Gli Houti colpiscono un mercantile americano. Doha ferma le navi del gas, e ora rischia anche l’Italia
di Gianluca Di FeoI generali sauditi avevano messo in guardia il Pentagono: «Non sottovalutate gli Houti, sanno essere ostinati e sorprendenti». E neppure l’ondata di raid lanciata la scorsa settimana dall’Us Navy e dalla Royal Air Force sembra avere intimidito le milizie sciite dello Yemen, nè pare avere smantellato la loro capacità di attacco in alto mare. Il segnale più preoccupante si è avuto ieri sera, quando sono riuscite a realizzare un record assoluto: per la prima volta nella Storia hanno centrato un mercantile con un missile balistico.
Si tratta di un’arma imprecisa, ma che è molto difficile da intercettare: una tecnologia sviluppata in Cina per contrastare le portaerei statunitensi e adattata dagli ingegneri di Teheran per colpire nelle acque del Medio Oriente. Dopo due prove fallite la scorsa settimana, ieri uno dei tre ordigni scagliati ha raggiunto una nave commerciale, la “Gibraltar Eagle”, a circa 150 chilometri dalla costa.
I danni sono stati limitati e il cargo lungo duecento…
I generali sauditi avevano messo in guardia il Pentagono: «Non sottovalutate gli Houti, sanno essere ostinati e sorprendenti». E neppure l’ondata di raid lanciata la scorsa settimana dall’Us Navy e dalla Royal Air Force sembra avere intimidito le milizie sciite dello Yemen, nè pare avere smantellato la loro capacità di attacco in alto mare. Il segnale più preoccupante si è avuto ieri sera, quando sono riuscite a realizzare un record assoluto: per la prima volta nella Storia hanno centrato un mercantile con un missile balistico.
Si tratta di un’arma imprecisa, ma che è molto difficile da intercettare: una tecnologia sviluppata in Cina per contrastare le portaerei statunitensi e adattata dagli ingegneri di Teheran per colpire nelle acque del Medio Oriente. Dopo due prove fallite la scorsa settimana, ieri uno dei tre ordigni scagliati ha raggiunto una nave commerciale, la “Gibraltar Eagle”, a circa 150 chilometri dalla costa.
I danni sono stati limitati e il cargo lungo duecento metri ha proseguito la navigazione: probabilmente i tecnici yemeniti hanno ridotto la carica esplosiva per aumentare la portata o forse l’ogiva non si è innescata. Ma i comandi degli Houti sono stati in grado di individuare il mercantile appartenente a una società americana e di bersagliarlo con una salva di missili: la rete radar di controllo può quindi ancora funzionare. E stanno ricevendo altri aiuti da Teheran.
Giovedì notte, poche ora prima dell’attacco contro lo Yemen, una squadra dei Navy Seal ha abbordato un’imbarcazione che trasportava componenti di missili: era diretta verso una nave in attesa nelle acque somale. Gli incursori sono partiti dalla “Lewis B. Puller”, una base navigante delle forze speciali, e si sono avvicinati in immersione a cavallo di un mezzo simile ai “maiali” inventati dalla Decima Mas nella Seconda guerra mondiale.
A bordo del battello c’erano dodici persone, prive di documenti, che custodivano testate e motori per l’arsenale dei fondamentalisti. Il blitz è stato condotto nell’oscurità con onde alte tre metri: uno degli incursori è caduto in mare e il suo compagno si è tuffato per soccorrerlo. Entrambi sono dispersi: elicotteri e droni continuano a cercarli. I materiali sequestrati servivano proprio ad assemblare missili balistici a medio raggio, come quello impiegato per danneggiare la “Gibraltar Eagle”.
Con la minaccia degli Houti ancora agguerrita, il traffico nel Mar Rosso si sta completamente fermando. Il Qatar ha sospeso il trasferimento di gas liquido attraverso il Canale di Suez: è uno dei principali esportatori mondiali; ora le navi faranno il periplo dell’Africa, raddoppiando i tempi di consegna. Altre industrie europee hanno annunciato che bloccheranno l’attività per i ritardi nelle forniture dall’Asia: dopo la fabbrica tedesca di Tesla, lo farà pure quella ungherese di Suzuki.
Anche per il nostro Paese si prepara un periodo problematico. «Il danno economico è già iniziato per i nostri porti, soprattutto quelli del Sud, ma anche quello di Genova», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Il 40% del nostro commercio marittimo — ha sottolineato il titolare della Difesa Guido Crosetto — passa attraverso Suez, è una parte fondamentale della nostra ricchezza: vale oltre 140 miliardi di euro. L’Italia ha distaccato una delle fregate che era all’interno della missione europea Atalanta a protezione dei nostri mercantili. Ma non basta, gli attacchi sono sempre più frequenti».
Ieri i due ministri hanno tenuto un vertice a Palazzo Chigi con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Sarebbe stata discussa la linea da tenere nei prossimi vertici internazionali: la prossima settimana l’Ue valuterà la proposta di una task force per scortare il traffico navale. Il piano sul tavolo ipotizza tre caccia o tre fregate anti-aeree da schierare per almeno un anno. Nell’attuale situazione, però, si tratterebbe di una forza poco più che simbolica: nell’area della crisi ci sono dozzine di navi militari occidentali — inclusa la portaerei statunitense “Eisenhower” con cinquanta jet F-18 — che non stanno intimidendo i miliziani.
Il governo ha intensificato i contatti con Parigi per creare il consenso alla partenza di una flotta europea significativa, con compiti esclusivamente difensivi: «Noi non possiamo fare attacchi preventivi», ha ribadito Crosetto. Ma il disegno è di allargare in futuro questo dispositivo di sicurezza anche ai Paesi arabi che — ad esclusione del Bahrein — non stanno aderendo all’operazione a guida Usa “”Prosperity Guardian”. E che guardano con crescente timore al pericolo che gli Houti riaprano il conflitto civile yemenita, sospeso con una tregua un anno fa, trascinando di nuovo la Penisola araba in uno scontro sanguinoso.