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Intervista all’oppositore serbo Sandulovic: “Rapito e pestato perché combatto il regime di Vucic. Ecco la mia storia”

Parla in esclusiva il presidente del Partito repubblicano, ora semiparalizzato in casa a Belgrado, che racconta di essere stato prelevato il 3 gennaio e picchiato per sei ore di fila. “Volevano uccidermi perché conosco i segreti del presidente”. L’Ue chiede chiarimenti
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Belgrado — L’elettrostimolatore emette un suono quasi impercettibile quando lancia l’impulso che attraversa l’avambraccio e solleva, per tre secondi, l’indice e l’anulare di una mano ormai immobile. È l’unico segnale di vita della parte destra del corpo di Nikola Sandulovic, 61 enne leader del minuscolo Partito repubblicano serbo e oppositore del presidente Alexandar Vucic. Sandulovic giace sul letto da quando è stato dimesso dall’ospedale militare di Belgrado dove gli sono stati refertati la frattura di una costola, diverse lesioni e un’emiplegia, la paralisi del lato destro. «Sono stato torturato per sei ore nella sede della Bia (i servizi segreti serbi, ndr)», esordisce Sandulovic, che accoglie Repubblica in una casa elegante, con le telecamere di sorveglianza, rivestita di marmi colorati. E, per tre quarti, non riscaldata.

Boyana, la moglie, ha steso sul letto le cartelle cliniche (datate 4 e 9 gennaio) che document…

Belgrado — L’elettrostimolatore emette un suono quasi impercettibile quando lancia l’impulso che attraversa l’avambraccio e solleva, per tre secondi, l’indice e l’anulare di una mano ormai immobile. È l’unico segnale di vita della parte destra del corpo di Nikola Sandulovic, 61 enne leader del minuscolo Partito repubblicano serbo e oppositore del presidente Alexandar Vucic. Sandulovic giace sul letto da quando è stato dimesso dall’ospedale militare di Belgrado dove gli sono stati refertati la frattura di una costola, diverse lesioni e un’emiplegia, la paralisi del lato destro. «Sono stato torturato per sei ore nella sede della Bia (i servizi segreti serbi, ndr)», esordisce Sandulovic, che accoglie Repubblica in una casa elegante, con le telecamere di sorveglianza, rivestita di marmi colorati. E, per tre quarti, non riscaldata.

Boyana, la moglie, ha steso sul letto le cartelle cliniche (datate 4 e 9 gennaio) che documentano come sia stato rianimato due volte durante il ricovero. «Eppure c’è chi non crede, o finge di non credere, che l’hanno ridotto in fin di vita». Clara, la figlia 30 enne, che si è rivolta a un’organizzazione legale londinese quando la mattina del 3 gennaio suo padre è stato ingoiato da un van scuro, guarda ancora una volta le foto delle ferite. «Volevano uccidermi, perché conosco i segreti di Vucic», sostiene lui. «Sono stati i serbi kosovari, li ho riconosciuti dall’accento e uno l’ho visto in faccia».

Gli uomini incappucciati

Questa storia, che pare uscire dal campionario repressivo dei tempi di Milosevic, comincia il 2 gennaio, quando sul profilo X di Sandulovic viene rimesso il video del 2023 in cui lo si vede deporre dei fiori sulla tomba della figlia di Adem Jashari, il fondatore del Kosovo Liberation Army ucciso dalla polizia serba nel 1998 insieme a 57 membri della sua famiglia. «Lo ha postato mia moglie, mi cura i social. Il giorno dopo su Messenger uno mi ha scritto “vieni fuori tra mezz’ora, ti uccideremo”. Non è la prima volta, negli anni ho ricevuto 400 minacce di morte dovute al mio sostegno della pace tra Kosovo e Serbia».

Avverte dunque la polizia, su consiglio di un amico ispettore, e dopo poco due agenti in uniforme si presentano per un sopralluogo. «Mentre siamo davanti casa, arrivano due fuoristrada e un van nero. Pensavo fossero altri poliziotti, e invece scendono degli uomini col volto coperto, mi strappano di mano il telefono, mi incappucciano e mi trascinano sul furgone. Durante il tragitto sentivo la canna di una pistola premere sulla tempia. La tortura e le umiliazioni sono iniziate così».

Chi è Nikola Sandulovic

È la prima intervista che Sandulovic concede dopo che il suo sequestro è diventato un caso internazionale, di cui si stanno interessando la Commissione Europea («abbiamo chiesto chiarimenti alle autorità serbe»), il parlamento inglese (in particolare David Cameron e Alicia Kearns) e il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite. E tuttavia le tv serbe a malapena hanno riportato la notizia, da una parte perché il governo controlla i mezzi di informazione, dall’altra perché l’attendibilità di Sandulovic sconta ancora la posizione controversa che assunse durante la pandemia, quando sostenne che i vaccini importati dalla Cina erano «infettati con l’Hiv e il cancro». Venne arrestato per procurato allarme e in seguito riferì di aver subìto in carcere un tentativo di avvelenamento col gas Sarin.

Sandulovic dal 2015 guida il Partito repubblicano, che non ha partecipato alle ultime elezioni («perché sapevo truccate») e che ha un seguito modesto. «Ho però degli ottimi agganci con i repubblicani americani. E sono un pericolo per Vucic, perché in passato figure legate a lui poi diventate dissidenti, come Vladimir Cvijan (parlamentare morto in circostanze mai chiarite nel 2018, ndr) mi hanno rivelato fatti compromettenti per il presidente, di cui conservo le prove». La Bia, l’Agenzia di sicurezza interna, ammette di aver interrogato Sandulovic il 3 gennaio «per il sostegno alla secessione del Kosovo», ma nega le violenze. Il presidente Vucic, già criticato per i presunti brogli nella tornata elettorale di dicembre, tace.

