MOSCA – Dopo essere stato negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita lo scorso dicembre, il presidente russo ora partecipa con Abdel Fatah al-Sisi alla posa della prima pietra del quarto reattore di El Dabaa, la prima centrale nucleare egiziana e il primo grande progetto in Africa per Rosatom, la società statale russa per l’energia atomica. Una nuova iniziativa del leader del Cremlino in Medio Oriente proprio mentre proseguono i negoziati per porre fine al conflitto tra Israele e Hamas.
“La nostra cooperazione con i partner egiziani continua in vari settori. È un nostro partner molto importante, anche in questo settore ad alta tecnologia”, ha osservato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov spiegando che la cerimonia avverrà in videoconferenza, ma senza chiarire se Putin andrà o meno di persona in Egitto. Un accordo firmato nel 2015 e finalizzato nel 2017 impegna Rosatom a finanziare l’85% del costo del progetto attraverso un prestito di 25 miliardi di dollari su un periodo di 22 anni legando di fatto a doppio filo l’Egitto alla Russia.
I due Paesi intrattengono strette relazioni da decenni, ma i legami sono diventati più forti da quando il presidente Al Sisi è salito al potere nel 2014. Di fronte all’Occidente che lo accusa di violazioni di diritti umani, il leader egiziano ha cementato la relazione con Putin, un autocrate indifferente agli abusi, e ha di conseguenza scelto di restare neutrale sull’offensiva russa in Ucraina e di non unirsi alle sanzioni anti-russe.
Intervenendo in videocollegamento al Forum economico internazionale tenutosi a San Pietroburgo nel giugno 2022, Al Sisi aveva elogiato gli “illustri” rapporti con la Russia e i “grandi” e “ambiziosi” progetti congiunti, compresa la centrale di Al Dabaa, ma anche una zona industriale russa nel Canale di Suez e la ristrutturazione della fatiscente rete ferroviaria egiziana. Iniziative rilanciate dai due leader lo scorso luglio in un bilaterale a margine del Forum Russia-Africa ospitato sempre dalla città sul Baltico.
Ma la partnership tra i due leader non si limita a intese commerciali. Sin da quando lo scorso ottobre è esploso il conflitto tra Hamas e Israele, Putin e Al Sisi hanno più volte discusso al telefono la situazione nella Striscia di Gaza e le opzioni per risolvere il conflitto. Oltre alla necessità di un cessate il fuoco, entrambi sostengono una soluzione basata sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente. Al Sisi ha inoltre favorito l’evacuazione di russi e loro familiari dalla Striscia di Gaza e la consegna dalla Russia di aiuti umanitari.
È indubbio che questa collaborazione con l’Egitto serva a Putin anche a rivendicare il ruolo di potenza chiave nell’area grazie ai suoi legami amichevoli con i vari attori regionali. Illustrando i risultati raggiunti dalla diplomazia di Mosca nel 2023 in apertura della sua conferenza stampa annuale, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva non a caso definito “nostro nuovo vicinato” i Paesi del Medio Oriente, e in particolare l’Iran, la Turchia, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. Lavrov, dal canto suo, è arrivato a New York dove parteciperà a una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul conflitto a Gaza con il segretario generale Antonio Guterres.