Il dogma evangelico che sospinge Trump: “È il prescelto di Dio”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliTABOR (IOWA) — «Il 14 giugno del 1946, Dio guardò dall’alto in basso verso il paradiso da lui progettato, e disse: ‘Ho bisogno di un custode’. Quindi Dio ci diede Trump». Comincia con queste parole il video che ormai presenta Donald a tutti i comizi elettorali. Un’investitura messianica, per salvare la Terra dal collasso politico e morale. Infatti continua per tre minuti, elogiando le virtù dell’Unto del Signore in tutti i campi dell’avventura umana, dai rapporti familiari a quelli con i minacciosi rivali internazionali che deve tenere a bada.
Non tutti hanno apprezzato, per la verità. Come ha confessato al Washington Post il pastore della Fort De Moines Church of Christ, Michael Demastus: «Il video ha urtato molti, incluso me. Perché Trump non è il nostro messia o l’erede al trono divino. E poi è inaffidabile sul bando nazionale dell’aborto».
Il punto però è che molti evangelici ormai lo vedono così, e quindi sono pronti a riconsegnargli le chiavi del regno, anche se per ora si tra…
TABOR (IOWA) — «Il 14 giugno del 1946, Dio guardò dall’alto in basso verso il paradiso da lui progettato, e disse: ‘Ho bisogno di un custode’. Quindi Dio ci diede Trump». Comincia con queste parole il video che ormai presenta Donald a tutti i comizi elettorali. Un’investitura messianica, per salvare la Terra dal collasso politico e morale. Infatti continua per tre minuti, elogiando le virtù dell’Unto del Signore in tutti i campi dell’avventura umana, dai rapporti familiari a quelli con i minacciosi rivali internazionali che deve tenere a bada.
Non tutti hanno apprezzato, per la verità. Come ha confessato al Washington Post il pastore della Fort De Moines Church of Christ, Michael Demastus: «Il video ha urtato molti, incluso me. Perché Trump non è il nostro messia o l’erede al trono divino. E poi è inaffidabile sul bando nazionale dell’aborto».
Il punto però è che molti evangelici ormai lo vedono così, e quindi sono pronti a riconsegnargli le chiavi del regno, anche se per ora si tratta solo degli Usa, invece di quello dei Cieli. Secondo l’ultimo sondaggio ripreso dal Wall Street Journal, il 51% degli evangelici dell’Iowa vota Trump, contro il 26% schierato con DeSantis e il 12% rassegnato a Haley. Da qui il vantaggio di 28 punti che aveva nel rilevamento del Des Moines Register, pubblicato prima dei caucus di ieri sera, che sono avvenuti troppo tardi per la chiusura del nostro giornale, ma non lasciavano dubbi sulla sua vittoria. L’unica incognita riguardava il secondo posto, conteso da Haley a DeSantis, che ha inutilmente puntato su aborto e ortodossia cristiana.
Nel 2016, ultimo caucus pre Covid dell’Iowa, non era andata così. Il senatore Ted Cruz aveva battuto di un soffio Trump, proprio perché gli evangelici alla fine non se l’erano sentita di votare per uno che, fra l’altro, aveva pagato la porno star Stormy Daniels per nascondere la relazione sessuale avuta con lei, mentre la moglie Melania metteva al mondo il loro figlio Barron.
Allora il primo pastore che lo aveva appoggiato era stato Jerry Falwell junior, figlio del Jerry Falwell che aveva fondato la Moral Majority, consegnando evangelici e Casa Bianca a Ronald Reagan. Durante lo scandalo Lewinsky il padre mi aveva detto di non sopportare Clinton, «perché io ho lavorato con un presidente che aveva un tale rispetto della propria carica, da non togliersi mai la giacca nell’Ufficio Ovale».
Durante un comizio di Trump, chiesi al figlio come poteva conciliare le dichiarazioni di suo padre con l’appoggio a Donald, e lui aveva risposto così: «Dio lavora per vie misteriose. Può anche scegliere un peccatore, per realizzare i suoi progetti». Qualche tempo dopo Jerry Falwell junior era stato costretto a dimettersi, quando si era saputo che sua moglie Becki aveva una relazione col bagnino della loro piscina Giancarlo Granda, approvata dal marito, che anzi amava accomodarsi nella stanza per osservare le loro prestazioni sessuali.
Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù ci aveva avvertiti che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra. Però l’indifferenza degli evangelici per i peccati di Trump, purché dia loro ciò che vogliono, sta diventando patologica. Quindi se Dio sceglie un adultero reo confesso, per cancellare la sentenza Roe vs Wade con cui la Corte Suprema aveva legalizzato l’aborto negli Usa, lui diventa l’Unto del Signore. E lo stesso vale per immigrazione, guerre culturali nelle scuole, diritti dei gay, tagli alle tasse, persino l’assalto al Congresso, le 91 incriminazioni penali o gli ammiccamenti ai dittatori.
Nel villaggio di Tabor, mille anime dimenticate nell’angolo Sud-occidentale dell’Iowa al confine con Kansas, Nebraska e Missouri, Marilynne Robinson aveva ambientato Gilead, romanzo seminale dell’Iowa vincitore del premio Pulitzer e osannato da Obama. Parla del pastore congregazionalista John Ames che, morente a causa di una malattia cardiaca, scrive al giovane figlio la sua storia affinché lo ricordi.
La tesi dell’autrice era che i puritani sono stati malintesi in America, perché non sono arcigni conservatori negazionisti delle gioie della vita. In effetti anche John Brown, eroe puritano dell’abolizionismo, usava Tabor come base per le sue incursioni. Robinson però si è sbagliata, almeno sul piano politico. Roger Charley, pastore della First Christian Church, ci spiega: «Non voterò Trump, perché è una persona divisiva e ho seri dubbi morali sui suoi valori. Ma è solo il mio parere personale». Il collega Shawn, della Tabor Nazarene Church, infatti lo corregge: «Trump è stato un grande presidente, se verrà rieletto farà ancora bene».
L’Iowa che per due volte aveva votato Obama non esiste più, anche perché i giovani progressisti si sono rassegnati e stanno abbandonando le regioni rurali dello stato per andare a vivere nelle città di Minnesota, Illinois, magari Wisconsin. Resta da capire se questa svolta conservatrice riconsegnerà a Trump solo l’Iowa, o l’intera America.