“Pestato per sei ore di fila”

Il racconto di Sandulovic è circostanziato. «Al commissariato di polizia di Savski Venac mi hanno tolto il cappuccio. Urlavo “sono il presidente del partito repubblicano! Non so chi siano queste persone!”...mi hanno trascinato in uno degli uffici al sesto piano, tenendomi per il collo. Ho visto gocce del mio sangue cadere su un divanetto, se facessero un’indagine vera ne troverebbero traccia». Il commissariato è solo la prima tappa. Il politico spiega di essere stato poi portato nella sede della Bia (Bezbednosno Informativna Agencija) nel quartiere Banjika, e di essere stato consegnato a un altro gruppo di uomini dal volto coperto.

«Quindici in mimetica, cinque in abiti civili. Mi hanno promesso che non sarei uscito vivo di lì. Nella hall ci sono i nomi di serbi uccisi nel conflitto, volevano che li baciassi. Mi hanno messo in ginocchio, immobilizzandomi braccia e gambe, colpendomi a turno. Ho battuto la spina dorsale su uno scalino e ho cominciato a non sentire più la gamba destra. Per sei ore, dalle 3 alle 9 del pomeriggio del 3 gennaio, è andata avanti l’aggressione e ho perso conoscenza quattro volte. Uno di loro mi ha detto “quando ricomincerà la guerra in Kosovo, ti manderemo lì a farti ammazzare e violenteremo tua moglie e tua figlia».

“C’erano anche i politici”

Lo hanno anche interrogato. «Mi chiedevano da chi fossi pagato, perché conosco Kurti e Osmani (premier e presidente del Kosovo, ndr), in che rapporti sono con William Walker, il vecchio ambasciatore Osce in Kosovo». Stando a quanto riferisce, non tutti hanno partecipato direttamente all’abuso. «In cinque riprendevano la scena coi telefonini e hanno mandato il filmato a qualcuno. Uno non aveva la maschera: era Goran Rakic. Dai lineamenti della bocca e del viso che si intravedevano dal passamontagna, ho riconosciuto anche Milan Radojcic». Rakic e Radojcic, presidente e vicepresidente della Lista Serba, accusati di essere estremisti e sobillatori delle rivolte della comunità serba nel nord del Kosovo. Repubblica ha contattato lo staff di Rakic per chiedere una replica, senza esito.

Sandulovic il 4 gennaio è stato rimandato a casa, in condizioni fisiche pessime. Il procuratore di Niš ha disposto la perquisizione domiciliare e 48 ore di detenzione «per incitamento all’odio razziale e nazionale e all’intolleranza tra le comunità etniche», sempre in relazione al viaggio in Kosovo nel 2023 in cui il politico ha chiesto scusa per i crimini serbi. Un successivo mandato per altri 30 giorni di carcere è stato cancellato. «Sono vivo solo perché quei due poliziotti davanti casa hanno assistito al mio rapimento», è convinto Sandulovic. «Altrimenti ora sarei morto».

La replica dell’ambasciata di Serbia a Roma

L’Ambasciata esprime la sua perplessità dinanzi al contenuto sensazionalistico del suddetto articolo, nel quale sono state riportate delle affermazioni infondate e fuorvianti del sig. Sandulovic, che nelle settimane precedenti sono state fermamente smentite sia dalla Procura, che dall’Agenzia per la sicurezza e l'informazione della Serbia. Dato che l’inviato Tonacci si è limitato a riferire del caso Sandulovic solamente sulla base delle sue dichiarazioni, omettendo del tutto la posizione ufficiale delle istituzioni competenti della Repubblica di Serbia, l’Ambasciata ha il dovere di presentare ai vostri spettabili lettori i fatti circa il suddetto caso. La Procura della città di Niš ha precisato che il fermo di Sandulovic era stato richiesto per il “sospetto di reato di incitamento all'odio nazionale e all'intolleranza nazionale, razziale e religiosa” ai sensi del Codice Penale della Repubblica di Serbia. Poi, l’Agenzia per la Sicurezza e l'Informazione della Serbia ha chiarito nel suo comunicato del 10 gennaio di aver svolto le sue attività previste dalla legge sulla richiesta del procuratore. L’Agenzia ha negato con fermezza le affermazioni di Sandulovic, sottolineando di non aver ricorso, nello svolgimento delle sue legittime attività, né alle violazioni delle libertà e dei diritti, né tantomeno all’illegittimo uso della forza fisica. Inoltre, la Procura di Belgrado ha comunicato che le prove finora prodotte non portano alla conclusione che sussistono accuse fondate né indicazioni chiare che nel caso Sandulovic si siano verificati degli abusi. Al contrario, si precisa che nella documentazione di dimissione di Nikola Sandulovic dalla Clinica di Neurologia dell’Ospedale militare di Belgrado si evince senza ombra di dubbio che non è stata riscontrata alcuna lesione.

Contrariamente a quanto sostiene l'ambasciata serba, e come è facile constatare dalla lettura dell'articolo, ho riportato sia la versione dell'Agenzia per la Sicurezza, sia l'accusa mossa dalla procura di Niš nei confronti di Sandulovic. Avrei aggiunto volentieri anche la replica di Rakic se solo mi avesse risposto. Riguardo al ricovero di Sandulovic, la cartella clinica da me visionata documenta la frattura di una costola, lesioni varie e l'emiplagia del lato destro del corpo.
(fa.to.)

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