Sandro Bottega: “Il prosecco vola anche grazie allo spritz e con la cucina italiana cresce nel mondo”
di Enrico FerroSandro Bottega, presidente del consiglio di amministrazione di Bottega Spa, azienda familiare trevigiana fondata nel 1635, 16 milioni di bottiglie di Prosecco vendute in tutto il mondo, cosa sta succedendo allo Champagne?
«Ci sono due aspetti che determinano questo calo. Il primo è la bolla del 2022, anno in cui tutti hanno avuto un overstock come conseguenza del post Covid. Nel 2023 c’è stata una diminuzione delle vendite e questo sta causando un segno meno importante nei bilanci».
L’altro aspetto qual è?
«Lo Champagne ha un costo importante e fa parte di una cultura meno fresca rispetto a quella del Prosecco. Si accompagna prevalentemente con il pesce crudo, sushi, ostriche, che non si mangiano proprio ogni giorno. E poi non si può usare per fare lo spritz».
Sandro Bottega, presidente del consiglio di amministrazione di Bottega Spa, azienda familiare trevigiana fondata nel 1635, 16 milioni di bottiglie di Prosecco vendute in tutto il mondo, cosa sta succedendo allo Champagne?
«Ci sono due aspetti che determinano questo calo. Il primo è la bolla del 2022, anno in cui tutti hanno avuto un overstock come conseguenza del post Covid. Nel 2023 c’è stata una diminuzione delle vendite e questo sta causando un segno meno importante nei bilanci».
L’altro aspetto qual è?
«Lo Champagne ha un costo importante e fa parte di una cultura meno fresca rispetto a quella del Prosecco. Si accompagna prevalentemente con il pesce crudo, sushi, ostriche, che non si mangiano proprio ogni giorno. E poi non si può usare per fare lo spritz».
Cosa intende dire?
«Il Prosecco si usa per lo spritz, ed è un altro modo di bere, più leggero, meno impegnativo. È un fenomeno che investe i giovani e questo ha portato a una grandissima diffusione. Negli Stati Uniti ha un successo straordinario».
Provi a paragonare Champagne e Prosecco. Cosa si sente di dire?
«Lo Champagne fa circa 12 gradi e mezzo, il Prosecco 11 e mezzo, con profumi più fruttati. Inoltre lo Champagne ha un’acidità spiccata, che non permette di bere molto: un calice, massimo due. Invece annusare un bicchiere di Prosecco è come annusare un cestino di frutta dal fruttivendolo».
Ma come qualità chi la spunta?
«Credo si debba parlare più di modernità del prodotto, invece che di qualità. Ognuno ha le sue caratteristiche. E poi non dobbiamo dimenticare che in Italia abbiamo altri metodi classici di grandissimo spessore: Trento Doc, per esempio, o Franciacorta».
Si può parlare di declino di questo prodotto glorioso?
«Non direi. Semplicemente con lo sviluppo della cultura culinaria italiana è venuto a galla il vino italiano, che ha eroso quote allo Champagne. Oggi, per dire, il Prosecco vende quasi il doppio rispetto al concorrente francese».
Con una politica di costo si può invertire il trend, secondo lei?
«Non credo. Il costo dei terreni è molto elevato e questo fa la differenza nel prezzo di mercato. Diciamo che non potrà avvenire facilmente, se non nel medio-lungo periodo».