Le nozze della Pussy Riot Nadya a Los Angeles: tute “gopnik”, croci ortodosse e pop sovietico. La stampa russa: “Una festa satanica”
di Benedetta PerilliFoto Twitter @Nadya Tolokonnikova
Il New York Times ha raccontato le sue nozze nelle pagine dedicate a matrimoni, amori e sentimenti come accade solitamente con attori e socialite. Ma quelle di Nadya Tolokonnikova, 34enne russa co-fondatrice del collettivo femminista punk-rock anti-putiniano delle Pussy Riot, con l’imprenditore della criptovaluta John Caldwell, sono nozze che più di altre raccontano i tempi che corrono.
A celebrarle un ex prete ortodosso che ha lasciato la chiesa in dissenso con le posizioni sui matrimoni omosessuali; sul tavolo una torta napoleone, tradizionale in Russia, ma realizzata dalla sposa a forma di croce ortodossa nera; musica pop sovietica e trap e, per tutti, obbligo di dresscode “gopnik”, ovvero lo stile sovietico dei ceti operai caratterizzato dallo sfoggio dell’abbigliamento sportivo, in particolare delle tute Adidas.
La notizia è stata accolta in patria con toni polemici: “Tolokonnikova trasforma il matrimonio in una festa satanica”, scrive il sito russo Info24.ru parlando di un…
Il New York Times ha raccontato le sue nozze nelle pagine dedicate a matrimoni, amori e sentimenti come accade solitamente con attori e socialite. Ma quelle di Nadya Tolokonnikova, 34enne russa co-fondatrice del collettivo femminista punk-rock anti-putiniano delle Pussy Riot, con l’imprenditore della criptovaluta John Caldwell, sono nozze che più di altre raccontano i tempi che corrono.
A celebrarle un ex prete ortodosso che ha lasciato la chiesa in dissenso con le posizioni sui matrimoni omosessuali; sul tavolo una torta napoleone, tradizionale in Russia, ma realizzata dalla sposa a forma di croce ortodossa nera; musica pop sovietica e trap e, per tutti, obbligo di dresscode “gopnik”, ovvero lo stile sovietico dei ceti operai caratterizzato dallo sfoggio dell’abbigliamento sportivo, in particolare delle tute Adidas.
La notizia è stata accolta in patria con toni polemici: “Tolokonnikova trasforma il matrimonio in una festa satanica”, scrive il sito russo Info24.ru parlando di un party covo di oppositori russi.
Chi è Nadya Tolokonnikova
Inserita lo scorso marzo tra i criminali più ricercati in Russia, Tolokonnikova – che allora rispose alla notizia pubblicando una sua foto con il dito medio – vive ormai da tempo all’estero dove continua a portare avanti diversi progetti artistici militanti.
Tolokonnikova era diventata nota nel 2012, ottenendo il sostegno internazionale, per essere stata arrestata a Mosca, insieme alle colleghe di collettivo Ekaterina Samoutsevitch e Maria Alekhina, con l’accusa di teppismo e istigazione all’odio religioso dopo aver cantato una preghiera punk contro Putin indossando passamontagna colorati sull’altare della cattedrale di Cristo Salvatore. Ha trascorso due anni in carcere, portando avanti anche uno sciopero della fame per denunciare le condizioni di detenzione, fino a ottenere un’amnistia grazie a una legge approvata per il ventesimo anniversario della costituzione russa.
La vita negli Stati Uniti
Lasciatasi alle spalle la vita in Russia, ma non la lotta contro Vladimir Putin, Tolokonnikova – che ha un precedente matrimonio alle spalle e una figlia di 15 anni – ha sposato lo scorso 12 gennaio a Los Angeles l’imprenditore delle criptovalute ed esperto di Intelligenza artificiale John Caldwell, 40enne americano, conosciuto sulla app di messaggistica protetta Discord.
Il primo incontro dal vivo, nel 2021, finì male poi però il reciproco interesse per i diritti civili e il mondo digitale li ha fatti innamorare fino a realizzare un progetto artistico nel metaverso che nel 2022 ha portato a raccogliere 7milioni di dollari in favore dell’Ucraina dopo l’invasione russa e sempre insieme hanno lavorato alla performance – costruita con diverse vulve gonfiabili - davanti al Campidoglio dell’Indiana contro le politiche antiabortiste dello Stato.
La proposta di matrimonio è arrivata lo scorso novembre a Londra con striscioni luminosi giganti con la scritta “Sposami” esposti a Piccadilly Circus alla presenza dell’artista Marina Abramovic.
Il matrimonio della Pussy Riot
Il racconto delle loro nozze pubblicato dal magazine del quotidiano americano è un colorato e militante affresco della vita di una comunità, composta anche da molti expat russi, negli Stati Uniti. A officiare il matrimonio, nel giardino di Los Angeles della coppia, è stato l’amico comune Nathan Monk, che ha lasciato la Chiesa ortodossa russa per la sua posizione sul matrimonio gay.
La sposa indossava un corsetto e una giacca di pelle Adidas, anfibi poi sostituiti con ciabatte in gomma e calzini in spugna; stessa marca anche per lo sposo e per gli invitati secondo il dress-code imposto, ovverro “gopnik”, uno stile che caratterizza gli anni Ottanta, Novanta in Russia e nei Paesi ex sovietici nel quale soprattutto i figli della classe operaia sfoggiavano l’abbigliamento sportivo del marchio che aveva vestito gli atleti russi alle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Il menu sognato dalla sposa si sarebbe limitato a vodka e cetriolini ma, come racconta il marito al New York Times, alla fine sono state servite polpette vegane, salumi vegani, gamberi vegani e caviale di melanzane. Vegana è stata anche la torta, una Napoleon cake (dolce di origine russo), realizzata dalla sposa a forma di grande croce ortodossa nera.
Dopo il sì, come vuole la tradizione russa, gli sposi hanno spezzato una pagnotta di pane di segale: a chi va la parte più grande andrà anche il potere maggiore nella coppia. I festeggiamenti sono continuati con musica dal vivo balcanica e dj-set di canzoni pop sovietiche e trap russa.
L’ultima performance
Negli Stati Uniti Tolokonnikova continua anche a lavorare come oppositrice. La sua ultima performance si chiama “Putin’s Ashes”, le ceneri di Putin, e mette in scena il funerale del presidente russo. Una dozzina di donne con passamontagna provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina danno fuoco a una immagine di Putin e poi ne raccolgono le ceneri. Ora parte di quella performance è diventata una mostra appena inaugurata a Los Angeles.