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La Groenlandia sta perdendo 30 milioni di tonnellate di ghiaccio all'ora

(afp)
Gli esperti: "L'acqua dolce finita in mare potrebbe incidere in maniera catastrofica". Uno studio della Nasa parla di 20% in più di ghiacci persi rispetto a quanto credevamo
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Ogni ora che passa la calotta glaciale della Groenlandia perde in media 30 milioni di tonnellate di ghiaccio. Si tratta di una cifra impressionante, fornita direttamente da nuovi studi guidati dalla Nasa, che ci restituisce purtroppo una notizia carica di rischi per il futuro: il ghiaccio che sta perdendo la Groenlandia a causa della crisi del clima e delle elevate temperature è almeno il 20% in più di quanto stimato finora.

Sebbene siamo ancora per fortuna lontanissimi dallo scenario peggiore, ovvero quello di uno scioglimento di tutti i ghiacci della calotta polare e che porterebbe ad un innalzamento di sette metri del livello del mare, sommergendo intere isole e nazioni, dai primi monitoraggio satellitari degli anni Ottanta ad oggi emerge un costante declino dei ghiacci polari.

Finora per calcolare le perdite sono state utilizzate varie tecniche e modelli combinati con l'osservazione degli occhi dal cielo: ora però l'intelligenza artificiale, capace di mappare oltre 235mila posizio…

Ogni ora che passa la calotta glaciale della Groenlandia perde in media 30 milioni di tonnellate di ghiaccio. Si tratta di una cifra impressionante, fornita direttamente da nuovi studi guidati dalla Nasa, che ci restituisce purtroppo una notizia carica di rischi per il futuro: il ghiaccio che sta perdendo la Groenlandia a causa della crisi del clima e delle elevate temperature è almeno il 20% in più di quanto stimato finora.

Sebbene siamo ancora per fortuna lontanissimi dallo scenario peggiore, ovvero quello di uno scioglimento di tutti i ghiacci della calotta polare e che porterebbe ad un innalzamento di sette metri del livello del mare, sommergendo intere isole e nazioni, dai primi monitoraggio satellitari degli anni Ottanta ad oggi emerge un costante declino dei ghiacci polari.

Finora per calcolare le perdite sono state utilizzate varie tecniche e modelli combinati con l'osservazione degli occhi dal cielo: ora però l'intelligenza artificiale, capace di mappare oltre 235mila posizioni terminali dei ghiacciai nell'arco di 38 anni e con una risoluzione di 120 metri, ci ha restituito una fotografia molto più completa di cosa sta accadendo lassù.

Nello studio pubblicato su Nature i ricercatori hanno dimostrato come la Groenlandia ha perso un’area marginale di circa 5.000 chilometri quadrati dal 1985, pari a un trilione di tonnellate di ghiaccio.

Tutto questo ghiaccio che finisce in mare non fa che trasformarsi in una ulteriore fonte di acqua dolce che si riversa nell’Atlantico del Nord mettendo in difficoltà l'acqua salata e questo, secondo gli scienziati, potrebbe essere un bel problema non solo per l'innalzamento dei livelli marini, ma anche e soprattutto per gli impatti sull'Amoc, la Circolazione Meridionale dell'Atlantico.

Il sistema di correnti Amoc è da immaginare come una sorta di "nastro trasportatore" che sposta l'acqua e regola diversi fattori degli oceani: per esempio trasporta quella calda dai tropici verso l’Atlantico del Nord dove si raffredda, diventa più salata e sprofonda nell'oceano, prima di diffondersi poi verso Sud, un passaggio che ha un ruolo chiave nella regolazione del clima e delle temperature che interessano tutto il Pianeta.

Da anni gli scienziati stanno tentando di capire come il riscaldamento globale e i suoi effetti possano indebolire e influenzare l'Amoc, cosa che in parte sta già avvenendo. Il blocco dell'Amoc è improbabile, ma negli scenari peggiori se dovesse avvenire potrebbe avere conseguenze catastrofiche sul clima, dalla siccità sino alle precipitazioni.

Alcuni scienziati ritengono che proprio la perdita di acqua dolce in Groenlandia possa portare nel tempo a un collasso dell'Amoc con gravi conseguenze per l’umanità.

Recenti studi nel 2021 hanno definito la Circolazione meridionale dell'Atlantico al suo "punto più debole in 1.600 anni" iniziando a parlare di allarme e fissando, tra gli "incubi", la possibilità di un ulteriore ma significativo indebolimento già nel 2025.

Difficile stabilire cosa accadrà davvero, ma per ora gli esperti della Nasa si limitano a sostenere che "c'è una certa preoccupazione che qualsiasi piccola fonte di acqua dolce possa fungere da punto di svolta che potrebbe innescare un collasso su vasta scala dell'Amoc, sconvolgendo i modelli meteorologici globali, gli ecosistemi e la sicurezza alimentare globale. Eppure l’acqua dolce proveniente dal ritiro dei ghiacciai della Groenlandia non è attualmente inclusa nei modelli oceanografici".

Per Chad Greene, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della Nasa negli Stati Uniti, "i cambiamenti della Groenlandia sono enormi e stanno accadendo ovunque: quasi tutti i ghiacciai si sono ritirati negli ultimi decenni. È logico che se si scarica acqua dolce nell'Oceano Atlantico settentrionale si ottiene sicuramente un indebolimento dell'Amoc, anche se non ho un'intuizione di quanto sia grande questo indebolimento".

I dati raccolti finora in totale hanno rilevato una perdita di 221 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno dal 2003: a questi vanno aggiunte altre 43 miliardi di tonnellate l'anno, identificate dal nuovo studio. "Praticamente - chiosa Green - non c’è nessuna parte della Groenlandia che sia davvero al sicuro dagli effetti dei cambiamenti climatici".

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