Zelensky al forum chiede aiuti. Attacco a Putin: “Un predatore”
dal nostro inviato Filippo SantelliDAVOS — «Putin si è preso le città da cui gli ucraini sono scappati», dice Volodymyr Zelensky. A fianco a lui la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Tutto attorno, seduti in una delle sale del Forum di Davos, un gruppo di una trentina tra presidenti e amministratori delegati di grandi multinazionali, da Bank of America a Mittal. «Dove si rimane, dove si resiste, le persone hanno bisogno di lavoro, di guadagnare per sopravvivere. I vostri investimenti sono necessari». È mattina, il primo di una serie di incontri del presidente ucraino, che in felpa nera con stemma nazionale e pantaloni verde militare marcia da una stanza all’altra del Congress Center circondato da un cordone di sicurezza. Ribadisce a tutti lo stesso messaggio: all’Ucraina servono risorse per restare in piedi. Lo dice a Jamie Dimon, ad di JPMorgan, lo ripete al capo di Blackstone Steve Schwarzman, poi al fondatore di Bridgewater Ray Dalio, investitori che con le loro scelte possono muovere centinia di…
DAVOS — «Putin si è preso le città da cui gli ucraini sono scappati», dice Volodymyr Zelensky. A fianco a lui la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Tutto attorno, seduti in una delle sale del Forum di Davos, un gruppo di una trentina tra presidenti e amministratori delegati di grandi multinazionali, da Bank of America a Mittal. «Dove si rimane, dove si resiste, le persone hanno bisogno di lavoro, di guadagnare per sopravvivere. I vostri investimenti sono necessari». È mattina, il primo di una serie di incontri del presidente ucraino, che in felpa nera con stemma nazionale e pantaloni verde militare marcia da una stanza all’altra del Congress Center circondato da un cordone di sicurezza. Ribadisce a tutti lo stesso messaggio: all’Ucraina servono risorse per restare in piedi. Lo dice a Jamie Dimon, ad di JPMorgan, lo ripete al capo di Blackstone Steve Schwarzman, poi al fondatore di Bridgewater Ray Dalio, investitori che con le loro scelte possono muovere centinia di miliardi di dollari.
Anche per questo, per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa, Zelensky è volato tra le Alpi svizzere. L’anno scorso era intervenuto al World Economic Forum in videoconferenza. Ma esserci è anche – o forse soprattutto – il tentativo di evitare che i riflettori del mondo e le attenzioni dei suoi leader si spostino lontano da Kiev, nel momento più difficile dall’inizio della guerra. Perché mentre sul campo è stallo, e a Kiev non c’è accordo con il vertice dell’esercito sulla strategia da seguire, nel mondo si allargano le crisi. Il conflitto in Medio Oriente si sta estendendo al Mar Rosso, dove le milizie houti cannoneggiano cargo e petroliere, bloccando un imbuto chiave del commercio globale.
Si spiega così la voglia di uscire da un angolo, anche la fuga in avanti maturata nelle ultime ore, la nuova Formula di Pace lanciata da Zelensky con il supporto della Svizzera, che dovrebbe portare a una conferenza nel corso dell’anno. Ma che sembra aver lasciato freddi gli Stati Uniti e molte cancellerie europee.
Solo con Stoltenberg il presidente ucraino parla della situazione sul campo, sollecitando più forniture militari («Dobbiamo ottenere una superiorità aerea per l’Ucraina esattamente come abbiamo ottenuto la superiorità nel Mar Nero», dice Zelensky). Non lo fa negli incontri con i leader politici e la comunità degli affari, in cui spicca la totale assenza di interlocutori italiani. L’economia Ucraina nel 2022 è precipitata di un terzo ma «l’anno scorso è cresciuta del 5%», dice Zelensky ai manager, cercando di offrire una prospettiva più ottimistica, anche se un mese fa ha convocato un incontro tra i grandi donatori prospettando uno stato delle finanze critico. Ci sono cento miliardi di dollari bloccati tra gli Usa, per il no del Congresso a maggioranza repubblicana, e l’Europa, dove l’ostacolo si chiama Orbán. C’è lo spettro di una vittoria di Trump, che ha promesso di “risolvere” la questione ucraina in 24 ore, ritirando il suo appoggio e minacciando di uscire dalla Nato. «È una scelta del popolo americano - dice Zelensky - ma le voci più radicali spaventano la società ucraina».
E le rassicurazioni del segretario di Stato Blinken sul “sostegno” americano non sono rassicuranti, visto che gli Usa stanno per essere risucchiati nella più polarizzante campagna elettorale della loro storia. Von der Leyen dice che è pronta a trovare un accordo a 26 Paesi sugli aiuti, se l’Ungheria non ci starà, ma preferirebbe quello a 27.
Dal palco del Forum, Zelensky usa invece il suo intervento per promuovere la formula di pace e ricordare che Putin, «è un predatore, si è preso anni di pace e l’ha trasformata in dolore». Da Mosca il presidente russo prova a prendersi un po’ dei riflettori, definendo gli ucraini “idioti” per non aver accettato la sua proposta di negoziato e “inaccettabile” la richiesta di abbandonare i terreni conquistati dal suo esercito. Putin è il grande paria di Davos, uno dei pochi in un Forum che non ha mai guardato in faccia ai regimi. Ma cosa pensi davvero l’élite riunita qui è difficile da dire: a microfoni accesi tutti esprimono il loro sostegno al leader ucraino, a microfoni spenti si mormora che una soluzione, prima o poi, si dovrà trovare. Zelensky rilancia: «Per avvicinare la pace abbiamo bisogno di voi in Ucraina, per costruire, per ricostruire, per riparare le nostre vite. Ognuno di voi potrà avere più successo insieme all’Ucraina».