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Via libera ai medicinali per gli ostaggi: arrivano a Gaza gli aiuti chiesti dall’Onu

(reuters)
Sì di Israele con la mediazione del Qatar. Hamas: no alla soluzione dei due Stati
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TEL AVIV — Una lunga colonna di camion contenenti balle di medicinali con sopra la bandiera del Qatar ha varcato ieri sera il valico israeliano di Kerem Shalom per entrare a Gaza. La consegna del materiale è arrivata dopo settimane di intense trattative diplomatiche grazie a una mediazione portata avanti dall’emirato e dalla Francia. Farmaci, bende e materiale sanitario sono diretti alla popolazione di Gaza: ma anche – ed è il motivo per cui Israele ha accettato – a chi fra i 136 ostaggi nelle mani di Hamas ne ha più bisogno. La consegna avverrà attraverso il Comitato internazionale della Croce rossa. Le famiglie degli ostaggi hanno chiesto prove del fatto che i pacchi arrivino ai loro cari, ma è impossibile sapere se questo sarà possibile.

L’accordo è stato in bilico fino all’ultimo minuto: inizialmente l’esercito israeliano aveva fatto sapere che non avrebbe ispezionato i contenitori (probabilmente perché così previsto dall’accordo) ma la presa di distanza di Benjamin Netanyahu…

TEL AVIV — Una lunga colonna di camion contenenti balle di medicinali con sopra la bandiera del Qatar ha varcato ieri sera il valico israeliano di Kerem Shalom per entrare a Gaza. La consegna del materiale è arrivata dopo settimane di intense trattative diplomatiche grazie a una mediazione portata avanti dall’emirato e dalla Francia. Farmaci, bende e materiale sanitario sono diretti alla popolazione di Gaza: ma anche – ed è il motivo per cui Israele ha accettato – a chi fra i 136 ostaggi nelle mani di Hamas ne ha più bisogno. La consegna avverrà attraverso il Comitato internazionale della Croce rossa. Le famiglie degli ostaggi hanno chiesto prove del fatto che i pacchi arrivino ai loro cari, ma è impossibile sapere se questo sarà possibile.

L’accordo è stato in bilico fino all’ultimo minuto: inizialmente l’esercito israeliano aveva fatto sapere che non avrebbe ispezionato i contenitori (probabilmente perché così previsto dall’accordo) ma la presa di distanza di Benjamin Netanyahu («è una scelta dell’esercito, non del governo») ha causato una tempesta politica e alla fine portato alle ispezioni.

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La speranza è che i medicinali possano alleviare una situazione che l’Onu ha definito “di pura sopravvivenza”. A parlare è stato il capo dell’agenzia per i rifugiati palestinesi Unrwa Philippe Lazzarini appena rientrato dalla Striscia. Poche ore prima a lanciare un altro allarme era stata l’Unicef, agenzia Onu per l’infanzia: «Tutti i bambini sotto i cinque anni, circa 350 mila, sono ad alto rischio di grave malnutrizione poiché la carestia continua ad aumentare», si legge in un comunicato. I rapporti fra il governo israeliano e il Palazzo di vetro dall’inizio della guerra sono tesissimi: Israele accusa l’Onu e il suo segretario generale di posizioni favorevoli ai palestinesi. Ieri António Guterres ha dovuto ammettere in un’intervista ad Al Jazeera di non essere riuscito a parlare con Netanyahu dal 7 di ottobre, nonostante i numerosi tentativi fatti.

Sul terreno intanto si continua a combattere: Hamas ha denunciato i bombardamenti più intesi sul Sud della Striscia dall’inizio della guerra. Secondo il movimento islamista 81 persone sono state uccise nella notte fra mercoledì e giovedì, portando il bilancio delle vittime a 24.448. Il leader politico del gruppo all’estero Khaled Meshal ieri ha fatto sentire la sua voce e rifiutato, secondo un messaggio diffuso dall’organizzazione su Telegram, i due Stati come soluzione politica della crisi. Meshal ha respinto «i confini del ‘67» che «praticamente sono un quinto della Palestina» e «non possono essere accettati». Israele da parte sua ha annunciato di aver ucciso un esponente di spicco di Hamas, Bilal Nofal, responsabile degli interrogatori di individui sospettati di svolgere attività di spionaggio.

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Un altro uomo da tempo nel mirino di Israele è stato eliminato ieri a Nablus: si tratta di Abdullah Abu Shalal, secondo gli 007 israeliani capo di una cellula che stava progettando nuovi attentati per l’immediato. Insieme a lui sono morte altre quattro persone in un attacco che rischia di surriscaldare ulteriormente la situazione, già tesissima, della Cisgiordania.

In un quadro già così fosco sono arrivate le parole del capo di Stato maggiore israeliano Herzi Halevi: «La probabilità che» una guerra in Libano «accada nei prossimi mesi è molto più alta che in passato», ha spiegato. A Davos ha fatto sentire la sua voce invece l’arcinemico di Israele, l’Iran, per bocca del ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian: «Se il genocidio a Gaza si ferma, questo porterà anche alla fine di altre crisi e attacchi nella regione», ha detto. In attesa di uno stop che appare lontano, le tensioni regionali continuano ad allargarsi: l’ultimo Paese entrato nell’arena è il Pakistan, colpito da raid iraniani nella regione del Baluchistan, che si dichiara pronto a una rappresaglia. Mentre in Yemen i bombardamenti americani non hanno annientato la potenza militare degli Houti: anche ieri una nave è stata colpita da un drone nel Golfo di Aden, pur senza subire gravi danni.

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