DES MOINES (Iowa) — Non solo Donald Trump ha stravinto a valanga i caucus dell’Iowa (le assemblee elettive che in alcuni Stati sostuiscono il voto delle primarie), con una percentuale bulgara senza precedenti, ma andando a scrutare nei dati elettorali si scopre che ha battuto i presunti rivali anche tra indipendenti, studenti, laureati, evangelici, ossia tutti i gruppi su cui puntavano Haley e DeSantis per provare a fargli lo sgambetto. È vero che lo Stato originario di John Wayne non rappresenta tutta l’America, e il calo di affluenza potrebbe essere un campanello d’allarme, anche se la spiegazione più logica resta il freddo. Però così è difficile immaginare come Nikki e Ron possano insidiarlo.
La corsa alla Casa Bianca sembra destinata a ripetere l…
DES MOINES (Iowa) — Non solo Donald Trump ha stravinto a valanga i caucus dell’Iowa (le assemblee elettive che in alcuni Stati sostuiscono il voto delle primarie), con una percentuale bulgara senza precedenti, ma andando a scrutare nei dati elettorali si scopre che ha battuto i presunti rivali anche tra indipendenti, studenti, laureati, evangelici, ossia tutti i gruppi su cui puntavano Haley e DeSantis per provare a fargli lo sgambetto. È vero che lo Stato originario di John Wayne non rappresenta tutta l’America, e il calo di affluenza potrebbe essere un campanello d’allarme, anche se la spiegazione più logica resta il freddo. Però così è difficile immaginare come Nikki e Ron possano insidiarlo.
La corsa alla Casa Bianca sembra destinata a ripetere la sfida tra Trump e Biden, e il messaggio di forza lanciato da Donald in vista del 5 novembre preoccupa i democratici. Anche se forse in fondo Joe preferisce così, perché il ritorno dello spettro del 2016 potrebbe finalmente riunificare e mobilitare la sua coalizione del 2020, di fronte alla reale possibilità di vedere il film “Trump 2, la vendetta”.
L’Ap ha proclamato la vittoria dell’ex presidente dopo appena 31 minuti dall’inizio dei caucus, perché il dominio era evidente. In quel momento eravamo nella Lincoln High School di Des Moines, dove stavano completando la conta. Lui aveva doppiato gli avversari, nonostante la moglie del candidato Asa Hutchinson fosse venuta a predicare di non scegliere «uno che riceverà una condanna penale prima del voto di novembre». Niente, alla fine il 51% degli elettori ha scelto comunque lui, contro il 21% di DeSantis e il 19% di Haley. Ramaswamy e Hutchinson si sono subito ritirati.
Ora è vero che metà dei repubblicani ha detto di non volerlo. Questo gruppo però è diviso a metà fra Ron e Nikki, dimostrando che non ha le idee chiare sull’alternativa né la forza per imporla. Non a caso Trump, nel discorso della vittoria, ha scelto di fare il magnanimo: «È il momento di unirci, per affrontare i problemi dell’America». Così ha detto ai compagni di partito che le primarie sono già finite, è inutile continuare a sprecare energie e risorse. Il tono conciliante poi serviva a lanciare un segnale all’elettorato indipendente e moderato del 5 novembre, per depotenziare l’accusa di Biden di essere una minaccia per la democrazia. Il capo della Casa Bianca ne ha approfittato per mobilitare i suoi sostenitori: «Trump è avviato verso la nomination. Significa che dobbiamo impegnarci ancora di più».
DeSantis è arrivato secondo, ma è una vittoria di Pirro. Aveva puntato tutto sull’Iowa, visitando ogni contea e corteggiando gli evangelici col bando nazionale dell’aborto. Ha perso di 30 punti, e se non batte Trump qui non si sa dove possa riuscirci.
Nikki Haley è diventata l’alternativa più credibile a Donald, perché si presenta come repubblicana moderata e tradizionale. Però ha mancato il secondo posto, che era il suo obiettivo per ricevere una forte spinta in vista delle prossime primarie del New Hampshire, dove l’ultimo sondaggio dell’American Research Group la dà alla pari con Trump. Una vittoria potrebbe forse ancora cambiare la dinamica, perché dopo andrà alle urne la South Carolina, di cui è stata governatrice. A quel punto diventerebbe una sfida a due, in cui Trump resta il grande favorito, ma senza la certezza della vittoria finale. Haley ha detto che dopo l’Iowa «è una corsa a due», rifiutando un dibattito con DeSantis: «Lo farò solo con Trump e Biden».
Non è sicuro che sia così, però. Non solo perché Ron non si è ritirato, ma soprattutto perché Trump ha dimostrato una forza elettorale difficile da scalfire. Tranne dai giudici, forse, visto che ieri è tornato in tribunale per la causa di diffamazione di Jean Carroll, la donna che aveva già ottenuto la sua condanna civile per molestie sessuali. La maggioranza degli elettori dell’Iowa ha detto che lo voterebbe anche se fosse condannato, perché crede che le inchieste siano un complotto e comunque quello che lui offre conta più dei suoi limiti personali. Resta da vedere se il 5 novembre la penseranno così anche indipendenti e moderati di cui ha bisogno per vincere.