La transizione argentina passa da Roma: papa Francesco riceve Fernandez e a febbraio accoglierà Milei
di Iacopo ScaramuzziUn addio senza rammarico, sebbene dissimulato con la cordialità, e un nuovo inizio anch’esso cordiale nelle forme, ma segnato in realtà dalla cautela. L’argentino più famoso del mondo, papa Francesco, osserva con questo misto di sentimenti il trasferimento dei poteri dal vecchio al nuovo presidente argentino. Che, in questi giorni, ha un’appendice romana. Perché Jorge Mario Bergoglio, che a inizio febbraio accoglie il nuovo inquilino della Casa Rosada, Javier Milei, oggi, scrive il quotidiano La Nacion, riceve Alberto Fernandez, il suo predecessore in visita di congedo.
Le tensioni con i Kirchner
Ben meno stravagante del nuovo presidente, Alberto Fernandez è però stato per il Pontefice argentino un interlocutore non facile. Fernandez è stato infatti l'ultimo esponente kirchnerista, dal cognome della coppia presidenziale che lo ha preceduto, Nestor Kirchner (presidente dal 2003 al 2007) e Cristina Kirchner (presidente dal 2007 al 2015 e, con Fernandez, vicepresidente dal 2019 alla fine…
Un addio senza rammarico, sebbene dissimulato con la cordialità, e un nuovo inizio anch’esso cordiale nelle forme, ma segnato in realtà dalla cautela. L’argentino più famoso del mondo, papa Francesco, osserva con questo misto di sentimenti il trasferimento dei poteri dal vecchio al nuovo presidente argentino. Che, in questi giorni, ha un’appendice romana. Perché Jorge Mario Bergoglio, che a inizio febbraio accoglie il nuovo inquilino della Casa Rosada, Javier Milei, oggi, scrive il quotidiano La Nacion, riceve Alberto Fernandez, il suo predecessore in visita di congedo.
Le tensioni con i Kirchner
Ben meno stravagante del nuovo presidente, Alberto Fernandez è però stato per il Pontefice argentino un interlocutore non facile. Fernandez è stato infatti l'ultimo esponente kirchnerista, dal cognome della coppia presidenziale che lo ha preceduto, Nestor Kirchner (presidente dal 2003 al 2007) e Cristina Kirchner (presidente dal 2007 al 2015 e, con Fernandez, vicepresidente dal 2019 alla fine dell’anno scorso). E sebbene in gioventù anche il Papa sia stato peronista come i Kirchner, le distanze tra di loro, e più in generale le distinzioni all’interno del campo peronista, sono in realtà enormi. Tanto che quando era arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio si scontrò ripetutamente con la Casa Rosada.
L’arcivescovo criticava la corruzione, e Nestor Kirchner, che lo definiva “il peggior nemico”, disertava il Te Deum in cattedrale di fine anno. I Kirchner avevano alleati nei settori più reazionari dell’episcopato argentino – tra gli altri, il vescovo Hector Ruben Aguer, che anche in queste settimane ha tenuto a criticare Bergoglio per la sua apertura alle coppie gay – e, a Roma, interagivano con la Curia romana tramite Esteban Caselli, prima ambasciatore argentino e poi senatore berlusconiano. Al culmine di quel frangente storico, quando era ”presidenta” Cristina Kirchner, l’arcivescovo Bergoglio venne convocato dai giudici che indagavano sugli anni della dittatura militare argentina: formalmente per essere ascoltato come testimone, di fatto trattato quasi da imputato. “Alcuni del governo volevano tagliarmi la testa”, ha svelato non molto tempo fa papa Francesco.
Il rapporto con Fernandez e l’Fmi
Il rapporto con il mondo kirchnerista, insomma, non era scontato. Forte di una grande popolarità mondiale, Francesco lo ha affrontato con fair play: ha teso la mano a Cristina Kirchner, incontrandola numerose volte negli oltre dieci anni di pontificato, e ha poi intessuto un rapporto cordiale con Fernandez, almeno formalmente. Ha discretamente aiutato l’Argentina nel delicato negoziato per un prestito dall’Fmi, facendo organizzare un workshop alla Casina Pio IV, a febbraio 2020, con la partecipazione della direttrice del Fmi Kristalina Georgieva e l’allora ministro argentino dell’Economia Martin Guzman. Ma i rapporti non sono stati privi di attriti. Dopo la pandemia Fernandez si è fatto promotore di una legge sull’aborto che la Chiesa cattolica non ha apprezzato. Jorge Mario Bergoglio si sarebbe sentito beffato. La freddezza si è ulteriormente rafforzata quando, mesi dopo, il campo kirchnerista ha scelto come candidato alle presidenziali Sergio Massa, personalità volubile e nuovo ministro dell’Economia. Che avrebbe cercato di accreditare con il Papa una famigliarità che l’entourage bergogliano ha sempre smentito.
Gli insulti della campagna elettorale
L’assenza di sintonia con il mondo kirchnerista non significa, però, che tra il Papa e il nuovo presidente argentino “anarco-capitalista” il rapporto sarà facile. Durante la campagna elettorale Javier Milei ha apostrofato Francesco come un “gesuita che promuove il comunismo”, accusandolo di essere il “rappresentante del Male nella Casa di Dio”, una “persona nefasta” o, più semplicemente, un “imbecille”. Bergoglio ha restituito la cortesia mettendo in guardia gli argentini, in un’intervista all’agenzia stampa argentina Telam a pochi giorni dal voto, dal seguire i “pifferai magici” e i “pagliacci del messianesimo”.
Telefonate e inviti: sotterrare l’ascia di guerra
A urne chiuse, però, la musica è cambiata. Francesco ha immediatamente telefonato a Milei, grazie al suo oculista, Ramiro Marra, che conosce il presidente, per congratularsi della vittoria. “In campagna elettorale si dicono le cose per scherzo, tra virgolette”, ha chiosato Bergoglio in una intervista a una televisione messicana: “Si dicono seriamente, ma sono cose provvisorie, cose che servono per creare un po' di attenzione, ma che poi svaniscono da sole". A sua volta l’inquilino della Casa Rosada, nei giorni scorsi, ha dapprima diffuso una lunga lettera con la quale invita Bergoglio in Argentina per un viaggio di “pacificazione” per un Paese scosso dalle tensioni sociali innescate proprio dalle annunciate riforme economiche di Milei. E poi ha fatto sapere che viaggerà presto a Roma per incontrare il Papa nella prima metà di febbraio. In Vaticano, scrive la Nacion, “regnano cautela, curiosità, attesa e prudenza”.
La prima santa argentina: Bergoglio gioca in casa
Di certo non è né nell’interesse del presidente di destra scontrarsi con il Papa, né Bergoglio vuole inimicarsi il Capo dello Stato della sua patria. Ma Bergoglio inizia questo rapporto giocando in casa. Milei parteciperà, infatti, alla messa di canonizzazione di María Antonia de Paz y Figueroa (1730-1799), il prossimo 11 febbraio. Sarà la prima santa argentina. La donna, una consacrata laica che seguiva la spiritualità gesuitica, era soprannominata Mama Antula nella lingua indigena Quichua. Si dedicò all’istruzione dei bambini, alla cura degli infermi e al soccorso dei poveri, e diffuse poi gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, fondatore dei gesuiti, in Uruguay, Colonia e Montevideo. Il presidente argentino non potrà che inchinarsi dinanzi alla nuova santa, e al pontefice connazionale che fino a un mesetto fa definiva un pericoloso comunista.