Regno Unito, medicine sempre più introvabili: “La colpa è anche della Brexit”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - A chi vive a Londra o in Gran Bretagna potrebbe essere già capitato. A chi scrive, una decina di volte in pochi mesi. Si va in farmacia per prendere le medicine prescritte dal medico di base e la risposta è: “Mi spiace, ma posso darle solo una scatola. Abbiamo poche scorte. Per le altre, può tornare nelle prossime settimane?”. Oppure: “Questo l’abbiamo terminato e non so quando tornerà disponibile”.
Nel Regno Unito, lo chiamano “il bingo” dei farmaci. Perché, di questi tempi, trovare una medicina in farmacia può essere una lotteria. Leyla Hannbeck, presidente della Association of Independent Multiple Pharmacies, dice al Times che la “situazione è la peggiore mai vista” in vita sua: “La domanda di medicine aumenta, mentre le catene di distribuzione non ce la fanno a colmarla. Stiamo parlando di farmaci molto comuni contro il diabete, la scabbia, i deficit di attenzione, ma anche contro il cancro, nonché antidepressivi. Il sistema è a pezzi”.
C’è anche chi come Sami Pinarbasi, …
LONDRA - A chi vive a Londra o in Gran Bretagna potrebbe essere già capitato. A chi scrive, una decina di volte in pochi mesi. Si va in farmacia per prendere le medicine prescritte dal medico di base e la risposta è: “Mi spiace, ma posso darle solo una scatola. Abbiamo poche scorte. Per le altre, può tornare nelle prossime settimane?”. Oppure: “Questo l’abbiamo terminato e non so quando tornerà disponibile”.
Nel Regno Unito, lo chiamano “il bingo” dei farmaci. Perché, di questi tempi, trovare una medicina in farmacia può essere una lotteria. Leyla Hannbeck, presidente della Association of Independent Multiple Pharmacies, dice al Times che la “situazione è la peggiore mai vista” in vita sua: “La domanda di medicine aumenta, mentre le catene di distribuzione non ce la fanno a colmarla. Stiamo parlando di farmaci molto comuni contro il diabete, la scabbia, i deficit di attenzione, ma anche contro il cancro, nonché antidepressivi. Il sistema è a pezzi”.
C’è anche chi come Sami Pinarbasi, 38 anni, considera la caccia alla medicine “un incubo”. L’uomo assume farmaci contro l’iperattività e, come spiega, “ogni volta devo telefonare a 30 o 40 farmacie per trovarne una scatola”.
Secondo la Royal Pharmaceutical Society, la carenza di scorte di medicinali nel Regno Unito è da ricondurre a problemi manifatturieri, mancanza di componenti cruciali e una domanda mondiale sempre più alta. Come spiega Hannbeck, si susseguono i casi di pazienti esasperati che se la prendono con i farmacisti, “mentre i ministri non ci ascoltano”. Il dicastero della Salute, però, non riconosce una simile emergenza e assicura che “la maggior parte dei 14mila medicinali approvati dalla autorità britanniche godono di buone scorte”.
Secondo il Guardian, però, c’entra anche la Brexit. Perché, proprio dal referendum 2016, il “potere di acquisto della sterlina è diminuito, e ciò complica, per la sanità pubblica, l’acquisto di stock di medicinali, perché più costosi, oltre ad alcune imposte del governo britannico sulle case farmaceutiche. Rispetto al gennaio 2022, le carenze di farmaci sono aumentate del 100%, secondo uno studio della British Generic Manufacturers Association.
Già lo scorso novembre, come aveva scritto l’Independent, le medicine nel Regno, inclusi antibiotici cruciali, erano sempre meno disponibili a causa delle “lungaggini e burocrazia legate alla Brexit, oltre all’esplosione della guerra in Ucraina. Per Mark Dayan, capo studioso di Brexit al Nuffield Institute, “alcune case farmaceutiche hanno spostato i loro hub di distribuzione in Ue, come Belgio, Germania e Paesi Bassi, e dunque il Regno Unito ne risente”.
Secondo la Independent Commission on UK-EU Relations, gli approvvigionamenti del Paese dall’Europa continentale sono sempre più complicati a causa delle “dichiarazioni e i costi doganali”. Ciò perché, dopo l’uscita del Regno Unito dalla Ue, le regolamentazioni farmaceutiche dei due blocchi stanno iniziando a divergere sempre più, ha spiegato Tamara Hervey, professoressa di Diritto europeo alla City University di Londra.
E proprio la continua divergenza post Brexit delle leggi britanniche da quelle europee sta “distruggendo gli standard ambientali del Regno”. È l’apertura in prima pagina del Guardian di oggi. Secondo l’inchiesta del quotidiano britannico, stando alle norme che sono cambiate o cambieranno nel Paese, nei prossimi anni "il risultato sarà che le acque britanniche saranno più sporche di quelle europee, il Regno Unito avrà più pesticidi e componenti chimici tossici della Ue e le norme sul riciclaggio delle batterie elettriche nel Continente saranno molto più stringenti”.