L’ironia di Zelensky: “Trump ha un piano di pace? Allora lo invito a Kiev”
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – A pochi mesi dalle elezioni americane, e all'inizio della corsa per scegliere il candidato repubblicano, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nuovamente mostrato con una battuta salace quanto siano difficili i suoi rapporti personali – e di conseguenza quelli del suo Paese – con l'ex presidente Donald Trump. Intervistato dal britannico Channel 4 News – che gli ha ricordato la promessa, fatta da Trump alla Cnn, di poter far finire la guerra in 24 ore “dicendo una cosa a Putin e una a Zelensky” - il presidente ucraino ha risposto pescando nel registro dell’ironia, e tornandoci su spontaneamente con una battuta finale sottolineata da un sorriso plateale.
“Non so se le sue parole darebbero davvero i risultati positivi di cui parla – dice Zelensky - potrebbe essere solo un messaggio politico da parte sua. Se è così non mi spaventa: capisco che sia un periodo difficile, è il periodo elettorale. Se è solo politica ok; ma se invece è una qualche formula di pace penso che do…
KIEV – A pochi mesi dalle elezioni americane, e all'inizio della corsa per scegliere il candidato repubblicano, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nuovamente mostrato con una battuta salace quanto siano difficili i suoi rapporti personali – e di conseguenza quelli del suo Paese – con l'ex presidente Donald Trump. Intervistato dal britannico Channel 4 News – che gli ha ricordato la promessa, fatta da Trump alla Cnn, di poter far finire la guerra in 24 ore “dicendo una cosa a Putin e una a Zelensky” - il presidente ucraino ha risposto pescando nel registro dell’ironia, e tornandoci su spontaneamente con una battuta finale sottolineata da un sorriso plateale.
“Non so se le sue parole darebbero davvero i risultati positivi di cui parla – dice Zelensky - potrebbe essere solo un messaggio politico da parte sua. Se è così non mi spaventa: capisco che sia un periodo difficile, è il periodo elettorale. Se è solo politica ok; ma se invece è una qualche formula di pace penso che dovrei esserne messo al corrente. Per questo lo inviterei molto volentieri a Kiev. Lo faccio con piacere: magari Trump ha davvero qualche idea, un’idea concreta e allora può mostrarmela, va benissimo. Non possiamo mica avere segreti con i nostri popoli su come far finire la guerra”, ha detto nella prima risposta diretta.
Lo scetticismo è evidente, nei toni e nelle parole usate con ironia ma anche con diplomazia. Poi Zelensky lo chiarisce ancora meglio scegliendo di chiuderci l’intervista: “Firmare un accordo con Putin dicendo addio a Donbass o Crimea? No – dice il presidente ucraino - se il mondo vuole fermarlo e non rivivere queste aggressioni in futuro, se vogliamo la pace in Europa dobbiamo capire che l’Ucraina deve essere indipendente politicamente e deve riavere tutte le sue terre. Naturalmente sarebbe meglio riaverle indietro con una accordo politico. Avete qualche idea? Qualcuno dice che può farlo in 24 ore”, dice con una grande risata.
I rapporti personali tra i due leader sono difficili da sempre, e il precedente è la telefonata drammatica del 2019 in cui l’allora presidente Donald Trump gli chiese di aprire un’inchiesta sul suo oppositore Joe Biden e su suo figlio. Lo fece minacciando, in caso contrario, di bloccare i 400 milioni di dollari già varati dal Congresso come aiuti per l’Ucraina. Soldi che dovevano servire a contrastare la guerra iniziata nel 2014 contro i separatisti filorussi del Donbass, direttamente appoggiati da Mosca. Trump tentava così di forzare Zelensky a fornirgli materiale compromettente sui rapporti tra il candidato democratico Joe Biden, suo figlio Hunter, e l’Ucraina; così come a fornirgli materiale sul Russiagate, relativo alle presunte pressioni russe sulle elezioni americane del 2016.
Tra le armi di persuasione che Trump utilizzò allora con Zelensky c’era proprio la visita, messa in agenda, del presidente ucraino alla Casa Bianca. Un incontro prima concesso e poi negato, utilizzato come aperto ricatto politico verso l’ex comico divenuto presidente che allora pochi conoscevano e il cui credito politico interno era in rapido declino. Il rapporto difficile è poi continuato con il rifiuto dello stesso Trump di recarsi a Kiev, su invito di Zelensky, dopo la battuta dell’ex presidente Usa sulla sua ricetta segreta per far finire la guerra all’istante.
E l’alta tensione è continuata anche in seguito. Un mese fa il presidente ucraino ha provato a ricucire i rapporti con quello che rischia concretamente di diventare il prossimo presidente americano: ha messo in agenda una visita in America e un incontro con il suo poco amico Donald, ma l’operazione non è riuscita. Anzi, l’intera missione di Zelensky e del suo ufficio presidenziale in un’America alle prese con le fibrillazioni pre-elettorali è stata un fallimento per il leader ucraino tornato a casa con un pugno di mosche anche sul fronte amico dei democratici che gli hanno prospettato tagli violenti nei finanziamenti.
Ora, con lo stallo al fronte e le ristrettezze sugli aiuti dagli alleati, la situazione per Zelensky è difficile come mai. Non può fare a meno dell’appoggio dei repubblicani né tanto meno può permettersi di consolidare la tensione con Trump alla vigilia di una sua possibile rielezione alla Casa Bianca. Ma non può neppure lasciar passare l’idea che possa esserci davvero una via semplice per uscire dalla guerra – come ha promesso Trump - senza conservare l’integrità territoriale e l’indipendenza politica, cioè tutto ciò in nome del quale Zelensky ha spronato il suo popolo a imbracciare i fucili.