✕

Si infittisce il mistero dei Seals scomparsi mentre assalivano un barchino. L’ammissione del Pentagono: “Missione per bloccare componenti iraniane dei missili Houti”

L’annuncio della Difesa Usa non chiarisce se l’obiettivo della missione fosse un carico bellico o le navi-spia di Teheran
2 minuti di lettura

Ci sono segreti che nulla riesce a scalfire. Neppure la rivelazione di un raid clamoroso, tale da dimostrare concretamente il ruolo di Teheran negli attacchi degli Houti che paralizzano il traffico mercantile nel canale di Suez. E mentre la speranza di ritrovare vivi i due Navy Seals scomparsi in mare giovedì notte si affievoliscono, il mistero sulla loro fine resta pieno di interrogativi.

Dopo giorni di silenzio, il Pentagono ha spiegato che i due incursori del più famoso reparto di forze speciali erano impegnati in una missione importantissima: fermare un battello che trasportava componenti iraniane per assemblare i missili dei Houti yemeniti. Per abbordare il dhow, un brigantino in legno, è stata organizzata un’operazione da film. Il vascello è stato seguito nell’oscurità da un drone, poi una squadra di Seals lo ha raggiunto cavalcando in immersione mezzi sottomarini simili ai “maiali” usati dalla X Mas nella Seconda guerra mondiale. Il compito degli incursori era verificare ch…

Ci sono segreti che nulla riesce a scalfire. Neppure la rivelazione di un raid clamoroso, tale da dimostrare concretamente il ruolo di Teheran negli attacchi degli Houti che paralizzano il traffico mercantile nel canale di Suez. E mentre la speranza di ritrovare vivi i due Navy Seals scomparsi in mare giovedì notte si affievoliscono, il mistero sulla loro fine resta pieno di interrogativi.

Dopo giorni di silenzio, il Pentagono ha spiegato che i due incursori del più famoso reparto di forze speciali erano impegnati in una missione importantissima: fermare un battello che trasportava componenti iraniane per assemblare i missili dei Houti yemeniti. Per abbordare il dhow, un brigantino in legno, è stata organizzata un’operazione da film. Il vascello è stato seguito nell’oscurità da un drone, poi una squadra di Seals lo ha raggiunto cavalcando in immersione mezzi sottomarini simili ai “maiali” usati dalla X Mas nella Seconda guerra mondiale. Il compito degli incursori era verificare che non ci fossero sentinelle o eliminarle, probabilmente bloccando il timone o creando un diversivo. A quel punto un nucleo d’assalto sarebbe calato da un elicottero.

La conclusione del blitz è stato un successo: nella stiva c’erano motori, sistemi di guida, testate esplosive prodotte in Iran e destinate agli Houti. I pezzi chiave per costruire ordigni identici a quelli scagliati nelle stesse ore contro portacontainer e petroliere. È stato sequestrato pure un missile cruise, col colore azzurrino prediletto dai Guardiani della Rivoluzione, ma soprattutto gli elementi che compongono i micidiali missili balistici antinave, che i miliziani yemeniti hanno utilizzato per la prima volta in assoluto. I 14 uomini dell’equipaggio, privi di documenti, sono stati arrestati.

Il problema è che durante il raid uno dei Navy Seal sarebbe caduto dalla fiancata, finendo in acqua, e il suo compagno si è tuffato per soccorrerlo. Sono spariti nel buio, tra onde alte più di tre metri, nell’immensità dell’Oceano Indiano. Dopo quattro giorni le ricerche dei due non sono ancora state interrotte: ma la fiducia nelle loro doti fisiche straordinarie e nelle tute termiche si sta progressivamente spegnendo.

Proprio le foto diffuse dal quartiere generale Usa invece tengono vivi i dubbi sulla loro scomparsa. Di sicuro, la cattura del dhow è stato un colpo sensazionale, che consegna alla Casa Bianca la prova del coinvolgimento degli ayatollah nell’offensiva terroristica contro il commercio mondiale. Ma c’era bisogno di un’incursione da 007 con subacquei e micro-sottomarini per fermare un lento brigantino di legno? E come è possibile che il drone con telecamere a infrarossi non sia stato in grado di localizzare i corpi degli incursori? Da qui il sospetto che la vera missione dei Seals fosse addirittura più segreta di quella rivelata. Quale? La coincidenza d’orario con il bombardamento contro gli Houti fa ipotizzare che riguardasse le navi spia iraniane che monitorano l’area, i cui occhi elettronici andavano accecati per impedir loro di dare l’allarme sull’offensiva. Solo illazioni, che non troveranno mai riscontro.

La tensione nel Mar Rosso resta altissima. Ieri è stata colpita un’altra nave, il cargo greco Zografia, che ha riportato danni minori: segno che gli Houti hanno ancora la capacità di localizzare i bersagli e coordinare il lancio di missili. Il Pentagono è tornato ad attaccare le basi yemenite con cruise e aerei. Tutte le grandi compagnie ormai evitano la zona, disertando Suez per affrontare il periplo dell’Africa: il commercio globale è tornato indietro di 150 anni.

L’Europa vuole intervenire con una sua task force, con compiti limitati alla scorta dei mercantili. Ieri i ministri Crosetto e Tajani hanno informato il resto del governo sullo stato dei colloqui: un’estensione della spedizione antipirateria Atalanta, focalizzata sul Corno d’Africa, è stata respinta dagli spagnoli che chiedono un nuovo mandato. La partecipazione italiana dovrebbe essere limitata a una fregata, forse con il supporto di un rifornitore. La decisione potrebbe essere presa lunedì a Bruxelles nel Consiglio Esteri della Ue.

Leggi i commenti