Veterani, evangelici e ora anche laureati: tra la folla per Trump nelle primarie chiave
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli , Paolo MastrolilliManchester (new hampshire) — «Questo Paese è corrotto, spaccato, in grave declino. Serve qualcuno che abbia la forza e il coraggio di disfarlo, per riaggiustarlo». Victor Adinolfi, orgoglioso delle sue radici italiane, sfoggia un cappello dell’Air Force mentre esce dal seggio elettorale nella Memorial High School di Manchester: «Sono un veterano del Vietnam e le guerre in corso hanno grande importanza per me, perché definiscono la leadership Usa nel mondo. Ho votato Trump alle primarie repubblicane, perché è l’unico candidato in grado di riaffermare il ruolo dell’America».
Anche se fa l’isolazionista, minaccia di ritirarsi dalla Nato e di interrompere gli aiuti all’Ucraina, e critica i raid di Biden contro gli Houthi che sparano sulle navi nel Mar Rosso? «Il punto è proprio questo. Tutto ciò non sarebbe mai accaduto, se lui fosse rimasto alla Casa Bianca. Proiettava un’immagine di risolutezza e forza che avrebbe costretto gli aggressori a pensarci due volte».
Le conversazioni all’…
Manchester (new hampshire) — «Questo Paese è corrotto, spaccato, in grave declino. Serve qualcuno che abbia la forza e il coraggio di disfarlo, per riaggiustarlo». Victor Adinolfi, orgoglioso delle sue radici italiane, sfoggia un cappello dell’Air Force mentre esce dal seggio elettorale nella Memorial High School di Manchester: «Sono un veterano del Vietnam e le guerre in corso hanno grande importanza per me, perché definiscono la leadership Usa nel mondo. Ho votato Trump alle primarie repubblicane, perché è l’unico candidato in grado di riaffermare il ruolo dell’America».
Anche se fa l’isolazionista, minaccia di ritirarsi dalla Nato e di interrompere gli aiuti all’Ucraina, e critica i raid di Biden contro gli Houthi che sparano sulle navi nel Mar Rosso? «Il punto è proprio questo. Tutto ciò non sarebbe mai accaduto, se lui fosse rimasto alla Casa Bianca. Proiettava un’immagine di risolutezza e forza che avrebbe costretto gli aggressori a pensarci due volte».
Le conversazioni all’uscita dei seggi non sono un metro scientifico degli umori, ma l’antropologia degli elettori di Trump non sembra cambiata dal 2016. Autorevoli studi, come quello della Suffolk University, dimostrano che il sostegno per lui tra i laureati è raddoppiato nell’ultimo anno, salendo al 60%. La base incrollabile di Donald però restano i colletti blu, i bianchi della classe media e bassa, i pensionati, gli evangelici, quelli che lui definisce “persone dimenticate”.
Gente che per interessi personali, o pura rivalsa, vede in lui la “retribution” promessa, la vendetta. Perciò l’unica rivale rimasta in corsa, Nikki Haley, per smentire i sondaggi della vigilia che la davano sconfitta ha puntato sugli indipendenti, o anche sui democratici che potevano registrarsi nelle liste repubblicane per sabotare Trump: «Non mi ritirerò. Fino al Super Martedì ho molti Stati favorevoli».
Non sono sondaggi le chiacchiere al seggio, ma colpisce come le risposte si ripetano sempre uguali. «Io - spiega Adinolfi - ero democratico, ma ho cambiato idea quando lui mi ha aperto la mente sulla corruzione del mio partito». Quindi aggiunge: «I temi a cui tengo di più, oltre alla leadership americana, sono sicurezza dei confini e inflazione. E gli attacchi agli ex presidenti, perché tutti questi processi sono solo complotti per incastrare Trump».
Il confine resta il primo tema, anche perché qui in New Hampshire si lega all’epidemia di droghe come il Fentanyl: «Sono venuto qui dall’Albania - racconta Albert Pellumbi - come immigrato legale. Faccio tre lavori e ho costruito onestamente il mio sogno americano. Adesso però hanno aperto le porte agli illegali, che arrivano da qualunque parte del mondo. Non sappiamo neppure chi sono. Terroristi? Narcotrafficanti? Criminali? Deve finire». James Blute annuisce e aggiunge: «L’unico politico che promette di costruire il muro al confine col Messico è lui. E bisogna farlo, perché solo così si blocca il Fentanyl che uccide i nostri figli».
Christine Reilly, segretaria in uno studio legale, aggiunge che «l’economia è l’altro tema fondamentale. L’inflazione ci massacra, non posso pagare la benzina 4 dollari al gallone». Crescita sopra al 2%, disoccupazione sotto al 4% e record a Wall Street, non le passano nemmeno per la mente: «Fatico ad arrivare alla fine del mese». Peter Cole sta con lei: «Confine ed economia. Sono i due temi che faranno vincere Trump a novembre». E Marilyn De Rossi aggiunge: «Anche un po’ di soldi in più per noi anziani, perché invece Biden vuole solo alzare le tasse e l’età della pensione».
Trump sente la pancia dei suoi elettori e negli ultimi comizi di Rochester e Laconia, dove si sono riviste scene che riportano al culto del 2016, ha stilato già un programma presidenziale per soddisfarli. Ha promesso di costruire negli Usa l’Iron Dome israeliano per la protezione missilistica: «Reagan voleva le guerre stellari, ma non aveva la tecnologia. Ora la possediamo e io intendo realizzarla». Ha fatto capire che metterebbe fine alla guerra in Ucraina facendo leva sul petrolio, perché perforando negli Stati Uniti farebbe «scendere il prezzo a 40 dollari al barile. Così Putin non potrebbe più finanziare la sua invasione». Perciò ha promesso di «dimezzare in un anno i costi dell’energia».
Quindi stop alla lotta contro i cambiamenti climatici, che ha definito il “New Green Scam”, il “grande imbroglio verde”. Ha criticato le bombe di Biden nello Yemen, perché così gli Usa riportano la guerra in Medio Oriente: «Io voglio finirle le guerre, come con l’Isis». Siccome l’economia si sta riprendendo, e potrebbe aiutare Joe a batterlo il 5 novembre, ne ha rivendicato il merito: «Il boom a Wall Street accade perché hanno capito che vincerò le elezioni e già festeggiano». Ha promesso che non darà «mai soldi alle scuole woke, niente obblighi di vaccini, e gli uomini non potranno competere con le donne negli sport». Quindi guerra culturale.
È tornato sul cavallo di battaglia dell’immigrazione, garantendo che «il primo giorno di presidenza chiuderò il confine col Messico». Poi ha promesso di ordinare «il blocco navale contro il narcotraffico, e la guerra ai cartelli della droga». Ha chiesto una vittoria a valanga, perché «il 2024 sarà la battaglia finale contro deep state, guerrafondai, globalisti, comunisti, fascisti, e i media delle notizie false. Gli uomini dimenticati non lo saranno più».