La Cina si restringe. Calano le nascite e nel 2035 ci saranno 400 milioni di pensioni da pagare
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - La Cina si restringe, ancora un po’. Dopo il crollo demografico storico registrato lo scorso anno (il peggiore dal 1961, da quando cioè il gigante asiatico usciva dalla tremenda carestia provocata dal furore rivoluzionario del Grande balzo in avanti voluto da Mao), per il secondo anno consecutivo il Dragone perde abitanti: meno 2,08 milioni. Dato ancora peggiore, questo del 2023 appena concluso, rispetto a quello del 2022 (quando il calo della popolazione fu di 850mila). Ma dato non totalmente inaspettato: la discesa iniziata lo scorso anno era infatti destinata a continuare. Ora i cinesi sono 1,409 miliardi: secondi, dopo il sorpasso dell’India avvenuto lo scorso anno. Una flessione - causata dal basso tasso di natalità e da un'ondata di decessi per Covid dopo l’improvvisa fine delle dure restrizioni - che può avere effetti a lungo termine sul potenziale di crescita del Paese.
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PECHINO - La Cina si restringe, ancora un po’. Dopo il crollo demografico storico registrato lo scorso anno (il peggiore dal 1961, da quando cioè il gigante asiatico usciva dalla tremenda carestia provocata dal furore rivoluzionario del Grande balzo in avanti voluto da Mao), per il secondo anno consecutivo il Dragone perde abitanti: meno 2,08 milioni. Dato ancora peggiore, questo del 2023 appena concluso, rispetto a quello del 2022 (quando il calo della popolazione fu di 850mila). Ma dato non totalmente inaspettato: la discesa iniziata lo scorso anno era infatti destinata a continuare. Ora i cinesi sono 1,409 miliardi: secondi, dopo il sorpasso dell’India avvenuto lo scorso anno. Una flessione - causata dal basso tasso di natalità e da un'ondata di decessi per Covid dopo l’improvvisa fine delle dure restrizioni - che può avere effetti a lungo termine sul potenziale di crescita del Paese.
Nonostante gli incentivi del Partito, continua da decenni il calo delle nascite: 9,02 milioni di bebè nel 2023 contro i 9,56 milioni del 2022. E il tasso di natalità ha raggiunto il minimo storico di 6,39 nascite per mille persone. Sono aumentati invece i decessi: 11,1 milioni (690mila in più rispetto al 2022), con il tasso di mortalità che ha raggiunto il livello più alto dal 1974 durante la Rivoluzione Culturale. I nuovi dati si aggiungono alle preoccupazioni che le prospettive di crescita della seconda economia al mondo stiano diminuendo a causa del calo dei lavoratori e dei consumatori, mentre l'aumento dei costi dell'assistenza agli anziani e delle prestazioni pensionistiche mette a dura prova i governi locali indebitati. Gli over 60 raggiungeranno i 296,97 milioni nel 2023, circa il 21,1% della popolazione totale. Secondo le stime, entro il 2035 i cinesi in età pensionabile saranno oltre 400 milioni. Una discesa che preoccupa la leadership comunista e che potrebbe tirare il freno a mano alla crescita di cui il Dragone ha bisogno, mettendo a rischio pure l'ambizione di Xi Jinping di superare gli Usa.
Un calo che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l'economia sia nazionale sia globale, visto che il Paese è risorsa cruciale di manodopera e di domanda che alimenta la crescita della Cina e del mondo intero. Una carenza di manodopera che ridurrà in futuro anche il gettito fiscale e i contributi a un sistema pensionistico già sottoposto a enormi pressioni. Il sogno di Xi Jinping del “ringiovanimento nazionale” entro il 2049 deve fare i conti con un Paese che all’anagrafe, invece, sta già diventando anziano: un invecchiamento che ridurrà la forza lavoro facendo impennare i costi del welfare. “Wei fu xian lao”, “diventare vecchi prima di diventare ricchi”: questa l’espressione che riassume bene le paure dei cinesi.
Da anni il Partito-Stato cerca di rimediare al crollo demografico e ai matrimoni in picchiata. Problemi che l’Occidente conosce bene ma un trend che qui ha le radici nella politica del figlio unico portata avanti per decenni (abbandonata dal 2016) e che ha causato squilibri di genere pazzeschi: oggi in Cina ci sono 30,97 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Donne che, visto il livello di istruzione che cresce, spesso di accasarsi e figliare ancora non ci pensano affatto. Una bomba demografica che va ricercata anche nel costo crescente dell’educazione per i bambini che le famiglie devono sostenere. I vari governi locali le stanno davvero provando tutte per stimolare i bassi tassi di natalità: detrazioni fiscali, congedi di maternità più lunghi e sussidi per gli alloggi. A ridurre ulteriormente la propensione a fare figli ci sono la disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli record negli ultimi mesi, i salari di molti colletti bianchi che sono diminuiti e la crisi del settore immobiliare che si è intensificata. Secondo gli esperti, nel 2024 potrebbero esserci più nascite, visto che è l'anno del drago e i cinesi amano i draghi. "Temo che gli esperti saranno delusi”, “Ora sono diventati superstiziosi”, alcuni dei commenti, invece, sui social.
Sul fronte economico, confermati i dati sul Pil già annunciati ieri da Davos dal premier Li Qiang: la Cina è cresciuta del 5,2% nel 2023. Questo ritmo, che farebbe invidia alla maggior parte delle grandi economie, è comunque il più lento per la Cina dal 1990 (3,9%), escludendo il periodo Covid. Dopo sei anni di vuoto, il Partito è tornato a pubblicare i dati sulla disoccupazione giovanile: 14,9%. Anche se il metodo di conteggio è ora cambiato e non tiene più conto della popolazione studentesca. "Calcolare i tassi di disoccupazione per fasce d'età che non includono gli studenti può riflettere più accuratamente la situazione occupazionale dei giovani che sono entrati nella società", ha dichiarato Kang Yi, capo dell'Ufficio nazionale di statistica. La Cina aveva sospeso la diffusione del dato dopo il picco storico del 21,3% registrato a giugno.