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Il regime del Nicaragua scarcera e espelle il vescovo Alvarez, accolto a Roma dal Vaticano

(reuters)
Dopo oltre 500 giorni in carcere il presule che era stato condannato a 26 anni con l’accusa di “destabilizzare lo Stato” è stato rilasciato insieme ad un altro vescovo, due seminaristi e 15 sacerdoti. Il ringraziamento di Managua al Papa e a Parolin per il “coordinamento discreto”
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Dopo oltre 500 giorni di detenzione il vescovo nicaraguense Rolando Alvarez è a Roma. Il regime di Daniel Ortega lo ha scarcerato ed espulso ieri nel quadro di una trattativa con il Vaticano. Insieme ad Alvarez, una delle voci più critiche nei confronti del governo, sono giunti a Roma un altro vescovo, Isidoro del Carmen Mora Ortega, due seminaristi e quindici sacerdoti.

Una detenzione intricata

Il vescovo di Matagalpa, 57 anni, è stato per lunghi mesi al centro di un negoziato che ha coinvolto diversi attori. Protagonista del fallito tentativo di dialogo tra governo e opposizioni nel 2018, con proteste di piazza represse nel sangue, il presule è stato accusato di “organizzare gruppi violenti, per destabilizzare lo Stato e attaccare le autorità costituzionali”. Dapprima agli arresti domiciliari, è stato condannato a 26 anni di carcere dopo che, la scorsa estate, si è rifiutato di salire sull’aereo per gli Stati Uniti organizzato dal regime per 222 oppositori.

Nei mesi successivi la San…

Dopo oltre 500 giorni di detenzione il vescovo nicaraguense Rolando Alvarez è a Roma. Il regime di Daniel Ortega lo ha scarcerato ed espulso ieri nel quadro di una trattativa con il Vaticano. Insieme ad Alvarez, una delle voci più critiche nei confronti del governo, sono giunti a Roma un altro vescovo, Isidoro del Carmen Mora Ortega, due seminaristi e quindici sacerdoti.

Una detenzione intricata

Il vescovo di Matagalpa, 57 anni, è stato per lunghi mesi al centro di un negoziato che ha coinvolto diversi attori. Protagonista del fallito tentativo di dialogo tra governo e opposizioni nel 2018, con proteste di piazza represse nel sangue, il presule è stato accusato di “organizzare gruppi violenti, per destabilizzare lo Stato e attaccare le autorità costituzionali”. Dapprima agli arresti domiciliari, è stato condannato a 26 anni di carcere dopo che, la scorsa estate, si è rifiutato di salire sull’aereo per gli Stati Uniti organizzato dal regime per 222 oppositori.

Nei mesi successivi la Santa Sede ha tentato di ottenerne la scarcerazione e il vescovo ha accettato nel corso del tempo l’idea di lasciare il Paese e trasferirsi a Roma. Ma un primo tentativo andò storto. La trattativa si sarebbe complicata allora quando Managua ha iniziato a temere Alvarez si trasformasse in un capofila dell’opposizione all’estero. Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, inoltre, riferì che Papa Francesco gli aveva chiesto di mediare con Ortega e questa rivelazione potrebbe aver ulteriormente irrigidito la posizione del regime.

Il ringraziamento a Parolin e al Papa

Adesso invece la trattativa ha avuto successo. Dapprima i media locali e le fonti dell’opposizione nicaraguense, poi lo stesso governo hanno confermato il rilascio di Alvarez e degli altri sacerdoti e seminaristi con un comunicato nel quale ringrazia “profondamente” papa Francesco e il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin “per il coordinamento molto rispettoso e discreto”. I prigionieri rilasciati “sono stati ricevuti dalle autorità vaticane nel rispetto degli accordi di buona fede e buona volontà, che cercano di promuovere la comprensione e migliorare la comunicazione tra la Santa Sede e il Nicaragua, per la pace e il bene”. Vatican News ha confermato che “ad eccezione di uno rimasto in Venezuela, tutti sono arrivati nel pomeriggio a Roma e sono ora ospiti della Santa Sede”. Il vescovo ha già celebrato messa nella città eterna.

La persecuzione della Chiesa

In gioventù rivoluzionario sandinista, Daniel Ortega, al quarto mandato insieme alla moglie Rosario Murillo, ha messo da tempo la Chiesa cattolica nel mirino. Ha confiscato beni ecclesiastici, ha chiuso emittenti radiofoniche e televisive cattoliche, ha disposto l’annullamento della personalità giuridica di 101 ong legate alla Chiesa, ha vietato processioni, e ha arrestato diversi sacerdoti e religiosi.

Un basso profilo che paga

L’anno scorso ha espulso il nunzio apostolico, monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, sospendendo così di fatto i rapporti diplomatici con la Santa Sede e rendendo difficile al Palazzo apostolico intervenire per tentare di garantire la locale comunità cattolica. Insieme al nunzio anche 18 missionarie dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta erano state espulse. Il regime ha inoltre tolto l’accredito a 13 università e, in particolare, l’anno scorso ha confiscato la “Universidad Centroamericana”, prestigioso ateneo gestito dal 1960 dei gesuiti, accusato di essere diventato “un centro di terrorismo e criminalità organizzata”. Toni in linea con le accuse incendiarie rivolte da Ortega alla Chiesa, alla Santa Sede e al Papa in persona, nei mesi scorsi, ai quali Francesco e i suoi collaboratori non hanno mai risposto, mantenendo un basso profilo diplomatico. Che ora dà i suoi frutti.

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