendo l’attacco americano contro gli Houti.
Che cosa è successo
La versione ufficiosa sostiene che i due si stavano issando su un battello sospetto nel Golfo di Aden, nell’area dove i miliziani yemeniti prendono di mira il traffico marittimo. Uno dei Seal è caduto, finendo in acqua. A qu…
L’ora più scura è anche il momento migliore per colpire. Nel cuore della notte, in mezzo all’oceano, con onde alte tre metri si sono arrampicati sulla fiancata di una nave: cose che soltanto gli incursori dei Navy Seals osano. Ma giovedì notte qualcosa è andato storto e una coppia dei sabotatori più famosi al mondo è scomparsa nel nulla: sono spariti nel mare tempestoso della sfida tra Stati Uniti e Iran.
Tutta la vicenda è top secret. Con il Pentagono che centellina informazioni e largheggia in smentite, che sono già state in parte rettificate. Perché a rendere inquietante la vicenda è la tempistica: la missione dei due subacquei è avvenuta proprio a cavallo tra giovedì e venerdì mentre stava partendo l’attacco americano contro gli Houti.
Che cosa è successo
La versione ufficiosa sostiene che i due si stavano issando su un battello sospetto nel Golfo di Aden, nell’area dove i miliziani yemeniti prendono di mira il traffico marittimo. Uno dei Seal è caduto, finendo in acqua. A quel punto, rispettando la procedura, il secondo uomo si è tuffato per soccorrerlo. Da quel momento sono considerati dispersi, senza più segnali radio o satellitari: aerei e unità dell’Us Navy li stanno cercando davanti alle coste della Somalia.
L’addestramento estremo di questi uomini potrebbe avergli permesso di sopravvivere: hanno tute termiche per resistere al gelo, capacità fisiche straordinarie e l’abitudine a misurarsi con l’impossibile. “No easy day” è il motto del reparto: “Nessun giorno facile”, c’è sempre qualche problema da affrontare. Nell’ultimo ventennio hanno dimostrato spesso di riuscire ad affrontare missioni temerarie. Come il raid in territorio pachistano che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, descritto in film e libri autobiografici.
Cosa stessero facendo nella notte della rappresaglia americana sullo Yemen resta un mistero. E’ stato smentito che la loro operazione fosse legata al bombardamento. Poi però sono trapelate indiscrezioni sull’obiettivo: una nave che trasportava armi iraniane dirette agli Houti. Di fatto, il portavoce del Consigliere per la sicurezza John Kirby ha confermato alla Cbs che questa era la natura della spedizione.
Il possibile ordigno
La coppia di commandos forse doveva soltanto ispezionare l’imbarcazione, per avere conferma sulla natura del carico. O più probabilmente si trattava di un sabotaggio: posizionare una bomba in prossimità del timone, in modo da mandare il battello alla deriva. Un ordigno magnetico, evoluzione moderna delle “mignatte” inventate dai sommozzatori della Decima Mas per aggredire la flotta britannica durante la Seconda guerra mondiale: sarebbe scoppiato ore più tardi, rendendo impossibile identificare i responsabili. Allo stesso tempo, non ci sarebbe stato l’affondamento, né vittime: un gesto dimostrativo, con un messaggio esplosivo comprensibile solamente ai destinatari.
Per questo erano andati in azione nel buio e con le onde gonfie: ritenevano che l’equipaggio avesse altro a cui pensare e non stesse sorvegliando le fiancate. Invece l’assalto è fallito. E dopo tre giorni l’assenza di qualsiasi traccia dei due Seals sta facendo circolare le ipotesi più preoccupanti per Casa Bianca. Che siano stati scoperti e feriti dalle sentinelle, annegando nell’Oceano. O che possano essere addirittura stati catturati dai miliziani. E c’è persino chi ha vagheggiato un bersaglio molto più sensibile, senza però conferme: una delle navi spia iraniane che informano gli Houti sui movimenti dei mercantili, che bisognava mettere fuori gioco subito prima di lanciare missili e caccia contro lo Yemen.
Le operazioni di soccorso proseguono: in zona ci sono numerose unità dell’Us Navy, inclusa la portaerei Eisenhower, che sperano ancora di intercettare un segnale dai dispersi e quantomeno di recuperare i corpi. Per avvicinarsi all’obiettivo, i subacquei devono infatti avere usato piccoli veicoli sottomarini probabilmente rimasti alla deriva. Ma bisogna fare i conti con la vastità dell’Oceano.
Il precedente
Lo Yemen porta male agli incursori. Nel gennaio 2017 il presidente Trump ordinò un assalto nella regione di Bayda per catturare un capo di Al Qaeda ma i terroristi accolsero gli americani con una pioggia di fuoco. Uno dei Navy Seals morì, tre rimasero gravemente feriti e un grande convertiplano Osprey dei marines andò distrutto. La sigla fondamentalista dichiarò che decine di civili erano stati uccisi nella battaglia, inclusa una bambina di otto anni: la figlia di Anwar al-Awlaki, il leader della fazione nella Penisola araba ammazzato sei anni prima da un drone.